Il presidio
«Un raduno non più ammissibile»
Viale (Pd): ci rimette l’immagine della città, Comune incolpevole. Le opposizioni: prima non dicevate così
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PISA. «Basta Canapisa». Onda lunghissima dopo questo post di Antonio Mazzeo, consigliere regionale e vicesegretario del Pd toscano. «La città e tutti gli altri enti preposti dovrebbero bloccare Canapisa», ha aggiunto Mazzeo. Un messaggio diretto più a prefetto e questore che non al sindaco. Al coro si aggiungono voci dopo il corteo degli anti-proibizionisti che ogni anno solleva le proteste di larga parte della città, a cominciare dai quartieri dove la manifestazione si svolge e si ferma per la festa notturna.
«Non è ammissibile una manifestazione del genere, per come si svolge e nonostante gli sforzi di contenimento dei suoi effetti, perché a rimetterci ogni anno è l’immagine della città. Tutto ciò nonostante la manifesta contrarietà del Comune, che non è competente ad autorizzarla, secondo l’indirizzo dato recentemente, ancora una volta, dal consiglio comunale». Non usa mezzi termini il segretario comunale del Pd, Giovanni Viale. E forse è la prima volta che un esponente dem si espone sul tema in maniera così perentoria. E infatti su Facebook il dibattito dopo il post di Mazzeo è stato rovente. Dalle opposizioni le sottolineature critiche non sono mancate. «Non votavate i miei atti di indirizzo per non avere più Canapisa a Pisa. Non c’è niente di male nel cambiare idea. Ma onestà intellettuale impone di ammetterlo», scrive Filippo Bedini del gruppo consiliare Noi Adesso Pisa-Fdi-An. S’inserisce Raffaele Latrofa, capogruppo di Pisa nel Cuore: «La verità è che Canapisa l’ha coltivata il Pd pisano, tanto che da diciassette anni vengono qui da tutta Italia».
Il Pd replica anche ricordando il documento approvato in consiglio comunale nel quale, tra l’altro, si chiede a sindaco e alla giunta di attivarsi «perché venga chiesto agli organizzatori che, già a partire dal 2017, l’evento possa svolgersi o in forme alternative più rispettose della città di Pisa o a rotazione in altri comuni, come peraltro più volte richiesto dall’amministrazione comunale».
«Diciamolo chiaramente chi è l’autorità che potrebbe vietare queste manifestazioni. Il sindaco non è tra queste. Solo l’autorità di pubblica sicurezza ha titolo per non consentirle», è intervenuto nel dibattito social il segretario del Silp-Cgil, il sindacato di polizia, Claudio Meoli. Che ha allegato il regolamento attraverso il quale, con domanda alla questura, si chiede il nulla-osta all’organizzazione di una manifestazione pubblica.
Ma è soprattutto la politica, dopo questa edizione di Canapisa, ad alzare i toni. Compreso il vicesindaco Paolo Ghezzi (“In Lista per Pisa”), che su Facebook ha postato un suo intervento pubblicato sul Tirreno nel 2009. Titolo: “Non possiamo più tollerare né i violenti, né Canapisa”. «La mia posizione in merito - commenta Ghezzi - è pubblica dal 2009 e ho avuto modo di ribadirla ai diversi prefetti e questori che si sono succeduti negli anni. Ritengo Canapisa un modo assolutamente inadeguato di trattare un tema tremendamente serio soprattutto in ambito giovanile. D’altra parte è la stessa posizione del sindaco».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Non è ammissibile una manifestazione del genere, per come si svolge e nonostante gli sforzi di contenimento dei suoi effetti, perché a rimetterci ogni anno è l’immagine della città. Tutto ciò nonostante la manifesta contrarietà del Comune, che non è competente ad autorizzarla, secondo l’indirizzo dato recentemente, ancora una volta, dal consiglio comunale». Non usa mezzi termini il segretario comunale del Pd, Giovanni Viale. E forse è la prima volta che un esponente dem si espone sul tema in maniera così perentoria. E infatti su Facebook il dibattito dopo il post di Mazzeo è stato rovente. Dalle opposizioni le sottolineature critiche non sono mancate. «Non votavate i miei atti di indirizzo per non avere più Canapisa a Pisa. Non c’è niente di male nel cambiare idea. Ma onestà intellettuale impone di ammetterlo», scrive Filippo Bedini del gruppo consiliare Noi Adesso Pisa-Fdi-An. S’inserisce Raffaele Latrofa, capogruppo di Pisa nel Cuore: «La verità è che Canapisa l’ha coltivata il Pd pisano, tanto che da diciassette anni vengono qui da tutta Italia».
Il Pd replica anche ricordando il documento approvato in consiglio comunale nel quale, tra l’altro, si chiede a sindaco e alla giunta di attivarsi «perché venga chiesto agli organizzatori che, già a partire dal 2017, l’evento possa svolgersi o in forme alternative più rispettose della città di Pisa o a rotazione in altri comuni, come peraltro più volte richiesto dall’amministrazione comunale».
«Diciamolo chiaramente chi è l’autorità che potrebbe vietare queste manifestazioni. Il sindaco non è tra queste. Solo l’autorità di pubblica sicurezza ha titolo per non consentirle», è intervenuto nel dibattito social il segretario del Silp-Cgil, il sindacato di polizia, Claudio Meoli. Che ha allegato il regolamento attraverso il quale, con domanda alla questura, si chiede il nulla-osta all’organizzazione di una manifestazione pubblica.
Ma è soprattutto la politica, dopo questa edizione di Canapisa, ad alzare i toni. Compreso il vicesindaco Paolo Ghezzi (“In Lista per Pisa”), che su Facebook ha postato un suo intervento pubblicato sul Tirreno nel 2009. Titolo: “Non possiamo più tollerare né i violenti, né Canapisa”. «La mia posizione in merito - commenta Ghezzi - è pubblica dal 2009 e ho avuto modo di ribadirla ai diversi prefetti e questori che si sono succeduti negli anni. Ritengo Canapisa un modo assolutamente inadeguato di trattare un tema tremendamente serio soprattutto in ambito giovanile. D’altra parte è la stessa posizione del sindaco».
Francesco Loi
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