Boom di B&b in Rete più 60% in un anno
di Mario Neri
Su Airbnb da 438 a 708. Ma quelli censiti sono appena 388
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PISA. Sembra un inseguimento senza speranza. Per quanto la caccia data dal Comune ai furbetti dell’ospitalità ne stia facendo emergere sempre di più dal far west della Rete, proprio nelle praterie della Rete le offerte fuorilegge stanno crescendo. Nell’ultimo anno Bed and breakfast, affittacamere e case vacanze sono proliferati, a ritmi esponenziali. Aumentati di oltre il 60%. E a giudicare dai dati ufficiali quasi la metà di quelle presenti in città sono strutture fantasma.
Per quanto non sia ancora Londra, Roma o Firenze - prese d’assalto da migliaia di host fantasma - anche Pisa sta diventando una frontiera per i pionieri irregolari dell’accoglienza turistica. Nonostante i controlli e i blitz della polizia municipale, si sta allargando il mercato sommerso di appartamenti, ville, camere e residenze trasformati in strutture ricettive. Un tesoro nascosto per le casse del Comune, una enclave di evasione potenzialmente sconfinata. Soprattutto sul fronte della tassa di soggiorno, ma non solo.
Sulla carta la città un anno fa contava circa 270 B&B, case per vacanza e affittacamere professionali e non professionali (questi ultimi classificati come tali perché dichiarano un fatturato inferiore ai 5.000 euro annui); oggi, sempre a stare al censimento ufficiale del Comune, sono 388. Comincia a dare risultati il giro di vite assestato da Palazzo Gambacorti a questo settore della ricezione turistica, ma non abbastanza da far affiorare le reali dimensioni del fenomeno. Basta un giro su Airbnb, il gigante mondiale delle ricerche online di cohousing, per capire quanto sia enormemente più vasto e stia seguendo un trend di sviluppo inarrestabile. Per tracciare una mappa di tutti i suoi iscritti, da tempo il portale si avvale di Airdna, una azienda californiana. Gli analisti di Santa Monica hanno elaborato i “big data” relativi agli “host” pisani (i proprietari che offrono camere singole o in condivisione, monolocali, appartamenti, ville o residenze): il 15 maggio 2016, per i report della company statunitense, Airbnb contava sul territorio comunale 438 offerte, oggi sono 708. L’impennata è del 61,64%.
Una stanza, interi appartamenti, dimore storiche, attici, loft. Si va da 24 a oltre 500 euro al giorno, in alcuni casi si superano perfino i 1000 euro. Ottomila posti letto in una città che ne registra 16 mila. E il grosso si concentra proprio nel centro storico. I dossier di Airdna sono chirurgici: descrivono con precisione quali e quante sono le tipologie (dalla stanza condivisa fino agli appartamenti con 4 o più camere), e quanto costano le stanze in città. Ma soprattutto quante volte sono state occupate e quanto ci si può ricavare se si diventa locatari a «5 stelle» (cioè con ottime recensioni) e con buone percentuali di occupazione dell’alloggio.
E c’è un dato interessante che rivela quanto questa frontiera del turismo stia diventando un business. Di 581 proprietari, ben 122 possiedono più di un immobile da dare in affitto. Di fatto sono manager di un tessuto economico per gran parte fantasma, sconosciuto ai database ufficiali, fuori dai radar del fisco, che eppure sarebbe facilmente rintracciabile scandagliando il web. Le cifre, poi, parlano chiaro: mentre, in media, l’affitto annuo di un alloggio da circa 100 metri quadrati con 5 vani in centro frutta dai 10mila ai 12mila euro, il reddito potenziale di chi gioca la sua partita su Airbnb può arrivare fino a 41 mila dollari. Con un appartamento con 3 stanze si possono raggiungere i 33 mila, con 2 i 24 mila, con una camera 19 mila all’anno. Numeri preziosi per comprendere la portata di una rivoluzione del tessuto urbano ed economico della città. Rispetto a un anno fa i guadagni stimati da Airdna si sono raddoppiati: con 4 stanze, ad esempio, si riuscivano a raggranellare 24 mila dollari.
