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Morto a 49 anni ingegnere della Maserati
di Pietro Barghigiani
Benedetto Orvietani era il figlio di Carlo Alberto e Piera degli Amici dei Musei. Il papà: «Fortunato a essere stato suo padre»
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PISA. «Posso dire di essere stato un uomo fortunato ad aver avuto un figlio come lui».
È l’orgoglio di un padre privato di un affetto che non conosce intensità di dolore quello che parla. Si chiama Carlo Alberto ed è il papà di Benedetto Orvietani, ingegnere, sconfitto a 49 anni da un tumore al pancreas. Una notizia che in città si è diffusa fin dal mattino lasciando un velo di tristezza nel cuore chi conosce la famiglia Orvietani.
Carlo Alberto, ex manager Fiat e per anni impegnato nella cultura e nel sociale (Fondazione Casa Cardinale Maffi) con una parentesi nella Misericordia di Pisa e la signora Piera, presidente dell’associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani. Quella che si dice una famiglia in vista.
Orvietani era un dirigente di alto livello in Maserati e viveva a Modena da anni dove si era risposato dopo un primo matrimonio da cui era nata una figlia che ora ha 15 anni.
Era a capo di un gruppo di ricerca impegnato a migliorare produzione e performance della parte motoristica del marchio di lusso del gruppo Fiat.
La diagnosi era arrivata quattordici mesi fa.
Un malore lo aveva costretto a sottoporsi a una serie di controlli che uno affronta sperando di non doversi sentire dire quello che i medici, invece, comunicarono al manager.
«Da lì è cominciato l’iter della cura, sempre a Pisa – racconta il padre –. Fu operato dal professor Ugo Boggi, poi arrivò la fase della chemio. La voglia di combattere non è mai mancata. Lui sapeva che se c’era una possibilità bisognava crederci e andare avanti con la speranza che venisse fuori la soluzione. Sapeva delle difficoltà in cui si trovava e sapeva che quel male killer spietato».
I genitori non dovrebbero sopravvivere ai figli. Quando succede le parole servono a poco se non a ricordare chi continua a vivere nel cuore di chi resta.
Diploma al liceo Dini e la laurea in ingegneria elettromeccanica, Orvietani aveva fatto l’Accademia e il servizio militare in Marina.
L’inizio in Ferrari dal 1999 al 2006 e poi la consacrazione in Maserati dove aveva raggiunto i massimi livelli dirigenziali nell’area della ricercasul prodotto.
Ieri pomeriggio la residenza di famiglia alla Vettola è stata meta di un pellegrinaggio continuo. Una vicinanza ai genitori di Benedetto (la sorella arriverà da Los Angeles dove vive da anni) prima dell’ultimo saluto oggi alle 15 nella chiesa di San Piero a Grado.
«Nonostante vivesse da tempo a Modena a Pisa tornava spesso – riprende il papà –. I contatti erano continui e intensi. Era una persona brillante, sincera, altruista. Uno davvero speciale e intelligente. Nell’affrontare la malattia si è comportato da persona coraggiosa. Straordinariamente attaccata alla vita, nonostante quello che gli era capitato. Sì, lo posso dire: sono stato fortunato ad averlo avuto come figlio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È l’orgoglio di un padre privato di un affetto che non conosce intensità di dolore quello che parla. Si chiama Carlo Alberto ed è il papà di Benedetto Orvietani, ingegnere, sconfitto a 49 anni da un tumore al pancreas. Una notizia che in città si è diffusa fin dal mattino lasciando un velo di tristezza nel cuore chi conosce la famiglia Orvietani.
Carlo Alberto, ex manager Fiat e per anni impegnato nella cultura e nel sociale (Fondazione Casa Cardinale Maffi) con una parentesi nella Misericordia di Pisa e la signora Piera, presidente dell’associazione Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani. Quella che si dice una famiglia in vista.
Orvietani era un dirigente di alto livello in Maserati e viveva a Modena da anni dove si era risposato dopo un primo matrimonio da cui era nata una figlia che ora ha 15 anni.
Era a capo di un gruppo di ricerca impegnato a migliorare produzione e performance della parte motoristica del marchio di lusso del gruppo Fiat.
La diagnosi era arrivata quattordici mesi fa.
Un malore lo aveva costretto a sottoporsi a una serie di controlli che uno affronta sperando di non doversi sentire dire quello che i medici, invece, comunicarono al manager.
«Da lì è cominciato l’iter della cura, sempre a Pisa – racconta il padre –. Fu operato dal professor Ugo Boggi, poi arrivò la fase della chemio. La voglia di combattere non è mai mancata. Lui sapeva che se c’era una possibilità bisognava crederci e andare avanti con la speranza che venisse fuori la soluzione. Sapeva delle difficoltà in cui si trovava e sapeva che quel male killer spietato».
I genitori non dovrebbero sopravvivere ai figli. Quando succede le parole servono a poco se non a ricordare chi continua a vivere nel cuore di chi resta.
Diploma al liceo Dini e la laurea in ingegneria elettromeccanica, Orvietani aveva fatto l’Accademia e il servizio militare in Marina.
L’inizio in Ferrari dal 1999 al 2006 e poi la consacrazione in Maserati dove aveva raggiunto i massimi livelli dirigenziali nell’area della ricercasul prodotto.
Ieri pomeriggio la residenza di famiglia alla Vettola è stata meta di un pellegrinaggio continuo. Una vicinanza ai genitori di Benedetto (la sorella arriverà da Los Angeles dove vive da anni) prima dell’ultimo saluto oggi alle 15 nella chiesa di San Piero a Grado.
«Nonostante vivesse da tempo a Modena a Pisa tornava spesso – riprende il papà –. I contatti erano continui e intensi. Era una persona brillante, sincera, altruista. Uno davvero speciale e intelligente. Nell’affrontare la malattia si è comportato da persona coraggiosa. Straordinariamente attaccata alla vita, nonostante quello che gli era capitato. Sì, lo posso dire: sono stato fortunato ad averlo avuto come figlio».
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