Il presidio
Il Comune sborsa 5mila euro: “liberi” i costumi storici
PISA. Con il pagamento di 5.102,55 euro, comprensivi delle spese legali maturate, si chiude la vicenda del pignoramento dei costumi delle Repubbliche marinare, richiesto da Giacomo Celandroni per...
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PISA. Con il pagamento di 5.102,55 euro, comprensivi delle spese legali maturate, si chiude la vicenda del pignoramento dei costumi delle Repubbliche marinare, richiesto da Giacomo Celandroni per ottenere il pagamento di un suo vecchio credito con il Comitato cittadino delle Repubbliche marinare. A porre la parola fine, e quindi a far tornare i costumi a disposizione del Comune, è una determina di Palazzo Gambacorti del 24 maggio scorso a firma del dirigente Michele Aiello. Documento che segue una delibera di giunta con la quale si impegna questa cifra per estinguere la procedura esecutiva attiva dai legali di Celandroni. «Il Comune di Pisa, al contempo - si legge nell’atto firmato da Aiello - rinuncia alla causa promossa davanti al tribunale di Pisa (la rinuncia alla causa è pretesa dal debitore come contenuto essenziale dell’accordo)».
Una vicenda che ha avuto risvolti per certi versi incredibili, a cominciare dal fatto che il Comune abbia lasciato che si arrivasse al pignoramento senza mai presentare ricorso alle ingiunzioni dei legali di Celandroni (il debito era di poco superiore ai 2.200 euro). Va però anche detto che tutto parte da anni in cui le Repubbliche marinare venivano gestite in totale autonomia, compresa la parte economica, dal Comitato repubbliche marinare. Comitato che con l’avvento dell’assessorato manifestazioni storiche è stato sciolto riportando a Palazzo Gambacorti la gestione diretta della manifestazione. Tutti questi passaggi sono stati ripercorsi dall’assessore Federico Eligi, attraverso i documenti messi a disposizione dal dirigente Michele Aiello, per rispondere ad un’interpellanza presentata dal consigliere Filippo Bedini (Noi Adesso Pisa-Fdi-An). Il primo punto significativo riguarda la notifica del provvedimento dei legali di Celandroni, un decreto del giudice di pace del 19 febbraio 2015 al Comitato cittadino di Pisa con sede in lungarno Galilei. Il Comune accerta però che il messo, dopo aver girato per vari uffici comunali, ha lasciato il provvedimento senza la controfirma. Il Comune quindi, avendolo rinvenuto a posteriori, non si opponeva e neppure successivamente, una volta acquisito l’atto, faceva ricorso. Da qui l’avvio delle procedure di pignoramento. «Molti passaggi di questa lettera - dice Bedini - lasciano sconcertati. Si tratta di un patrimonio della città, la cui gestione non sembra in linea con il valore delle manifestazioni storiche pisane e con quello che rappresentano per i pisani». Resta poi da accertare, e questo era un punto sul quale Palazzo Gambacorti voleva chiamare Celandroni in giudizio, la procedura con la quale il Comitato aveva dato l’incarico allo stesso Celandroni. La risposta, forse, è in alcuni documenti che nel 2009 il sostituto procuratore Giovanni Porpora acquisì per risalire alla gestione dal 2006 al 2009, riconsegnati poi al Comune nel 2015. Documenti che ora verranno analizzati. (d.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una vicenda che ha avuto risvolti per certi versi incredibili, a cominciare dal fatto che il Comune abbia lasciato che si arrivasse al pignoramento senza mai presentare ricorso alle ingiunzioni dei legali di Celandroni (il debito era di poco superiore ai 2.200 euro). Va però anche detto che tutto parte da anni in cui le Repubbliche marinare venivano gestite in totale autonomia, compresa la parte economica, dal Comitato repubbliche marinare. Comitato che con l’avvento dell’assessorato manifestazioni storiche è stato sciolto riportando a Palazzo Gambacorti la gestione diretta della manifestazione. Tutti questi passaggi sono stati ripercorsi dall’assessore Federico Eligi, attraverso i documenti messi a disposizione dal dirigente Michele Aiello, per rispondere ad un’interpellanza presentata dal consigliere Filippo Bedini (Noi Adesso Pisa-Fdi-An). Il primo punto significativo riguarda la notifica del provvedimento dei legali di Celandroni, un decreto del giudice di pace del 19 febbraio 2015 al Comitato cittadino di Pisa con sede in lungarno Galilei. Il Comune accerta però che il messo, dopo aver girato per vari uffici comunali, ha lasciato il provvedimento senza la controfirma. Il Comune quindi, avendolo rinvenuto a posteriori, non si opponeva e neppure successivamente, una volta acquisito l’atto, faceva ricorso. Da qui l’avvio delle procedure di pignoramento. «Molti passaggi di questa lettera - dice Bedini - lasciano sconcertati. Si tratta di un patrimonio della città, la cui gestione non sembra in linea con il valore delle manifestazioni storiche pisane e con quello che rappresentano per i pisani». Resta poi da accertare, e questo era un punto sul quale Palazzo Gambacorti voleva chiamare Celandroni in giudizio, la procedura con la quale il Comitato aveva dato l’incarico allo stesso Celandroni. La risposta, forse, è in alcuni documenti che nel 2009 il sostituto procuratore Giovanni Porpora acquisì per risalire alla gestione dal 2006 al 2009, riconsegnati poi al Comune nel 2015. Documenti che ora verranno analizzati. (d.b.)
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