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Campo sportivo devastato dai vandali
Raid di notte contro l’ennesima struttura che il Comune voleva rilanciare. Il sindaco Di Maio: «Non ci fermeranno»
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SAN GIULIANO TERME. Non c’era niente da rubare. Sfondare finestre, sporcare le stanze, quello sì. Non era difficile. Lo hanno fatto quei vandali che nella notte tra ieri e domenica hanno ridotto a un immondezzaio gli interni dell’impianto sportivo di Campo. Per la scelta del bersaglio il raid va oltre la gratuità del teppismo più deteriore. Come per lo chalet ai laghetti di Campo, anche la struttura profanata dalla stupidità di chi resta ignoto a prescindere, faceva parte di un piano di recupero portato avanti dall’amministrazione.
«Avevamo fatto un bando per capire se c’erano manifestazioni di interesse a livello di gestione – spiega il sindaco, Sergio Di Maio –. Dopo un interessamento iniziale da parte di una società non se ne è fatto più niente».
Il campo sportivo è chiuso da oltre un anno. Quello che in origine era il rettangolo verde su cui giocare è diventato nel tempo una piccola savana. Effetti naturali di un abbandono.
Polizia municipale e carabinieri sono arrivati nell’impianto per un sopralluogo. In questi casi si cercano dettagli o tracce. Quelle che non mancano sono le impronte. Sono decine, spesso si sovrappongono. Un calpestìo dei pavimenti messo in risalto dalla polvere sparata dall’estintore trovato negli ambienti violati per un’apparente ragazzata che con il senno di poi è sospetta. Una coltre bianca ha coperto tutto come un mantello. Il sistema d’allarme non c’è. Chi vuole può entrare nell’area ritrovandosi con l’erba alle ginocchia. Si deve, invece, usare la forza per introdursi nella struttura. È stato sufficiente rompere una porta e mandare in frantumi il vetro. Un vandalismo cristallizzato dalle schegge rimaste in terra. A quel punto i vandali hanno iniziato a girare nelle stanze. Hanno persino bruciato alcuni libri. Quando poi si sono imbattuti nell’estintore il “divertimento” ha cambiato registro. In peggio. Lo hanno svuotato imbrattando ovunque. Poi la fuga dall’obiettivo che, senza grandi sforzi, ha dovuto subire un vandalismo senza saccheggio. Perché lì non c’era niente da rubare. Solo danni per migliaia di euro. Era, e quello è un fatto, uno dei progetti a cui il Comune sta lavorando per ridare dignità e servizi in quella parte della frazione. «A questo punto devo pensare che qualcuno ce l’ha con il rilancio delle strutture che vogliamo recuperare – riflette Di Maio –. Prima il parco dei pini con la lettera anonima sui rifiuti interrati rivelatasi infondata. Poi la palestra a Molina di Quosa. Venerdì lo chalet dei laghetti che stavamo per assegnare per una gestione a vocazione turistica. Lo hanno bruciato e qualche pista c’è, ma ancora è prematuro parlarne. Ora l’impianto sportivo, sempre a Campo. Forse qualcuno è infastidito dalla nostra volontà di ripartire con questi spazi. Chiariamolo subito: questi atti non ci fermeranno».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Avevamo fatto un bando per capire se c’erano manifestazioni di interesse a livello di gestione – spiega il sindaco, Sergio Di Maio –. Dopo un interessamento iniziale da parte di una società non se ne è fatto più niente».
Il campo sportivo è chiuso da oltre un anno. Quello che in origine era il rettangolo verde su cui giocare è diventato nel tempo una piccola savana. Effetti naturali di un abbandono.
Polizia municipale e carabinieri sono arrivati nell’impianto per un sopralluogo. In questi casi si cercano dettagli o tracce. Quelle che non mancano sono le impronte. Sono decine, spesso si sovrappongono. Un calpestìo dei pavimenti messo in risalto dalla polvere sparata dall’estintore trovato negli ambienti violati per un’apparente ragazzata che con il senno di poi è sospetta. Una coltre bianca ha coperto tutto come un mantello. Il sistema d’allarme non c’è. Chi vuole può entrare nell’area ritrovandosi con l’erba alle ginocchia. Si deve, invece, usare la forza per introdursi nella struttura. È stato sufficiente rompere una porta e mandare in frantumi il vetro. Un vandalismo cristallizzato dalle schegge rimaste in terra. A quel punto i vandali hanno iniziato a girare nelle stanze. Hanno persino bruciato alcuni libri. Quando poi si sono imbattuti nell’estintore il “divertimento” ha cambiato registro. In peggio. Lo hanno svuotato imbrattando ovunque. Poi la fuga dall’obiettivo che, senza grandi sforzi, ha dovuto subire un vandalismo senza saccheggio. Perché lì non c’era niente da rubare. Solo danni per migliaia di euro. Era, e quello è un fatto, uno dei progetti a cui il Comune sta lavorando per ridare dignità e servizi in quella parte della frazione. «A questo punto devo pensare che qualcuno ce l’ha con il rilancio delle strutture che vogliamo recuperare – riflette Di Maio –. Prima il parco dei pini con la lettera anonima sui rifiuti interrati rivelatasi infondata. Poi la palestra a Molina di Quosa. Venerdì lo chalet dei laghetti che stavamo per assegnare per una gestione a vocazione turistica. Lo hanno bruciato e qualche pista c’è, ma ancora è prematuro parlarne. Ora l’impianto sportivo, sempre a Campo. Forse qualcuno è infastidito dalla nostra volontà di ripartire con questi spazi. Chiariamolo subito: questi atti non ci fermeranno».
Pietro Barghigiani
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