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Nuovi arrivi per irrobustire Sant’Antonio
Franco Ceccanti è lo “storico” condottiero. Il carrello unisce due generazioni: padre e figlio insieme
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PISA. Una grande famiglia, un gruppo che negli anni ha sempre seguito il suo capitano Franco Ceccanti, uno dei personaggi che hanno fatto la storia del Gioco del Ponte. Stiamo parlando del Sant’Antonio, da sempre punto di forza delle schiere di Mezzogiorno. Ceccanti è il condottiero, un uomo che dopo l’esperienza da combattente, si è messo al servizio del “suo” Sant’Antonio. «La nostra forza è sicuramente il gruppo – dice il capitano – che in questi anni è cambiato davvero poco. Si tratta di inserimenti di combattenti per compensare quelli che smettevano. Quest’anno ad esempio ho aggiunto quattro nuovi arrivi. La prova che siamo una grande famiglia? Al carrello troviamo padre e figlio, due generazioni unite sotto i colori del Sant’Antonio». Ceccanti come combattente prima e capitano adesso ha visto cambiare il Gioco e soprattutto le tecniche di allenamento. Ci interrompe sorridendo: «Io salivo al carrello senza niente, solo con la cotta da combattente. Adesso ci sono cuscini, cinture, scarpe speciali. È un altro Gioco in cui l’allenamento e la tecnica diventano fondamentali. I cosiddetti “omoni” non ci sono più. Combattente può diventare chiunque abbia voglia e costanza di allenarsi».
E la conferma alla parole del capitano arrivano da un suo combattente, Samoele Massei. 36 anni, lucchese, abita nella nostra città da 7 anni dopo aver sposato una pisana. Per lui quest’anno è il primo da combattente. «Ho iniziato a settembre per curiosità – spiega –. Ad una cena di quartiere chiesi in cosa consisteva il Gioco che non avevo mai visto. Il giorno dopo andai a vedere l’allenamento e da quel momento ho deciso di iniziare. L’allenamento? Massacrante, mi distrugge. Ma c’è tanto entusiasmo e i miei compagni non mi fanno certo sentire l’ultimo arrivato, anzi. Ti spronano. Sono passato da 90 a 112 chili, ma penso che non basti ancora per entrare nei venti che saliranno. Nessun problema, farò di tutto per arrivarci l’anno prossimo».
È invece al suo secondo anno Gianluca Lucchese, 28 anni, palermitano, venuto a Pisa per lavoro. «Mio fratello Gaetano era già nel Gioco da qualche anno. Lo accompagnavo in palestra e non avevo mai fatto sport. Mi hanno coinvolto e sono entrato nel gruppo. L’anno scorso ero al debutto e meglio non poteva andare: ha vinto la parte e anche noi. Già essere all’interno di una manifestazione storica era importante, vincerla ancora di più. Quest’anno sono ancora più carico perché conosco meglio le dinamiche del combattimento». Viene invece dal basket Rocco Marcheschi, 31 anni di Pescia, archeologo. Il suo “reclutamento” è avvenuto al banco affettati della Coop di Porta a Lucca dove lavora l’ex magistrato di Sant’Antonio. «Ho fatto basket agonistico per 12 anni, poi mi sono infortunato. Nel Gioco ho trovato un bel gruppo, poi se ti fai prendere dalla passione c’è poco da fare. Purtroppo il mio lavoro mi porta spesso all’estero e quindi è dura allenarsi con continuità. Ma l’obiettivo è sempre quello: salire sul ponte».
Sant’Antonio ormai da un paio di anni si allena nella palestra che il Comune ha messo a disposizione negli impianti sportivi di Porta a Mare. Sono lontani i tempi in cui i combattenti si ritrovavano nel Bastione Stampace. Tutto nuovo, quindi, più funzionale, ma per il magistrato Alessandro Narducci manca ancora il legame con il quartiere. «Purtroppo durante l’anno siamo soli. La nostra gente si ricorda del Gioco solo il giorno della sfida. Eppure noi ci impegniamo, andiamo nelle scuole, ma il coinvolgimento è difficile. Ci rimbocchiamo le maniche e facciamo il possibile con l’entusiasmo che ci danno i nostri ragazzi. Il gruppo del Sant’Antonio è sicuramente uno dei migliori di tutto il Gioco». Narducci pensa quindi alla prossima edizione con ottimismo. «L’anno scorso abbiamo portato il punto alla Parte – risponde –, il nostro dovere lo dobbiamo fare anche il prossimo 24 giugno. E al quartiere lancio un appello. Venite tutti il 10 giugno alla nostra festa in via Giovanni di Balducci, sarà un modo di stare vicini alla squadra». E il pronostico sul Gioco lo lasciamo in chiusura al capitano Franco Ceccanti: «Dicono che quest’anno Mezzogiorno sia favorito? Aspettiamo a dirlo. I nostri avversari sono storicamente molto furbi e sanno rimettere in piedi situazioni che sembravano disperate. Quindi c’è da lavorare fino al momento dello sblocco del carrello senza mollare mai».
