Il presidio
Il Capitano dei Leoni messo alla porta
L’accusa: non essere riuscito a formare una squadra. Ma lui si difende: «Mi hanno lasciato solo»
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PISA. «Mi sono impegnato sin dal settembre scorso per ricostruire la squadra dei Leoni con il ruolo di capitano. Il 26 marzo in piazza dei Cavalieri ho ricevuto l’investitura ufficiale e dopo un mese il luogotenente di Mezzogiorno mi ha dato il benservito». Questo lo sfogo di Maurizio Nacci, da anni nel Gioco del ponte prima come combattente poi come membro del comando australe, dopo la decisione della sua Parte di rimuoverlo dalla carica di capitano dei Leoni. Una decisione che Nacci contesta, tanto da rivolgersi all’organo supremo del Gioco, il Consiglio degli Anziani, con una lettera ufficiale. «Non ho nessun spirito di rivalsa né voglia di sterili polemiche – ci dice - Mi sono mosso in maniera ufficiale con questa lettera perché credo che in una manifestazione come la nostra debba esserci il rispetto per le persone. Rispetto che è mancato nei miei confronti». Nacci ripercorre in breve la vicenda. «A settembre i Leoni erano senza squadra e senza capitano (passato a Tramontana, ndr) – racconta – e per questo mi offrì come capitano per la ricostruzione. La mia richiesta fu accettata in primis dal magistrato e poi dal comando. Mi sono messo subito a lavoro reclutando 13 aspiranti combattenti e riuscendo anche ad avvicinare alcuni sponsor per le spese del materiale e dell’abbigliamento. Proprio nella fase iniziale degli allenamenti la nostra palestra venne chiusa per alcuni problemi con la Usl. Mi fu proposto di allenarmi con il San Marco ricevendo però un aiuto minimo da parte del consigliere militare». La situazione secondo Nacci non migliora. «Passano i giorni e dal comando nessun sostegno concreto. Lo stesso mio magistrato sembrava sordo alle richieste di supporto per la parte militare. Mi sono ritrovato solo – prosegue l’ex capitano – e logicamente anche i miei combattenti in questa precarietà sono passati in blocco in un’altra squadra di Mezzogiorno». Un mese dopo l’investitura di capitano in piazza dei Cavalieri, arriva “l’esonero”. «Per il bene della squadra dei Leoni – aggiunge Nacci - avevo accettato anche il degradante, secondo me, affiancamento di un altro capitano. Capitano che allenava i miei combattenti ingenerando sicuramente confusione nella squadra. Nonostante questo, il 26 aprile il luogotenente mi invia una lettera in cui, sulla base delle indicazioni del mio magistrato, mi sollevava dall’incarico per non essere riuscito a formare una squadra». La conclusione: «Con la lettera al Consiglio degli Anziani ho voluto far conoscere il “caso Leoni”, non volendo essere il capro espiatorio per l’ennesimo fallimento. Se nel giro di pochi mesi per ben due volte un gruppo di combattenti bianconeri lascia la squadra (questa volta almeno rimanendo a Mezzogiorno), forse esistono responsabilità di tutti e non solo mie». (d.b.)
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