Meteo
«Mai sfiorata quella bambina»
Violenza sessuale, l’imputato in aula: «I genitori le facevano vedere video hard»
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Mai sfiorata quella bimba. Non siamo mai stati da soli. Se ho fatto un errore è stato quello di darle tablet e cellulare. Le storie di sesso è bene andarle a vedere nella sua famiglia».
Non è remissivo il professionista che ieri mattina è comparso davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani) per difendersi dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina all’epoca dei fatti (primavera 2014) al di sotto dei 10 anni.
Più l’imputato parla raccontando la sua verità e più i genitori della ragazzina scuotono la testa.
L’accusa che ha portato a giudizio un 63enne di Ponsacco, difeso dall’avvocato Rolando Rossi, è di aver preso la mano della bimba per appoggiarla sulle sue parti intime. Lui e la famiglia che poi lo ha denunciato si conoscevano. Uniti dalla passione per la musica, la sera andavano nei locali per cenare e poi esibirsi al karaoke. E in occasione di una di queste serate sarebbe avvenuto l’episodio secondo quanto riferito nella querela e sostenuto dalla Procura (pm Flavia Alemi).
La versione del professionista è opposta. Non solo nega il fatto, ma nel suo racconto sottolinea un disagio della bimba «portarla nei locali la sera e farla dormire sui tavoli non era adeguato per una della sua età» segnala. C’era confidenza tra lui, i genitori e la piccola. Tanto che era un’abitudine quella di massaggiarsi le spalle e il collo a vicenda.
«Cose innocenti fatte di fronte a tutti» precisa il 63enne. Che sposta l’attenzione del Tribunale su quelli che erano i comportamenti dei genitori, tutelati come parte civile dall’avvocato Ilaria Cozzi.
«In quella famiglia tutto è rivolto al sesso – scandisce l’imputato –. Una volta eravamo tre coppie più la bimba a casa loro. Sul telefonino ci fecero vedere dei video a sfondo sessuale. Dicemmo: “Ma è il caso che la bambina li veda?” E loro: “Che vuoi che sia”. Una volta il papà mi passò un filmato con lui e una donna che conoscevo di vista in cui facevano sesso. Non solo. Nella sala da pranzo ci sono due gigantografie della ragazzina seminuda. E ancora, la bimba disegnava gli uomini con il membro in erezione».
Dice di essere rimasto sbalordito alla notizia della denuncia. Tutto era nato da un video portato a scuola dall’alunna in cui lei si spogliava dicendo che glielo aveva chiesto l’amico di famiglia. Da lì è partita la segnalazione delle maestre che ieri in aula hanno ribadito che la bambina diceva parolacce e aveva atteggiamenti asociali.
«Fino al giorno prima ci siamo visti con i genitori parlando del più e del meno e quando andai a chiedere spiegazioni il papà mi disse che erano state le maestre a segnalare la cosa e che si sarebbe aggiustato tutto. “Cerchiamo di rimanere amici” ebbe anche il coraggio di dirmi» chiarisce. Nega di aver irretito la piccola con messaggi o video equivoci e sull’episodio contestato della mano sul suo pube il rifiuto è totale. «Al nonno disse che aveva girato per me un video in cui si spogliava, ma è falso» ribadisce il professionista che aggiunge: «Era la bimba a starmi sempre accanto. Si vedeva che era sola. Portarla in certi ambienti a quell’età non era proprio normale. Ma non era mia figlia e quindi non intervenivo. Alla fine ho discusso con la mia compagna proprio per questo attaccamento e perché lei era gelosa della mamma della ragazzina. Alla fine aveva ragione la mia donna». L’imputato non nega di aver scaricato video hard. «Solo porno con donne maggiorenni, mai bambine – precisa –. L’ho fatto per curiosità e per noia. E magari nell’aprire i file sarà successo che sono apparse finestre indesiderate che ho chiuso o cancellato ma che sono rimasti in memoria. Lo ripeto: non sono mai rimasto da solo con la bimba». Prossima udienza il 9 giugno per sentire gli ultimi testi della difesa.(p.b.)
