Il Tirreno

Pisa

Lo spirito autentico del Gioco è la forza dei Dragoni 

Lo spirito autentico del Gioco è la forza dei Dragoni 

Dalla loro parte un legame indissolubile  con San Piero e una lunga tradizione di successi

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PISA. I Dragoni e San Piero, un legame indissolubile nonostante le vicende del Gioco del Ponte abbiano portato oggi la palestra degli allenamenti in via Andrea Pisano. Un legame che sicuramente costituisce un esempio quasi unico tra tutte le magistrature e che parte proprio dagli anni della ripresa del Gioco. La squadra dei Dragoni era forse la più forte di tutto il Gioco con alla guida capitan Benedettini. Una figura, insieme a Luciano Di Sacco, Edo Lupi ed i fratelli Matteoni, fondamentale per far rinascere l’entusiasmo attorno alla manifestazione. Tempi lontani che i combattenti biancoverdi vogliono però rivivere con un progetto di rinascita partito due anni con l’arrivo del nuovo capitano. «Sono stato combattente dei Dragoni dal 2004 al 2009 – ci racconta – Poi nel 2015, come già accaduto altre volte, la magistratura ha voltato pagina affidandomi la fascia di capitano». Anni di ricostruzione che il capitano spera diano i frutti già dal prossimo 24 giugno. «Con il mio arrivo abbiamo ricominciato praticamente da zero. Siamo però cresciuti e le prestazioni sono migliorate. I Dragoni sono pronti a dare il loro contributo alla Parte». Quest’anno alla guida della magistratura e tornato Michele Paradiso, già magistrato dal 1998 al 2005. Un uomo legato a doppio filo ai Dragoni e che ne ha vissuto i momenti d’oro. «San Piero e la sua squadra sono sempre stati una cosa sola – dice – Ricordo quando fummo i primi nel 1984 a creare un carrellino per una sfida che precedeva il Gioco. La palestra era alle Tre Buche, ci ritrovavamo tutti alla Festa del Pinolo. Poi ci spostammo in via Bovio ed il legame con il paese si allentò. Ma siamo ripartiti con entusiasmo coinvolgendo ad esempio la nostra gente in occasione dell’Ascensione». Oggi la base dei Dragoni e in magazzino comunale in via Pisano. Ancora Paradiso: «La struttura e spaziosa e funzionale anche se, ad esempio, piove dal tetto. Ma il Comune ci ha già presentato il progetto di risistemazione e quindi crediamo che a settembre troveremo una palestra ancora migliore». Alessio Di Pede, in palestra conosciuto con il soprannome di Panariello, ha vissuto molte delle ripartenze dei Dragoni da combattente. «Ho iniziato nel 1990 – racconta – quando i Dragoni erano ai vertici di Mezzogiorno. Poi i migliori andarono ai Delfini e la squadra venne svuotata. Sono passato al San Marco e poi al Sant’Antonio. Nel 2012 dopo un anno di stop sono ripartito dai Dragoni». Chi meglio di Di Pede, quindi, può dirci come sia cambiato il Gioco in questi anni. «Vi rispondo con i numeri – spiega – Prima chi spingeva 500 chili era al top, adesso 500-540 chili sono livelli di un combattente medio. Per far meglio capire la crescita, io sono passato da 420 agli attuali 680 kg. Il segreto? Allenamento, come per qualsiasi sport. E la differenza la fanno il sacrificio, la soglia del dolore e la pazienza». Da un veterano ad un esordiente, Enrico Lischi pronto per la prima volta a salire sul ponte. Ha 36 anni e segue le orme del padre, combattente dei Dragoni fino al 1989: «Ho seguito fin da bambino il Gioco in tribuna o in tv e finora non era capitata l’occasione di entrar a far parte di una squadra. Prima facevo altri sport. Ricordo bene i compagni biancoverdi di mio padre – racconta ancora Lischi – L’aspetto più interessante è l’appartenenza al gruppo e sicuramente l’esperienza della sfida, un’emozione che proverò tra poco per la prima volta. Si comincia a respirare un po’ di tensione in vista del grande giorno». Lischi lavora nelle ferrovie e la grande passione per il Gioco lo porta a conciliare i turni di lavoro con gli allenamenti: «Capita che dopo la palestra debba andare a lavorare. La passione per il Gioco mi porta a fare qualche sacrificio». Matteo Quarratesi, 38 anni, ha giocato a pallacanestro per diversi anni. Dopo la nascita della figlia ha cercato un’altra attività per stare in forma. «Ho iniziato ad allenarmi a gennaio – dice – Conosco un combattente dei Dragoni, è lui che mi ha proposto di venire a dare un’occhiata in palestra. Il gruppo è stato piuttosto convincente, mi hanno coinvolto fin da subito. Sono tutti molto simpatici e c’è un buon capitano. L’amore per questo gioco sta nascendo». Quarratesi lavora per una ditta che produce occhiali e ancora non sente l’adrenalina per la sfida: «Sono tranquillo. Ovviamente darò il massimo, sono determinato, ma non ho proprio idea di cosa mi aspetta. Mi hanno detto che dovrò montare, quindi vivrò il Gioco per la prima volta da combattente».
Sharonm Braithwaite
Daniele Benvenuti

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