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Pisa

I Satiri riprendono a sognare dopo un anno di travagli 

I Satiri riprendono a sognare dopo un anno di travagli 

Nico Palla, al suo primo anno con le schiere rossonere sta trasmettendo al gruppo carica e determinazione 

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PISA. «Siamo partiti da zero e soprattutto senza una palestra per gli allenamenti. Dopo un anno così travagliato presentarsi sul ponte con una squadra competitiva, vale già come una vittoria. Vittoria che però vogliamo conquistare anche il 24 giugno».
È a dir poco determinato Nico Palla, capitano dei Satiri al primo anno con le schiere rossonere. Al primo anno, per dirla davvero tutta, anche a Tramontana visto che fino all’anno scorso ha guidato sempre come capitano la squadra australe dei Leoni. «Non credo ci si debba scandalizzare se si cambia Parte – ci dice sorridendo –. Il Gioco del ponte oggi, purtroppo o per fortuna secondo i punti di vista, è una competizione in cui contano maggiormente valori come l’amicizia ed i rapporti personali. Io, ad esempio, ho trovato nel mio nuovo magistrato, Stefano Toni, un amico di vecchia data con cui iniziare un nuovo percorso. Il Gioco dei quartieri sarebbe bello ma diventa quasi impossibile con le palestre ubicate quasi tutte fuori dal centro».
Se i Satiri sono tornati competitivi, il merito va senza dubbio al suo magistrato Stefano Toni che dall'anno scorso ha messo le basi della rinascita con la nuova palestra e soprattutto ricostruendo dal niente la magistratura con un forte coinvolgimento del quartiere. «Per quanto riguarda la nuova palestra – aggiunge il capitano rossonero – finalmente è a disposizione della squadra, ma solo da settembre sarà pronta per ospitarci per gli allenamenti». Allenamenti che in questi anni hanno trasformato il Gioco quasi in uno sport. Palla parla anche da ex combattente: «Adesso la parte atletica è fondamentale – conclude il capitano –. Non a caso anche la tipologia del combattente è cambiata, sono sempre meno i così detti “omoni”. E proprio sulla necessità di una preparazione atletica mirata e soprattutto accurata interviene Alessandro Bigazzi, da quasi dieci anni combattente che ha seguito Palla ai Satiri dopo l’esperienza dei Leoni. «Per salire sul ponte ci vuole tanto allenamento. Noi ci prepariamo nove mesi alla sfida di giugno. Che il livello sia cresciuto si vede anche dalla durata dei combattimenti, che ogni anno si allunga». Bigazzi è di San Miniato e, innamoratosi di questo Gioco, non lo ha mai abbandonato nonostante difficoltà e sacrifici. «Una passione che ti fa dimenticare i tanti sacrifici, a cominciare, ad esempio, dal fatto che ti devi allenare la sera dopo una giornata di lavoro. Poi quest’anno le difficoltà della palestra. Ma non abbiamo mollato e sul ponte diremo la nostra».
Anche Mario Sotiggia, 33 anni, combattente dal 2012, ha seguito il suo capitano. «Tifavo per Tramontana, Parte dove abito, ma per casualità nel 2012 mi son ritrovato ad andare in una squadra di Mezzogiorno. Il primo anno, nonostante fossi al debutto, sono riuscito ad entrare nei venti. Sono legato a Nico Palla e l’ho seguito anche ai Satiri. Siamo un bel gruppo ed abbiamo legato molto anche con le nostre famiglie». Sotiggia lancia un invito a tutti i pisani ad avvicinarsi al Gioco «anche per fare il combattente – afferma con un sorriso –. In tanti dicono che serve gente grossa, ma non è vero; serve gente che si allena, conta la determinazione. Forza e tecnica si acquisiscono con l’allenamento. Ovviamente quello con la stazza più grossa, più alto, parte avvantaggiato. Ma ciò non significa che non si arrivi tutti ad uno stesso risultato, anche perché la squadra si fa in venti e quindi c’è bisogno di tutti».
Antonio Lopardo, di Fucecchio, grazie al Gioco si sente ormai pisano. «Mi sono avvicinato tramite un amico che mi ha presentato il capitano, prima lo seguivo da spettatore. Una bella esperienza, un modo anche per staccare dalla routine giornaliera. Lo stress fisico è pari a quello di uno sport estremo, ma dà tante soddisfazioni. Proprio per questo l’allenamento è fondamentale. In questo anno ho preso dieci chili e penso di essere pronto al combattimento».
Arriva invece dai Mattaccini Stefano Lenti. Per lui il Gioco è anche solidarietà. «Ho 5 figli, il più grande ha 23 anni, il più piccolo 3. Sapere che come combattenti diamo una mano ad esempio all’ospedale Gaslini di Genova con le donazioni mi fa amare ancora di più il Gioco. Sicuramente con gli allenamenti la vita cambia perché si tratta di un bel sacrificio di tempo ed energie. Tolgo tempo alla famiglia, che però mi sostiene. Anche mio figlio infatti viene in palestra con noi».
Daniele Benvenuti
Enza Chiappone

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