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Pisa

«Assumeremo, e metà saranno esterni»

«Assumeremo, e metà saranno esterni»

PISA. Assumere docenti giovani ed esterni. È la proposta che farà Pierluigi Barrotta al consiglio di dipartimento. Filosofo, è alla guida di Civiltà e forme del sapere da novembre e ha già incassato...

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PISA. Assumere docenti giovani ed esterni. È la proposta che farà Pierluigi Barrotta al consiglio di dipartimento. Filosofo, è alla guida di Civiltà e forme del sapere da novembre e ha già incassato un primato. «Per la verità è la seconda Vqr che si tiene in Italia e noi siamo sempre stati fra i dipartimenti di eccellenza».
Professor Barrotta, qual è il segreto?
Beh siamo risultati i migliori per le pubblicazioni su rivisteinternazionali o per la capacità di attrarre finanziamenti ministeriali ed europei»
Pisa è sempre stata famosa per la sua tradizione negli studi di storia e filosofia. Ma i grandi nomi?
«C’è una bella tradizione. Ma abbiamo studiosi molto conosciuti a livello internazionale. Certo, Bodei, Gargani, Barone, Tangheroni, Violante sono tutte eccellenze internazionali che hanno fatto scuola. L’università si basa proprio sul rapporto profondo fra maestro e discepolo. È attraverso questo rapporto quotidiano che si trasmette il sapere e si impara a fare ricerca».
Adesso riceverete più finanziamenti?
«Dovremo presentare un progetto. Non sono sicuri. Ma il finanziamento è consistente: 1 milione e 300mila euro all’anno per cinque anni. Nel nostro caso sarà aumentato del 20 per cento perché siamo un dipartimento grande e i fondi potranno essere spesi in progetti di ricerca ma anche nell’assunzione di nuovo personale».
E cosa ne farete?
«Fra i docenti c’è un invecchiamento progressivo che ha superato il livello di guardia. La legge ci consente di destinare una parte di questi soldi al reclutamento di esterni, anche stranieri. Credo sia utile aumentare al massimo la capacità di attirare studiosi giovani con buone capacità scientifiche per realizzare il progetto di ricerca che fra cinque anni dovrà essere valutato. Quindi proporrò al consiglio di dipartimento di destinare metà delle risorse alle promozioni interne e metà agli esterni».
I vostri risultati contribuiranno ad aumentare anche i finanziamenti generali all’ateneo?
«No, sono destinati ai dipartimenti di eccellenza. E anzi, diminuirà il fondo ordinario tra quelli che non l’hanno ottenuta».
È una rivincita per settori del sapere rimasti un po’ sempre ai margini?
«No, perché? Guardi, i nostri laureati escono dopo aver fatto una bella ginnastica mentale che consente loro di trovarsi bene in qualsiasi settore del lavoro. Ne è una dimostrazione il politecnico di Torino, dove è stata introdotto nel piano di studi filosofia della scienza, uno strumento critico considerato importante anche per le discipline più tecniche. Inoltre da anni stiamo andando contro corrente, il numero degli iscritti non diminuisce».
Insomma, se chi vuole studiare storia e filosofia in Toscana deve venire a Pisa?
(Ride…) «È insegnata naturalmente anche a Firenze e Siena, ma in effetti noi abbiamo molti studenti che vengono da fuori, da altre regioni, ma anche dalle parti di Toscana più vicine a Firenze».
(m.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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