Il presidio
Ex militare accusato di omicidio
Chiusa l’inchiesta sul volo di un giovane dal quarto piano. L’unico indagato in cella da settembre
PISA. Omicidio volontario. Quella che era l’ipotesi iniziale al momento dell’arresto viene confermata nell’avviso di chiusura delle indagini notificato all’uomo in cella dal 18 settembre scorso accusato di essere un assassino. Per la Procura Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, ex militare polacco, quella domenica pomeriggio spinse Ivan Tikhomirov dal balcone del quarto piano di un condominio in via Matteucci. Lo fece con l’obiettivo di ucciderlo. Lo ha scritto nell’atto che chiude l’inchiesta il sostituto procuratore Aldo Mantovani. La vittima, 27 anni, russo, dall’età di 12 anni residente a Peccioli e poi a Pisa, morì sul colpo. All’arrivo della polizia Warda era fuori dal condominio in zona Cisanello. «Sono andato a prendere le sigarette, cosa è successo?» chiedeva ai presenti. Una versione che per gli investigatori della squadra mobile era in totale contrasto con quanto raccolto nel corso del sopralluogo e sentendo chi era presente in casa. Oltre a vittima e accusato c’erano un ucraino e una connazionale che se ne andò prima della lite mortale. Non era la prima volta che l’appartamento si trasformava in un bivacco. Il badante polacco aveva l’abitudine di portare in casa amici e donne e fare baldoria.
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È un’inchiesta in cui non ci sono testimoni oculari del fatto. O almeno lo sono fino a litigio inoltrato, ma poi si ritraggono («ero in un’altra stanza, ero di spalle») al momento di confermare se Warda abbia preso di peso Ivan lanciandolo dal terrazzo. Di sicuro in quell’appartamento, dove il polacco faceva il badante a un 50enne con problemi psichici, a pranzo e anche dopo l’alcol era stato protagonista. Un combustibile capace di infiammare i due contendenti che per uno screzio da nulla iniziarono a litigare. Un altro badante, ucraino, agli inquirenti aveva raccontato di aver visto lo scontro nella stanza dei due con il polacco, robusto, esperto di arti marziali, che colpiva ripetutamente Ivan. La scazzottata aveva impaurito il padrone di casa che si era chiuso in camera da letto. Testimone inconsapevole della tragedia che di lì a poco si sarebbe consumata a pochi metri da lui. Warda, assistito dall’avvocato Rolando Rossi, è in carcere da otto mesi e ora chiederà di essere sentito di nuovo.
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L’ipotesi dell’omicidio preterintenzionale non ha fatto breccia nelle carte della Procura. Ivan Tikhomirov era presidente dell'associazione Unità Migranti Italia ed era impegnato nelle politiche dell'integrazione. Orgoglioso e generoso, Ivan era arrivato a Peccioli intorno al 2000, insieme alla madre Daria Maltseva, figlia di un artista di San Pietroburgo, e aveva frequentato le scuole medie nel paese dell'Alta Valdera. Il viaggio dalla Russia alla Toscana era dovuto alla madre - la donna oggi vive tra la Russia e Pisa - che aveva trovato lavoro nel Museo delle icone russe di Peccioli. Dopo il diploma di terza media i suoi studi erano proseguiti all'Istituto Nautico di Livorno. Un ragazzo bello e bravo, lo ricordarono gli amici della madre. Volato dal quarto piano di un palazzo durante una lite. Ucciso per la Procura, vittima di un incidente per la difesa.
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