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Pisa

Delfini “feriti” «Ma siamo abituati a lottare sempre» 

Delfini “feriti” «Ma siamo abituati a lottare sempre» 

Senza palestra è stata dura: ora allenamenti  senza sosta per recuperare il tempo perduto

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PISA. «Abbiamo ripreso gli allenamenti in palestra solo nel mese di maggio, quando il Comune ha concluso i lavori per la messa a norma. Già aver mantenuto i ragazzi senza disporre di una sede lo considero un successo. Ma i Delfini sono abituati a lottare contro tutto e contro tutti». Nella parole di Marco Falugi, capitano della squadra gialloblu del litorale, la sintesi di una annata che davvero non è andata per il verso giusto. La palestra di allenamento, nel sottotribuna del campo scuola in via Pisano, è rientrata nella morsa dei controlli della Usl. «L’hanno chiusa per alcune mancanze sicuramente non imputabili ai Delfini – spiega il capitano – Per completare i lavori di messa a norma ci sono voluti mesi. Noi ci siamo allenati anche sulla spiaggia in tutto questo tempo. Speriamo in questi giorni che ci separano dal Gioco di recuperare il tempo perduto. Ma sappiamo che sarà difficile». Dalle parole di Falugi una comprensibile rabbia ma non certo rassegnazione. «Siamo abituati a soffrire e spesso ad essere sacrificati dalle logiche del comando. Ma non siamo certo rassegnati. Siamo un grande gruppo, una famiglia. Sicuramente monteremo sul ponte con questi combattenti decisi a vendere cara la pelle. Chi vogliamo incontrare? Tutti, dal Santa Maria al San Michele». Falugi l’anno scorso ha avuto l’onore, e la capacità, di guidare la Nazionale nel punto decisivo per la vittoria di Mezzogiorno. «Sicuramente un grande soddisfazione. Il comando aveva preparato una Nazionale davvero ben assortita. Io l’ho guidata con tanto entusiasmo. Immaginate la gioia di aver vinto, dopo che l’ultimo capitano a vincere la sfida delle Nazionali per la mia Parte era stato il compianto Walter Sabatini storica guida dei Delfini». Marco Falugi prima di diventare capitano è stato combattente. «In un Gioco completamente diverso da questo – ci interrompe – Adesso parliamo di uno sport a tutti gli effetti. Non so se questo è un bene, ma sicuramente è la realtà. Con allenamento e costanza tutti possono salire sul ponte. Anche mio figlio di 18 anni…». Proprio così, Gianluca Falugi studente di ottica, da quest’anno è agli ordini di suo padre. «Il Gioco? Bello ma quanta fatica – ci dice sorridendo – Ho iniziato ad allenarmi a settembre e spero di rientrare nei venti». Lo interrompe il capitano: «Si è allenato bene, ma i nomi di chi sale sul ponte li faccio solo all’ultimo momento…».
L’atmosfera che si respira nella palestra gialloblu è sicuramente positiva, con tanti giovani. Federico Guida e Alessandro Bindi sono entrati a far parte dei Delfini per puro caso. «Un amico che poi ha cambiato squadra mi ha portato qui nel 2012, quasi per scherzo. È stato amore a prima vista, qui ho trovato una famiglia – racconta Guida, 28 anni, grafico di giorno e buttafuori di sera – Prima non seguivo il Gioco ma il Gioco del mulino di Calci a cui partecipava mio padre». Guida è sempre stato uno sportivo e prima di allenarsi con i gialloblu, giocava a basket e a pallavolo. «Salire sul ponte è come entrare in un mondo parallelo: esistono solo i compagni e il capitano: la concentrazione è massima. Questo è uno degli aspetti che mi piace di più – dice ancora il giovane combattente – Peccato per il problema della palestra di quest’anno: è stata una batosta che non ci aspettavamo». Nonostante le difficoltà, il gruppo ha continuato ad allenarsi. «Non avere un luogo dove ritrovarsi ci ha tagliato le gambe, lo dico senza mezzi termini. Ma non ci siamo fermati, tutti insieme siamo andati ad allenarci a Marina, anche sotto le intemperie», interviene Bindi, 41 anni, che è entrato a far parte dei Delfini nel 2015, grazie all’intermediazione di Matteo Cerrai. «Mi è subito piaciuto l’ambiente – dice Bindi – Il gioco? L’ho sempre seguito dal vivo o in tv. L’anno scorso è stato un combattimento lungo dieci minuti. È andata male, ma si impara anche perdendo». Tra tanti giovani l’esperienza del magistrato Alberto Di Lupo, storico combattente dei Delfini di capitan Sabatini: «Abbiamo dovuto sempre lottare tra mille avversità. E sempre da soli – spiega – Non ho mai capito perché i Delfini ed il sottoscritto diano tanta noia. Quest’anno ci hanno tolto anche la palestra, ma siamo ancora qui. Se c’è qualcuno più bravo di noi a mandare avanti la squadra e la magistratura si faccia vivo… Ma tanti discorsi e zero fatti. Purtroppo il Gioco piace solo il giorno della sfida, dimenticando che per preparare quel giorno gente come noi lavora un anno intero».
Sharon braithwaite
Daniele Benvenuti

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