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Scontri nello sgombero del centro di via Garibaldi
Cinque (4 agenti e una giovane) in ospedale nel blitz per liberare l’immobile Gli occupanti: davamo un aiuto alle donne in difficoltà. Contestato il sindaco
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PISA. Niente a che vedere con il precedente dell’ex Limonaia. In via Garibaldi lo sgombero dell’ex centro di prima accoglienza ha contato almeno cinque persone (quattro agenti e una manifestante) finite all’ospedale e diverse cariche della polizia per allontanare chi si opponeva al blitz delle forze dell’ordine.
Era occupato dall’8 marzo, l’immobile abbandonato da anni di proprietà del Comune. Una data simbolica e carica di significati per il centro battezzato “Mala Servanen Jin", la casa delle donne che combattono. Un’esperienza durata neanche tre mesi. Di primo mattino l’arrivo dei poliziotti in assetto antisommossa ha aperto una giornata di proteste e assemblee che è andata avanti fino al tardo pomeriggio in piazza XX Settembre davanti al Comune. Il primo inquilino, il sindaco Marco Filippeschi, è stato il convitato di pietra delle contestazioni. Accusato di aver voluto lo sgombero e di negarsi per un dialogo sulla gestione degli spazi dismessi in città.
È stata subito tensione in via Garibaldi. All’arrivo della polizia almeno cinque persone hanno scavalcato il recinto e si sono fatte trovare nella “Casa delle donne”. Sono state identificate e rilasciate. In pochi minuti sono arrivati i sostenitori dell’occupazione. Telefonini e Facebook usati per una chiamata a raccolta che ha avuto il picco di tensione con le cariche della polizia. Dopo lo sgombero le entrate, quelle possibili da chiudere, sono state saldate. Qualcuno è andato nel giardino del vicino istituto Matteotti per chiedere un sostegno anche agli studenti ed è stato subito bloccato.
La strada per tutta la mattinata è stata chiusa al traffico nel tratto dall’incrocio di via Canevari alla rotonda del Cnr. Nella collutazione una donna ha preso una manganellata in testa ed è andata all’ospedale.
«È stata un’aggressione improvvisa e violenta» denuncia una manifestante. Di contro anche quattro agenti si sono recati al pronto soccorso per una serie di contusioni non gravi. Gli scontri si sono concentrati in via Garibaldi.
Non si sono ripetuti in piazza XX Settembre dove nel pomeriggio un’assemblea spontanea con un centinaio di persone ha dato voce a chi ha voluto ricordare l’esperienza di chi aveva occupato quello spazio per dare risposte alle donne in difficoltà.
Foto e riprese video della questura saranno analizzate per identificare gli autori delle aggressioni contro i poliziotti finiti in ospedale.
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Era occupato dall’8 marzo, l’immobile abbandonato da anni di proprietà del Comune. Una data simbolica e carica di significati per il centro battezzato “Mala Servanen Jin", la casa delle donne che combattono. Un’esperienza durata neanche tre mesi. Di primo mattino l’arrivo dei poliziotti in assetto antisommossa ha aperto una giornata di proteste e assemblee che è andata avanti fino al tardo pomeriggio in piazza XX Settembre davanti al Comune. Il primo inquilino, il sindaco Marco Filippeschi, è stato il convitato di pietra delle contestazioni. Accusato di aver voluto lo sgombero e di negarsi per un dialogo sulla gestione degli spazi dismessi in città.
È stata subito tensione in via Garibaldi. All’arrivo della polizia almeno cinque persone hanno scavalcato il recinto e si sono fatte trovare nella “Casa delle donne”. Sono state identificate e rilasciate. In pochi minuti sono arrivati i sostenitori dell’occupazione. Telefonini e Facebook usati per una chiamata a raccolta che ha avuto il picco di tensione con le cariche della polizia. Dopo lo sgombero le entrate, quelle possibili da chiudere, sono state saldate. Qualcuno è andato nel giardino del vicino istituto Matteotti per chiedere un sostegno anche agli studenti ed è stato subito bloccato.
La strada per tutta la mattinata è stata chiusa al traffico nel tratto dall’incrocio di via Canevari alla rotonda del Cnr. Nella collutazione una donna ha preso una manganellata in testa ed è andata all’ospedale.
«È stata un’aggressione improvvisa e violenta» denuncia una manifestante. Di contro anche quattro agenti si sono recati al pronto soccorso per una serie di contusioni non gravi. Gli scontri si sono concentrati in via Garibaldi.
Non si sono ripetuti in piazza XX Settembre dove nel pomeriggio un’assemblea spontanea con un centinaio di persone ha dato voce a chi ha voluto ricordare l’esperienza di chi aveva occupato quello spazio per dare risposte alle donne in difficoltà.
Foto e riprese video della questura saranno analizzate per identificare gli autori delle aggressioni contro i poliziotti finiti in ospedale.
Pietro Barghigiani
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