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Tornano in vita le gloriose barche del Palio
di Roberta Galli
Realizzate negli anni Trenta sono state riscoperte in un vecchio deposito e restaurate
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PISA. Un pezzo di storia pisana torna agli antichi splendori. Parliamo delle quattro barche in legno, un tempo regine delle acque dell’Arno nel Palio di San Ranieri, interamente recuperate e restituite alla città. Un grande lavoro di restauro portato avanti dalla Navicelli spa insieme al Comune e, che ieri mattina, è stato ufficialmente presentato alla città e a tutti colori che amano e condividono la storia e le tradizioni di una grande Repubblica Marinara, quale Pisa era. La barca rappresenta, infatti, da sempre il segno distintivo di una comunità che ha solcato per anni i mari ed ha accarezzato le dolci acque dell’Arno. E quelle antiche imbarcazioni riportate ai fasti di un tempo hanno veramente un sapore particolare.
Presenti al taglio del nastro, Giovandomenico Caridi, presidente della Navicelli spa, l’assessore Federico Eligi, Alfredo Solarino, presidente Ctp 5, gli alunni di numerose scuole (Toniolo, Moretti e Genovesi) e il maestro d’ascia Antonio Patania. Quattro importanti cimeli che adesso potranno essere ammirati da tutti, in terra ed in acqua, attraverso un percorso museale che presto sarà allestito sotto il cavalcavia della superstrada proprio dalla Navicelli. «Un restauro importante – ha commentato l’assessore Eligi – grazie al quale abbiamo potuto recuperare un patrimonio che altrimenti rischiava di andare perduto. Adesso il nostro obbiettivo è che le barche non siano solo esposte, ma possano tornare in acqua. In particolare durante l’esposizione della Pala del Santo sull’Arno e o per la sfilata sul fiume».
Un risultato che riempie di orgoglio anche la Navicelli spa, anima e cuore di questo importante recupero. «Siamo contenti – ha precisato Caridi – di aver contribuito alla valorizzazione di un pezzo di storia della città. Le barche affondano le loro radici nel passato e nella tradizioni di questa grande comunità. Ed è stato bello, vedere, giorno dopo giorno, queste imbarcazioni riacquistare la loro anima, fatta di legni importanti, di colori e di antichi stemmi. Oltre ad alcune targhette metalliche che riportano l’anno di fondazione e il cantiere che le ha realizzate».
LA STORIA. Era infatti l’anno 1935 quanto i maestri d’ascia pisani Fontani, in particolare Odoardo detto “Pallino”, titolati di cantiere lungo la golena d’Arno sul viale D’Annunzio, costruivano le quattro barche, ognuna rappresentante un quartiere della città (la gialla San Francesco, la rossa San Martino, la verde Sant’Antonio, la celeste Santa Maria) che gareggiavano il 17 giugno per il Palio di San Ranieri. Anni e anni di emozioni e riconoscimenti. Poi, lo stop definitivo.
Il ritrovamento. «L’unica cosa certa –afferma Eligi – è che queste gloriose barche hanno gareggiato fino agli anni 80’. Poi, una volta sostituite con quelle in vetroresina, sono state abbandonate per finire nel deposito di una carrozzeria a Calci. Dove tempo fa le ho rinvenute. Da qui l’idea, come amministrazione comunale, di attivare un percorso per farle riviverle». E così è accaduto. Grazie, infatti, all’apporto fornito dalla Navicelli spa e dalle tante piccole aziende che hanno curato le profonde ferite apertesi nelle pregiate ossature in legno e permesso a queste barche di “rivivere” .
L’esposizione. Il restauro è terminato al 90 per cento e presto le quattro imbarcazioni potranno tornare a fare bella mostra di sé grazie ad esposizione permanente presso la stessa Navicelli. «Un progetto – ha detto Caridi – al quale stiamo lavorando ed aperto a tutta città».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Presenti al taglio del nastro, Giovandomenico Caridi, presidente della Navicelli spa, l’assessore Federico Eligi, Alfredo Solarino, presidente Ctp 5, gli alunni di numerose scuole (Toniolo, Moretti e Genovesi) e il maestro d’ascia Antonio Patania. Quattro importanti cimeli che adesso potranno essere ammirati da tutti, in terra ed in acqua, attraverso un percorso museale che presto sarà allestito sotto il cavalcavia della superstrada proprio dalla Navicelli. «Un restauro importante – ha commentato l’assessore Eligi – grazie al quale abbiamo potuto recuperare un patrimonio che altrimenti rischiava di andare perduto. Adesso il nostro obbiettivo è che le barche non siano solo esposte, ma possano tornare in acqua. In particolare durante l’esposizione della Pala del Santo sull’Arno e o per la sfilata sul fiume».
Un risultato che riempie di orgoglio anche la Navicelli spa, anima e cuore di questo importante recupero. «Siamo contenti – ha precisato Caridi – di aver contribuito alla valorizzazione di un pezzo di storia della città. Le barche affondano le loro radici nel passato e nella tradizioni di questa grande comunità. Ed è stato bello, vedere, giorno dopo giorno, queste imbarcazioni riacquistare la loro anima, fatta di legni importanti, di colori e di antichi stemmi. Oltre ad alcune targhette metalliche che riportano l’anno di fondazione e il cantiere che le ha realizzate».
LA STORIA. Era infatti l’anno 1935 quanto i maestri d’ascia pisani Fontani, in particolare Odoardo detto “Pallino”, titolati di cantiere lungo la golena d’Arno sul viale D’Annunzio, costruivano le quattro barche, ognuna rappresentante un quartiere della città (la gialla San Francesco, la rossa San Martino, la verde Sant’Antonio, la celeste Santa Maria) che gareggiavano il 17 giugno per il Palio di San Ranieri. Anni e anni di emozioni e riconoscimenti. Poi, lo stop definitivo.
Il ritrovamento. «L’unica cosa certa –afferma Eligi – è che queste gloriose barche hanno gareggiato fino agli anni 80’. Poi, una volta sostituite con quelle in vetroresina, sono state abbandonate per finire nel deposito di una carrozzeria a Calci. Dove tempo fa le ho rinvenute. Da qui l’idea, come amministrazione comunale, di attivare un percorso per farle riviverle». E così è accaduto. Grazie, infatti, all’apporto fornito dalla Navicelli spa e dalle tante piccole aziende che hanno curato le profonde ferite apertesi nelle pregiate ossature in legno e permesso a queste barche di “rivivere” .
L’esposizione. Il restauro è terminato al 90 per cento e presto le quattro imbarcazioni potranno tornare a fare bella mostra di sé grazie ad esposizione permanente presso la stessa Navicelli. «Un progetto – ha detto Caridi – al quale stiamo lavorando ed aperto a tutta città».
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