Daniele Benvenuti
Enza Chiappone
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
E la conferma alla parole del capitano arrivano da un suo combattente, Samoele Massei. 36 anni, lucchese, abita nella nostra città da 7 anni dopo aver sposato una pisana. Per lui quest’anno è il primo da combattente. «Ho iniziato a settembre per curiosità – spiega –. Ad una cena di quartiere chiesi in cosa consisteva il Gioco che non avevo mai visto. Il giorno dopo andai a vedere l’allenamento e da quel momento ho deciso di iniziare. L’allenamento? Massacrante, mi distrugge. Ma c’è tanto entusiasmo e i miei compagni non mi fanno certo sentire l’ultimo arrivato, anzi. Ti spronano. Sono passato da 90 a 112 chili, ma penso che non basti ancora per entrare nei venti che saliranno. Nessun problema, farò di tutto per arrivarci l’anno prossimo».
È invece al suo secondo anno Gianluca Lucchese, 28 anni, palermitano, venuto a Pisa per lavoro. «Mio fratello Gaetano era già nel Gioco da qualche anno. Lo accompagnavo in palestra e non avevo mai fatto sport. Mi hanno coinvolto e sono entrato nel gruppo. L’anno scorso ero al debutto e meglio non poteva andare: ha vinto la parte e anche noi. Già essere all’interno di una manifestazione storica era importante, vincerla ancora di più. Quest’anno sono ancora più carico perché conosco meglio le dinamiche del combattimento». Viene invece dal basket Rocco Marcheschi, 31 anni di Pescia, archeologo. Il suo “reclutamento” è avvenuto al banco affettati della Coop di Porta a Lucca dove lavora l’ex magistrato di Sant’Antonio. «Ho fatto basket agonistico per 12 anni, poi mi sono infortunato. Nel Gioco ho trovato un bel gruppo, poi se ti fai prendere dalla passione c’è poco da fare. Purtroppo il mio lavoro mi porta spesso all’estero e quindi è dura allenarsi con continuità. Ma l’obiettivo è sempre quello: salire sul ponte».
Sant’Antonio ormai da un paio di anni si allena nella palestra che il Comune ha messo a disposizione negli impianti sportivi di Porta a Mare. Sono lontani i tempi in cui i combattenti si ritrovavano nel Bastione Stampace. Tutto nuovo, quindi, più funzionale, ma per il magistrato Alessandro Narducci manca ancora il legame con il quartiere. «Purtroppo durante l’anno siamo soli. La nostra gente si ricorda del Gioco solo il giorno della sfida. Eppure noi ci impegniamo, andiamo nelle scuole, ma il coinvolgimento è difficile. Ci rimbocchiamo le maniche e facciamo il possibile con l’entusiasmo che ci danno i nostri ragazzi. Il gruppo del Sant’Antonio è sicuramente uno dei migliori di tutto il Gioco». Narducci pensa quindi alla prossima edizione con ottimismo. «L’anno scorso abbiamo portato il punto alla Parte – risponde –, il nostro dovere lo dobbiamo fare anche il prossimo 24 giugno. E al quartiere lancio un appello. Venite tutti il 10 giugno alla nostra festa in via Giovanni di Balducci, sarà un modo di stare vicini alla squadra». E il pronostico sul Gioco lo lasciamo in chiusura al capitano Franco Ceccanti: «Dicono che quest’anno Mezzogiorno sia favorito? Aspettiamo a dirlo. I nostri avversari sono storicamente molto furbi e sanno rimettere in piedi situazioni che sembravano disperate. Quindi c’è da lavorare fino al momento dello sblocco del carrello senza mollare mai».
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