Non è remissivo il professionista che ieri mattina è comparso davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani) per difendersi dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina all’epoca dei fatti (primavera 2014) al di sotto dei 10 anni.
Più l’imputato parla raccontando la sua verità e più i genitori della ragazzina scuotono la testa.
L’accusa che ha portato a giudizio un 63enne di Ponsacco, difeso dall’avvocato Rolando Rossi, è di aver preso la mano della bimba per appoggiarla sulle sue parti intime. Lui e la famiglia che poi lo ha denunciato si conoscevano. Uniti dalla passione per la musica, la sera andavano nei locali per cenare e poi esibirsi al karaoke. E in occasione di una di queste serate sarebbe avvenuto l’episodio secondo quanto riferito nella querela e sostenuto dalla Procura (pm Flavia Alemi).
La versione del professionista è opposta. Non solo nega il fatto, ma nel suo racconto sottolinea un disagio della bimba «portarla nei locali la sera e farla dormire sui tavoli non era adeguato per una della sua età» segnala. C’era confidenza tra lui, i genitori e la piccola. Tanto che era un’abitudine quella di massaggiarsi le spalle e il collo a vicenda.
«Cose innocenti fatte di fronte a tutti» precisa il 63enne. Che sposta l’attenzione del Tribunale su quelli che erano i comportamenti dei genitori, tutelati come parte civile dall’avvocato Ilaria Cozzi.
«In quella famiglia tutto è rivolto al sesso – scandisce l’imputato –. Una volta eravamo tre coppie più la bimba a casa loro. Sul telefonino ci fecero vedere dei video a sfondo sessuale. Dicemmo: “Ma è il caso che la bambina li veda?” E loro: “Che vuoi che sia”. Una volta il papà mi passò un filmato con lui e una donna che conoscevo di vista in cui facevano sesso. Non solo. Nella sala da pranzo ci sono due gigantografie della ragazzina seminuda. E ancora, la bimba disegnava gli uomini con il membro in erezione».
Dice di essere rimasto sbalordito alla notizia della denuncia. Tutto era nato da un video portato a scuola dall’alunna in cui lei si spogliava dicendo che glielo aveva chiesto l’amico di famiglia. Da lì è partita la segnalazione delle maestre che ieri in aula hanno ribadito che la bambina diceva parolacce e aveva atteggiamenti asociali.
«Fino al giorno prima ci siamo visti con i genitori parlando del più e del meno e quando andai a chiedere spiegazioni il papà mi disse che erano state le maestre a segnalare la cosa e che si sarebbe aggiustato tutto. “Cerchiamo di rimanere amici” ebbe anche il coraggio di dirmi» chiarisce. Nega di aver irretito la piccola con messaggi o video equivoci e sull’episodio contestato della mano sul suo pube il rifiuto è totale. «Al nonno disse che aveva girato per me un video in cui si spogliava, ma è falso» ribadisce il professionista che aggiunge: «Era la bimba a starmi sempre accanto. Si vedeva che era sola. Portarla in certi ambienti a quell’età non era proprio normale. Ma non era mia figlia e quindi non intervenivo. Alla fine ho discusso con la mia compagna proprio per questo attaccamento e perché lei era gelosa della mamma della ragazzina. Alla fine aveva ragione la mia donna». L’imputato non nega di aver scaricato video hard. «Solo porno con donne maggiorenni, mai bambine – precisa –. L’ho fatto per curiosità e per noia. E magari nell’aprire i file sarà successo che sono apparse finestre indesiderate che ho chiuso o cancellato ma che sono rimasti in memoria. Lo ripeto: non sono mai rimasto da solo con la bimba». Prossima udienza il 9 giugno per sentire gli ultimi testi della difesa.(p.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