Ma queste sono cifre centrate dai più bravi, da chi riesce a tenere una buona media di prenotazioni e ad occupare gli alloggi durante il corso dell’anno almeno per l’83% la disponibilità dei posti letto. In realtà la media di occupazione è al 40%, e secondo i calcoli dei californiani Airbnb oggi mobilità a Pisa un giro d’affari da 6,2 milioni di euro. Segno che questo mercato semi sotterraneo non solo si sta consolidando, ma sta erodendo tutta la crescita delle presenze turistiche. Così si spiega il fenomeno denunciato da Confesercenti: un aumento degli arrivi ma una diminuzione dei fatturati per le strutture ricettive in chiaro.
E nella sfasatura fra la rete censita dal Comune e la fotografia scattata dagli esperti statunitensi nel loro dossier cresce una zona grigia in cui molti di coloro che oggi si dichiarano residenti sono in realtà piccoli imprenditori turistici. Miracoli della rendita. Non sempre le dighe riescono ad arginare la piena. A volte fanno solo da tappo ad una grande alluvione del mercato. E quella sì, produce degrado, sociale prima ancora che urbano, un’emorragia demografica non perfettamente inquadrata dai dati ufficiali. Forse potrebbe spiegarsi così anche il lievissimo aumento dei residenti censiti dall’anagrafe all’interno della cerchia delle mura, passati in dieci anni da 12. 671 a 12. 706. Residenti reali? Più probabilmente “di facciata”, utili a alimentare un affare imperniato sulla rendita.
Non è un caso allora che la task force di vigili e ispettori della Sepi che l'assessore al bilancio Andrea Serfogli ha dispiegato sul territorio a caccia di evasori della tassa di soggiorno scopra in media un B&b irregolare su due. Basti dire che in città l’Anbba, l’associazione nazionale dei B%b, vanta non più di una cinquantina di associati. «Il resto - ha sempre detto il referente toscano Cesare Gherardi - sono cani sciolti, gente che ha trasformato quelle che al catasto risulterebbero come prime case in strutture ricettive. Del resto per iscriversi ad Airbnb basta un a autocertificazione di regolarità fiscale».
Il Web check in, il portale inaugurato dal Comune e a cui chi possiede un alloggio può registrarsi, può aiutare ma non essere risolutivo. Potrebbe esserlo invece un patto anti-evasione come quello che Firenze ha stretto con Airbnb. Il gigante del booking on line da un anno trattiene una quota per la tassa di soggiorno al momento della prenotazione e la gira al Comune. Palazzo Vecchio incasserà 10 milioni di euro, un’impennata delle entrate del 35%. Da noi per ora nessuno a Palazzo Gambacorti ha ancora alzato il telefono per tentare un negoziato simile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per quanto non sia ancora Londra, Roma o Firenze - prese d’assalto da migliaia di host fantasma - anche Pisa sta diventando una frontiera per i pionieri irregolari dell’accoglienza turistica. Nonostante i controlli e i blitz della polizia municipale, si sta allargando il mercato sommerso di appartamenti, ville, camere e residenze trasformati in strutture ricettive. Un tesoro nascosto per le casse del Comune, una enclave di evasione potenzialmente sconfinata. Soprattutto sul fronte della tassa di soggiorno, ma non solo.
Sulla carta la città un anno fa contava circa 270 B&B, case per vacanza e affittacamere professionali e non professionali (questi ultimi classificati come tali perché dichiarano un fatturato inferiore ai 5.000 euro annui); oggi, sempre a stare al censimento ufficiale del Comune, sono 388. Comincia a dare risultati il giro di vite assestato da Palazzo Gambacorti a questo settore della ricezione turistica, ma non abbastanza da far affiorare le reali dimensioni del fenomeno. Basta un giro su Airbnb, il gigante mondiale delle ricerche online di cohousing, per capire quanto sia enormemente più vasto e stia seguendo un trend di sviluppo inarrestabile. Per tracciare una mappa di tutti i suoi iscritti, da tempo il portale si avvale di Airdna, una azienda californiana. Gli analisti di Santa Monica hanno elaborato i “big data” relativi agli “host” pisani (i proprietari che offrono camere singole o in condivisione, monolocali, appartamenti, ville o residenze): il 15 maggio 2016, per i report della company statunitense, Airbnb contava sul territorio comunale 438 offerte, oggi sono 708. L’impennata è del 61,64%.
