Il presidio
Muratori con il vizio di collezionare rapine in banca
A due amici contestati diciotto colpi in provincia e fuori Chiesto il rito abbreviato. Usavano le pettorine della municipale
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PISA. Una sequela di rapine. Riuscite o fallite. Sono 18 gli episodi contestati a due muratori residenti in Valdinievole. Hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato, solo sulla base degli atti e con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna, Mario Arcidiacono, 54 anni, catanese residente a Montecatini e Michelangelo Laudato, 44 anni, di Ponte Buggianese.
Sono accusati di aver collezionato diciotto colpi – tentati o consumati – tra le province di Firenze, Pisa, Lucca e Livorno. Davanti al gup Donato D’Auria sono stati riuniti quattro fascicoli provenienti da Procure diverse per un unico giudizio dove l’accusa sarà sostenuta dal pm Sisto Restuccia. L’accusa è di rapina in concorso. E non è escluso che il numero gli indagati possa aumentare.
I due muratori furono arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo il 31 maggio 2013 dopo Migliarino sul raccordo autostradale di Pisa Nord. Poco prima, verso le 13, avevano rapinato (22mila euro il bottino) la filiale di San Vincenzo della Cassa di Risparmio di Volterra. In abbreviato Laudato prese 3 anni e 4 mesi e Arcidiacono 4 anni e 8 mesi.
A casa e in altri ambienti nella disponibilità dei due arrestati, i carabinieri si erano imbattuti in accessori per il travisamento, cutter, fascette di costrizione per immobilizzare le vittime, capi d’abbigliamento utilizzati per compiere le rapine. In particolare due pettorine con la scritta “polizia municipale” e “servizio postale” , numerosi cellulari, diverse pistole giocattolo senza il tappo sicurezza e una Fiat Grande Punto, rubata ad Altopascio il 15 maggio 2013. E proprio dai cutter, i trincetti, aveva preso il nome l’inchiesta che, oltre all’episodio di San Vincenzo, aveva messo insieme una miriade i colpi tentati e consumati tra le province di Lucca, Livorno, Pisa e Firenze. Furono acquisiti filmati, fatti pedinamenti e riprese video dando riscontro, con sequestri e intercettazioni, alle accuse che ora si sono trasformate in un processo per quella che viene considerata una gang familiare specializzata nelle rapine in banca.
Le indagini su un colpo in una banca in provincia di Livorno imboccarono una strada che, con una serie di riscontri, portò alla contestazione a carico dei due muratori di almeno altre dieci rapine per un totale di circa 120mila euro. Ora il numero arriva a 18, tra Castelvecchio di Compito, Sesto Fiorentino, Ghezzano, Vicopisano, Ponte a Egola, Lucca, Firenze, Santa Maria a Monte, Cascine di Buti.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sono accusati di aver collezionato diciotto colpi – tentati o consumati – tra le province di Firenze, Pisa, Lucca e Livorno. Davanti al gup Donato D’Auria sono stati riuniti quattro fascicoli provenienti da Procure diverse per un unico giudizio dove l’accusa sarà sostenuta dal pm Sisto Restuccia. L’accusa è di rapina in concorso. E non è escluso che il numero gli indagati possa aumentare.
I due muratori furono arrestati dai carabinieri del nucleo investigativo il 31 maggio 2013 dopo Migliarino sul raccordo autostradale di Pisa Nord. Poco prima, verso le 13, avevano rapinato (22mila euro il bottino) la filiale di San Vincenzo della Cassa di Risparmio di Volterra. In abbreviato Laudato prese 3 anni e 4 mesi e Arcidiacono 4 anni e 8 mesi.
A casa e in altri ambienti nella disponibilità dei due arrestati, i carabinieri si erano imbattuti in accessori per il travisamento, cutter, fascette di costrizione per immobilizzare le vittime, capi d’abbigliamento utilizzati per compiere le rapine. In particolare due pettorine con la scritta “polizia municipale” e “servizio postale” , numerosi cellulari, diverse pistole giocattolo senza il tappo sicurezza e una Fiat Grande Punto, rubata ad Altopascio il 15 maggio 2013. E proprio dai cutter, i trincetti, aveva preso il nome l’inchiesta che, oltre all’episodio di San Vincenzo, aveva messo insieme una miriade i colpi tentati e consumati tra le province di Lucca, Livorno, Pisa e Firenze. Furono acquisiti filmati, fatti pedinamenti e riprese video dando riscontro, con sequestri e intercettazioni, alle accuse che ora si sono trasformate in un processo per quella che viene considerata una gang familiare specializzata nelle rapine in banca.
Le indagini su un colpo in una banca in provincia di Livorno imboccarono una strada che, con una serie di riscontri, portò alla contestazione a carico dei due muratori di almeno altre dieci rapine per un totale di circa 120mila euro. Ora il numero arriva a 18, tra Castelvecchio di Compito, Sesto Fiorentino, Ghezzano, Vicopisano, Ponte a Egola, Lucca, Firenze, Santa Maria a Monte, Cascine di Buti.
Pietro Barghigiani
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