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Pisa

Falsi Rolex assemblati in casa 

Falsi Rolex assemblati in casa 

Arresti e sequestri. Alleanza cinesi-senegalesi per vendere orologi anche in città

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PISA. Un’alleanza commerciale Cina-Senegal. Con gli orientali abili nel produrre o assemblare orologi del valore di pochi euro e gli africani, con radici sui mercati turistici delle città d’arte e dei litorali, pronti a vendere i prodotti. Rigorosamente taroccati.
L’hanno battezzata “Just in time”, appena in tempo, gli investigatori della Compagnia di Pisa della Guardia di Finanza, l’operazione contro la filiera della contraffazione commerciale che ha portato a sei misure cautelari (una in carcere, tre ai domiciliari e due obblighi di dimora) e al sequestro di oltre 124.000 tra orologi contraffatti e componentistica. Rolex è parte offesa nel procedimento. Il modello Daytona era tra i più imitati.
Associazione a delinquere finalizzata all’introduzione e commercializzazione di marchi contraffatti in Italia i reati contestati dal pm Eligio Paolini della Dda di Firenze. Per chi vendeva gli orologi c’è anche la ricettazione.
Ordine d’arresto in carcere per Ji Chengpeng, 39 anni, residente a Empoli, considerato il promotore dell’organizzazione. Ai domiciliari la moglie, Suyan Zhang, 39 anni, madre di un bimbo piccolo; Diop Cheikh, 37 anni, senegalese, residente a Campi Bisenzio, considerato uno dei grossisti; il fratello, Diouf Cheikh, 43 anni, residente a Firenze. Obbligo di dimora con divieto di uscire dalle 20 alle 7 per Adama Toure, 54 anni, di Vinci e per Modou Kebe, 53 anni, di Santa Croce sull’Arno.
I cinesi producevano, i senegalesi vendevano. I ruoli erano chiari. Se ne sono accorti i finanzieri di Pisa alla fine del 2014.
L’epicentro era a Empoli nell’appartamento dove vive la coppia di cinesi. Più volte è stata vista una donna che, con un passeggino trasformato in carrello, riceveva le consegne dei corrieri.
In via Cantini e in via Santa Chiara a Empoli sono stati scoperti due laboratori clandestini. È qui che si provvedeva all’assemblaggio delle componenti contraffatte provenienti dalla Cina. I finanzieri hanno svolto accertamenti bancari e patrimoniali nei confronti dei fornitori cinesi, «attraverso cui è stato possibile individuare le modalità mediante le quali questi ultimi erano in grado di trasferire in Cina i proventi dell’attività illecita, ed accertare altresì l’assenza di beni patrimoniali, riconducibili agli stessi anche per interposta persona, aggredibili in Italia» spiegano dal Comando pisano.
Ji si preoccupava di contattare i fornitori del suo Paese. La merce arrivava in Italia e passava le dogane a Bologna e Milano perché i pezzi non erano marcati per poi finire a Empoli. Qui pezzi del valore di 40/50 centesimi diventavano orologi Rolex. A quel punto la filiera aveva bisogno dei grossisti. E qui entrano in gioco i senegalesi che si vantano di controllare le piazze di Pisa, Firenze e Pistoia. Oltre al litorale pisano e alla Versilia.
Secondo la finanza in un anno solare il gruppo avrebbe messo in commercio, oltre 32.000 orologi falsi, con un guadagno complessivo di 560.000 euro che avrebbe permesso ai rivenditori di realizzare profitti, al nero, per 1.130.000 euro.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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