Una stanza, interi appartamenti, dimore storiche, attici, loft. Si va da 24 a oltre 500 euro al giorno, in alcuni casi si superano perfino i 1000 euro. Ottomila posti letto in una città che ne registra 16 mila. E il grosso si concentra proprio nel centro storico. I dossier di Airdna sono chirurgici: descrivono con precisione quali e quante sono le tipologie (dalla stanza condivisa fino agli appartamenti con 4 o più camere), e quanto costano le stanze in città. Ma soprattutto quante volte sono state occupate e quanto ci si può ricavare se si diventa locatari a «5 stelle» (cioè con ottime recensioni) e con buone percentuali di occupazione dell’alloggio.
E c’è un dato interessante che rivela quanto questa frontiera del turismo stia diventando un business. Di 581 proprietari, ben 122 possiedono più di un immobile da dare in affitto. Di fatto sono manager di un tessuto economico per gran parte fantasma, sconosciuto ai database ufficiali, fuori dai radar del fisco, che eppure sarebbe facilmente rintracciabile scandagliando il web. Le cifre, poi, parlano chiaro: mentre, in media, l’affitto annuo di un alloggio da circa 100 metri quadrati con 5 vani in centro frutta dai 10mila ai 12mila euro, il reddito potenziale di chi gioca la sua partita su Airbnb può arrivare fino a 41 mila dollari. Con un appartamento con 3 stanze si possono raggiungere i 33 mila, con 2 i 24 mila, con una camera 19 mila all’anno. Numeri preziosi per comprendere la portata di una rivoluzione del tessuto urbano ed economico della città. Rispetto a un anno fa i guadagni stimati da Airdna si sono raddoppiati: con 4 stanze, ad esempio, si riuscivano a raggranellare 24 mila dollari.
Ma queste sono cifre centrate dai più bravi, da chi riesce a tenere una buona media di prenotazioni e ad occupare gli alloggi durante il corso dell’anno almeno per l’83% la disponibilità dei posti letto. In realtà la media di occupazione è al 40%, e secondo i calcoli dei californiani Airbnb oggi mobilità a Pisa un giro d’affari da 6,2 milioni di euro. Segno che questo mercato semi sotterraneo non solo si sta consolidando, ma sta erodendo tutta la crescita delle presenze turistiche. Così si spiega il fenomeno denunciato da Confesercenti: un aumento degli arrivi ma una diminuzione dei fatturati per le strutture ricettive in chiaro.
E nella sfasatura fra la rete censita dal Comune e la fotografia scattata dagli esperti statunitensi nel loro dossier cresce una zona grigia in cui molti di coloro che oggi si dichiarano residenti sono in realtà piccoli imprenditori turistici. Miracoli della rendita. Non sempre le dighe riescono ad arginare la piena. A volte fanno solo da tappo ad una grande alluvione del mercato. E quella sì, produce degrado, sociale prima ancora che urbano, un’emorragia demografica non perfettamente inquadrata dai dati ufficiali. Forse potrebbe spiegarsi così anche il lievissimo aumento dei residenti censiti dall’anagrafe all’interno della cerchia delle mura, passati in dieci anni da 12. 671 a 12. 706. Residenti reali? Più probabilmente “di facciata”, utili a alimentare un affare imperniato sulla rendita.
Non è un caso allora che la task force di vigili e ispettori della Sepi che l'assessore al bilancio Andrea Serfogli ha dispiegato sul territorio a caccia di evasori della tassa di soggiorno scopra in media un B&b irregolare su due. Basti dire che in città l’Anbba, l’associazione nazionale dei B%b, vanta non più di una cinquantina di associati. «Il resto - ha sempre detto il referente toscano Cesare Gherardi - sono cani sciolti, gente che ha trasformato quelle che al catasto risulterebbero come prime case in strutture ricettive. Del resto per iscriversi ad Airbnb basta un a autocertificazione di regolarità fiscale».
Il Web check in, il portale inaugurato dal Comune e a cui chi possiede un alloggio può registrarsi, può aiutare ma non essere risolutivo. Potrebbe esserlo invece un patto anti-evasione come quello che Firenze ha stretto con Airbnb. Il gigante del booking on line da un anno trattiene una quota per la tassa di soggiorno al momento della prenotazione e la gira al Comune. Palazzo Vecchio incasserà 10 milioni di euro, un’impennata delle entrate del 35%. Da noi per ora nessuno a Palazzo Gambacorti ha ancora alzato il telefono per tentare un negoziato simile.
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