Il presidio
vittima un PROFESSIONISTA PISANO
Finti finanzieri e visite fiscali, secondo arresto in cella
PISA. Li avevano arrestati in flagranza a fine gennaio. Erano appena usciti dalla casa di un commerciante di Sanremo con un bottino di 100mila euro. Il motivo del pedinamento aveva origini pisane. In...
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PISA. Li avevano arrestati in flagranza a fine gennaio. Erano appena usciti dalla casa di un commerciante di Sanremo con un bottino di 100mila euro. Il motivo del pedinamento aveva origini pisane. In città, il 31 agosto 2016, i finti finanzieri che impaurivano le loro vittime avevano minacciato un professionista di sicuri guai fiscali per farsi consegnare preziosi del valore di 35mila euro.
A gennaio furono fermati in quattro, alle porte di Torino, per l’episodio di Sanremo. Ora a due di loro la Procura di Pisa contesta anche il caso pisano. Una seconda ordinanza di custodia in carcere è stata notificata nel carcere torinese delle Vallette a Gianfranco Cassano, 63 anni il "capitano" o il "comandante" a seconda delle esigenze di scena, di Torino, e a Loris Lunardi 50 anni, originario di Reggio Calabria, residente a Torino, inciampi nella giustizia per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e rapine.
È stato denunciato Alberto Poto, 56 anni, romano, residente nel capoluogo piemontese, ex sottufficiale dell'esercito, tiratore scelto, coinvolto in inchieste per tentato omicidio, rapina, detenzione illegale di armi. Sono accusati di furto aggravato in concorso e uso di atti e sigilli falsi.
Per la squadra mobile, diretta da Rita Sverdigliozzi, i tre erano nella casa del professionista nell’estate scorsa durante la visita camuffata da controllo tributario.
Secondo l’accusa si fingevano finanzieri simulando un controllo fiscale come pretesto per accedere nelle abitazioni delle vittime di cui conoscevano lo status professionale. Dopo essere entrati facevano una perquisizione portando via denaro, gioielli ed effetti di valore «esercitando una costante pressione psicologica sulle vittime paventando seri guai giudiziari fino l’arresto qualora non avessero collaborato» spiegano gli investigatori. Per come si muovevano gli inquirenti ritengono che la banda fosse ben organizzata e provvista di pettorine, cappellini, distintivi, palette riconducibili alla Guardia di Finanza. Era molto difficile, per le vittime delle visite, capire all’istante che erano falsi finanzieri. Dopo la pubblicazione di storie e foto degli arrestati, alla questura stanno arrivando numerose richieste di informazioni da parte di forze dell’ordine di tutta Italia.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A gennaio furono fermati in quattro, alle porte di Torino, per l’episodio di Sanremo. Ora a due di loro la Procura di Pisa contesta anche il caso pisano. Una seconda ordinanza di custodia in carcere è stata notificata nel carcere torinese delle Vallette a Gianfranco Cassano, 63 anni il "capitano" o il "comandante" a seconda delle esigenze di scena, di Torino, e a Loris Lunardi 50 anni, originario di Reggio Calabria, residente a Torino, inciampi nella giustizia per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e rapine.
È stato denunciato Alberto Poto, 56 anni, romano, residente nel capoluogo piemontese, ex sottufficiale dell'esercito, tiratore scelto, coinvolto in inchieste per tentato omicidio, rapina, detenzione illegale di armi. Sono accusati di furto aggravato in concorso e uso di atti e sigilli falsi.
Per la squadra mobile, diretta da Rita Sverdigliozzi, i tre erano nella casa del professionista nell’estate scorsa durante la visita camuffata da controllo tributario.
Secondo l’accusa si fingevano finanzieri simulando un controllo fiscale come pretesto per accedere nelle abitazioni delle vittime di cui conoscevano lo status professionale. Dopo essere entrati facevano una perquisizione portando via denaro, gioielli ed effetti di valore «esercitando una costante pressione psicologica sulle vittime paventando seri guai giudiziari fino l’arresto qualora non avessero collaborato» spiegano gli investigatori. Per come si muovevano gli inquirenti ritengono che la banda fosse ben organizzata e provvista di pettorine, cappellini, distintivi, palette riconducibili alla Guardia di Finanza. Era molto difficile, per le vittime delle visite, capire all’istante che erano falsi finanzieri. Dopo la pubblicazione di storie e foto degli arrestati, alla questura stanno arrivando numerose richieste di informazioni da parte di forze dell’ordine di tutta Italia.(p.b.)
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