Il presidio
inchiesta su sponsor e fondi neri
False fatture, soldi sequestrati
Le accuse a un imprenditore: costi fittizi per pagare meno tasse
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Fatture false per pagare meno tasse. Soldi versati dagli sponsor a tre società di volley della Valdera che facevano tornare indietro gran parte del denaro con un duplice effetto: le aziende potevano detrarre costi fittizi abbattendo l’imponibile e al tempo stesso costituire anche dei fondi neri.
L’inchiesta è del giugno 2013 e da allora i duelli tra indagati continuano a rimbalzare tra la Cassazione e il Tribunale di Pisa.
L’ultimo pronunciamento della Suprema Corte respinge il ricorso di un imprenditore nei confronti del quale gli ermellini hanno confermano il sequestro dei soldi bloccati all’epoca dell’indagine e ritenuto frutto di evasione fiscale.
Si tratta di Filippo Ciampini, 46 anni, di Pontedera, rappresentante legale della società Phytomed (settore benessere e alimentare), al quale la Guardia di finanza contesta di «aver indicato, al fine di evadere le imposte sul reddito e sul valore aggiunto di detta società, nelle corrispondenti dichiarazioni annuali, elementi passivi fittizi avvalendosi di tre fatture relative a operazioni inesistenti».
Nel 2013 all’imprenditore il gip del Tribunale pisano furono sequestrati 42mila euro «pari all'ammontare dell'imposta evasa» sottolinearono gli inquirenti. Secondo l’accusa «le fatture emesse dalla società C.S.C. Pallavolo, il cui legale rappresentate era Giuseppe Calò (dal 1990 al 2010, ndr), erano relative a operazioni di sponsorizzazione in tutto o in parte inesistenti ed erano state rilasciate allo scopo di consentire alla società del Ciampini di contabilizzare costi fittizi e di ottenere un'indebita detrazione dell'Iva».
In un ping pong di ricorsi e annullamenti tra Tribunale del Riesame e Cassazione sulla legittimità del sequestro, l’ultimo round dà torto al titolare della Phytomed.
Tutto ruotava intorno all’utilizzabilità delle dichiarazioni di una collaboratrice della C.S.C. sentita come persona informata sui fatti, ma poi indagata.
La Cassazione ha stabilito che quello che aveva verbalizzato non poteva essere usato contro di lei, ma nei confronti di terzi sì. E il terzo in questo caso è l’imprenditore Ciampini che si è visto respingere il ricorso contro il sequestro.
Tra le carte alla base dell’inchiesta, i finanzieri trovarono «un’annotazione manoscritta sequestrata al Calò, dove la Phytomed Srl era indicata come avente diritto al rimborso di due tranches di euro 3mila euro ciascuna».
L’inchiesta coinvolse 53 indagati (una cinquantina gli imprenditori soprattutto del settore conciario e calzaturiero e dell’indotto) tre società di pallavolo per false fatture stimate in almeno 6,7 milioni di euro. I sequestri furonofirmati per 4 milioni di euro, dai conti bancari a immobili e quote societarie, con l’obiettivo di garantire il recupero delle imposte evase.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’inchiesta è del giugno 2013 e da allora i duelli tra indagati continuano a rimbalzare tra la Cassazione e il Tribunale di Pisa.
L’ultimo pronunciamento della Suprema Corte respinge il ricorso di un imprenditore nei confronti del quale gli ermellini hanno confermano il sequestro dei soldi bloccati all’epoca dell’indagine e ritenuto frutto di evasione fiscale.
Si tratta di Filippo Ciampini, 46 anni, di Pontedera, rappresentante legale della società Phytomed (settore benessere e alimentare), al quale la Guardia di finanza contesta di «aver indicato, al fine di evadere le imposte sul reddito e sul valore aggiunto di detta società, nelle corrispondenti dichiarazioni annuali, elementi passivi fittizi avvalendosi di tre fatture relative a operazioni inesistenti».
Nel 2013 all’imprenditore il gip del Tribunale pisano furono sequestrati 42mila euro «pari all'ammontare dell'imposta evasa» sottolinearono gli inquirenti. Secondo l’accusa «le fatture emesse dalla società C.S.C. Pallavolo, il cui legale rappresentate era Giuseppe Calò (dal 1990 al 2010, ndr), erano relative a operazioni di sponsorizzazione in tutto o in parte inesistenti ed erano state rilasciate allo scopo di consentire alla società del Ciampini di contabilizzare costi fittizi e di ottenere un'indebita detrazione dell'Iva».
In un ping pong di ricorsi e annullamenti tra Tribunale del Riesame e Cassazione sulla legittimità del sequestro, l’ultimo round dà torto al titolare della Phytomed.
Tutto ruotava intorno all’utilizzabilità delle dichiarazioni di una collaboratrice della C.S.C. sentita come persona informata sui fatti, ma poi indagata.
La Cassazione ha stabilito che quello che aveva verbalizzato non poteva essere usato contro di lei, ma nei confronti di terzi sì. E il terzo in questo caso è l’imprenditore Ciampini che si è visto respingere il ricorso contro il sequestro.
Tra le carte alla base dell’inchiesta, i finanzieri trovarono «un’annotazione manoscritta sequestrata al Calò, dove la Phytomed Srl era indicata come avente diritto al rimborso di due tranches di euro 3mila euro ciascuna».
L’inchiesta coinvolse 53 indagati (una cinquantina gli imprenditori soprattutto del settore conciario e calzaturiero e dell’indotto) tre società di pallavolo per false fatture stimate in almeno 6,7 milioni di euro. I sequestri furonofirmati per 4 milioni di euro, dai conti bancari a immobili e quote societarie, con l’obiettivo di garantire il recupero delle imposte evase.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google