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«Molti più stimoli rispetto al pallone»
PISA. In squadra lo chiamano “l’orco”, anche se ai crudeli mostri delle fiabe Andrea Filidei non si avvicina certo per la sua corporatura. 53 anni, fisico longilineo, sguardo fiero. Da quando ha...
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PISA. In squadra lo chiamano “l’orco”, anche se ai crudeli mostri delle fiabe Andrea Filidei non si avvicina certo per la sua corporatura. 53 anni, fisico longilineo, sguardo fiero. Da quando ha lasciato il pallone per il carrello, nel lontano 1989, Andrea è sempre rientrato tra i venti combattenti sul ponte. E, «tra gioie e dolori», come commenta lui stesso, sempre con la stessa magistratura. «Giocavo a calcio, facevo il portiere, ma avevo bisogno di nuovi stimoli», racconta il più vecchio combattente del Sant’Antonio in termini di presenze in squadra. «Allora il Gioco del ponte non lo seguivo nemmeno. Conobbi però una persona che ne era appassionata, che mi portò a San Piero a Grado a provare una sua mini versione, con otto giocatori per squadra. Fu molto divertente, fece scattare in me la voglia di mettermi alla prova». Da lì in poi, Filidei non ha più voluto smettere. E anche se sono ormai passati ben 28 anni da quando mise per la prima volta piede su quel carrello, confessa di provare ogni anno una grande emozione, che, tuttavia, «non intacca mai la concentrazione» in cui si immerge durante la battaglia, «quando anche il tifo diventa muto ed esistono solo gli sguardi e i comandi del capitano». Sul ricordo più bello di questi 28 anni, l’orco del Sant’Antonio non ha alcun dubbio: la vittoria da record sul San Francesco del 28 giugno 2014, quando le due squadre rimasero sul ponte per ben 22 minuti e 35 secondi. «Quella fu per noi una vera e propria rivalsa», ricorda il combattente. Anche perché il ricordo più brutto risale proprio all’anno prima, quando ad avere la meglio col carrello era stata proprio la magistratura della stella con otto punte. Adesso, da tre anni a questa parte, in squadra con Andrea c’è anche il figlio Federico, classe 1995, che dal padre ha preso tanto gli occhi quanto le passioni. Anche lui ha infatti giocato a calcio nel ruolo di portiere, entrando poi nella magistratura capitanata da Franco Ceccanti. «La passione non si descrive, ti viene solo da dentro», ha scritto il ragazzo due anni fa sul suo profilo Facebook.(e.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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