Il presidio
Galileo battuto, a Firenze la sfida tra vernacolisti
di Roberta Galli
Applausi e risate alla battaglia tra Pisa e la città di Dante l’altra sera alle Piagge I fiorentini Ranfagni e Luchini hanno “sconfitto” i medici Vannozzi e Nardella
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PISA. Firenze batte Pisa al fotofinish. Dante ha fatto lo sgambetto a Galileo. A decretare la vittoria, all’ultima sfida, l’applauso del pubblico, sentito e divertito, e, se vogliamo, per rendere omaggio agli ospiti fiorentini. La giuria chiamata a decidere si era infatti pronunciata per un ex aequo. Così si è conclusa la “Disfida in vernacolo” tra pisani e fiorentini, una simpatica gara tra vernacolisti andata in scena l’altra sera nell’anfiteatro all’aperto alle Piagge. Un evento promosso dall’Alap (Associazione Laureati Ateneo Pisano) presieduta da Paolo Ghezzi in occasione del cinquantenario della fondazione e dal Crocchio Goliardi Spensierati. Evento, quest’anno, inserito nelle iniziative della festa di Sant’Ubaldo che ogni anno colora le Piagge.
Nelle passate edizioni si erano battute sul palco le città di Pisa e Livorno, con degli autentici mostri sacri del teatro vernacolo e della poesia locale. Mentre questa volta il palco all’allestito all’ombra della chiesa di San Michele degli Scalzi ha accolto per Pisa Miriano Vannozzi e Alfonso Nardella, due medici con la passione per il vernacolo, mentre per Firenze Valerio Ranfagni e Lisetta Luchini, due professionisti di questa antica arte. E la “disfida” è andata in scena senza esclusione di colpi. Non dimenticando però quella sana goliardia che contraddistingue da sempre questa tradizione. Non a caso la locandina della “disfida” (opera di Nicola Gorreri) ritraeva un improbabile duello tra Galileo Galilei (in sciarpa nerazzurra) e un Dante Alighieri (ovviamente con sciarpa viola) che brandivano rispettivamente la Torre di Pisa e la Torre di Palazzo Vecchio. Icona, quest’ultima, consegnata al termine della sfida alla squadra fiorentina vincitrice. Ma solo per un soffio. Anche Vannozzi e Nardella, con la loro bravura e arguzia, hanno strappato risate e applausi a scena aperta. Ottima la conduzione affidata a Lorenzo Gremigni dell’Alap, che da buon padrone di casa ha diretto e dato ritmo alla serata tra una esibizione e l’altra (disquisendo in vernacolo di campanili, attualità, vicende familiari e risate in libertà), ospitando anche la pungente ironia di Mario Messerini e Fulvio Pacitto, che con i loro versi hanno regalato momenti di puro divertimento tra una sfida e l’altra. Un verdetto sofferto fino all’ultimo, emesso dalla giuria composta dal sindaco Marco Filippeschi, dal vicesindaco Paolo Ghezzi, dal rettore Paolo Mancarella, da Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, dal consigliere regionale Antonio Mazzeo e dai vernacolisti Fulvio Pacitto e Angelo Savelli. Con tanto di palette in mano, raffiguranti il giglio fiorentino e la croce pisana, realizzate da Fabio Vasarelli, la giuria ha giudicato al termine ogni singola esibizione. Una bella festa, dove senza ombra di dubbio è stato il vernacolo a vincere. Quell’antica arte, tutta toscana, patrimonio di tutti, pisani e fiorentini, che unisce al di là delle divisioni campanilistiche. «Una bella serata – ha sottolineato Filippeschi – a testimonianza che il vernacolo è ancora vivo e rappresenta la nostra tradizione cittadina».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nelle passate edizioni si erano battute sul palco le città di Pisa e Livorno, con degli autentici mostri sacri del teatro vernacolo e della poesia locale. Mentre questa volta il palco all’allestito all’ombra della chiesa di San Michele degli Scalzi ha accolto per Pisa Miriano Vannozzi e Alfonso Nardella, due medici con la passione per il vernacolo, mentre per Firenze Valerio Ranfagni e Lisetta Luchini, due professionisti di questa antica arte. E la “disfida” è andata in scena senza esclusione di colpi. Non dimenticando però quella sana goliardia che contraddistingue da sempre questa tradizione. Non a caso la locandina della “disfida” (opera di Nicola Gorreri) ritraeva un improbabile duello tra Galileo Galilei (in sciarpa nerazzurra) e un Dante Alighieri (ovviamente con sciarpa viola) che brandivano rispettivamente la Torre di Pisa e la Torre di Palazzo Vecchio. Icona, quest’ultima, consegnata al termine della sfida alla squadra fiorentina vincitrice. Ma solo per un soffio. Anche Vannozzi e Nardella, con la loro bravura e arguzia, hanno strappato risate e applausi a scena aperta. Ottima la conduzione affidata a Lorenzo Gremigni dell’Alap, che da buon padrone di casa ha diretto e dato ritmo alla serata tra una esibizione e l’altra (disquisendo in vernacolo di campanili, attualità, vicende familiari e risate in libertà), ospitando anche la pungente ironia di Mario Messerini e Fulvio Pacitto, che con i loro versi hanno regalato momenti di puro divertimento tra una sfida e l’altra. Un verdetto sofferto fino all’ultimo, emesso dalla giuria composta dal sindaco Marco Filippeschi, dal vicesindaco Paolo Ghezzi, dal rettore Paolo Mancarella, da Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale, dal consigliere regionale Antonio Mazzeo e dai vernacolisti Fulvio Pacitto e Angelo Savelli. Con tanto di palette in mano, raffiguranti il giglio fiorentino e la croce pisana, realizzate da Fabio Vasarelli, la giuria ha giudicato al termine ogni singola esibizione. Una bella festa, dove senza ombra di dubbio è stato il vernacolo a vincere. Quell’antica arte, tutta toscana, patrimonio di tutti, pisani e fiorentini, che unisce al di là delle divisioni campanilistiche. «Una bella serata – ha sottolineato Filippeschi – a testimonianza che il vernacolo è ancora vivo e rappresenta la nostra tradizione cittadina».
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