Il presidio
«Coerenti con il mandato, autonomi nelle scelte»
I consiglieri Dell’Omodarme e Fichi dopo l’addio al Pd e il passaggio ad Articolo Uno: «Accelerare sulle richieste dei cittadini nei quartieri». Fontanelli: «Dubbio alleanze»
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PISA. «Coerenti con il programma, autonomi nelle scelte». Nella sede di via San Martino, Juri Dell’Omodarme e Veronica Fichi parlano per la prima volta pubblicamente da ex Pd. Ora sono sotto le insegne di Articolo Uno. Alle loro spalle, le foto di Berlinguer e Gramsci, il manifesto che annuncia l’incontro con Bersani del 18 e le bandiere del nuovo movimento. A fianco i leader pisani, il deputato Paolo Fontanelli e la senatrice Maria Grazia Gatti.
Nella loro decisione tornano e soprattutto s’intrecciano, quasi si sovrappongono, due dei motivi cardine della discussione politica cittadina verso le amministrative del 2018: continuità e discontinuità. «Abbiamo deciso di continuare a dare il sostegno al programma di mandato su cui siamo stati eletti. Per questo, come abbiamo annunciato, rimaniamo in maggioranza», è la continuità dichiarata da Dell’Omodarme e Fichi nel costituire il nuovo gruppo di Articolo Uno-Mdp in consiglio comunale (Fichi capogruppo). Ma anche, in effetti, discontinuità: «Occorre dare una scossa positiva alla città e un cambio di passo. Dobbiamo tornare - aggiungono - ad ascoltare le persone, rispondere meglio ai loro bisogni e lavorare da subito per la Pisa del 2028».
Dunque, c’è il sostegno garantito all’azione amministrativa della giunta Filippeschi nell’ultimo anno di mandato e, al tempo stesso, la critica. «Dove concretizzare il cambio di passo? Il mercatino di viale Gramsci è un buon esempio, un modo di agire fuori da schemi più tradizionali da replicare. I Piuss, progetti importanti, hanno chiesto sacrifici a zone più periferiche della città. Si tratta ora di fare andare avanti quei piccoli interventi che però danno il senso di attenzione. Del bilancio partecipato, fatto con le richieste della gente attraverso i Ctp, si parla da anni: è il momento di passare all’azione. Il radicamento sul territorio è essenziale, la capacità di ascolto anche».
S’inserisce Fontanelli: «La presenza in consiglio comunale dà una visibilità importante ad Articolo Uno nella sua espressione di coerenza rispetto agli indirizzi del mandato, ma anche di autonomia rispetto al modo in cui il programma viene attuato. E ci rafforza nell’impostare l’avvio di un “laboratorio di idee” a giugno, in vista delle elezioni 2018».
E qui si arriva al punto principale, quello che l’ex sindaco definisce «il veto nazionale di Renzi al dialogo con Articolo Uno». Al di là di quello che dice il segretario, «noto un atteggiamento diverso - dice Fontanelli - da parte dei dirigenti locali del Pd, attraverso le loro dichiarazioni di apertura al dialogo. Ma il nodo della coerenza di scelta prima o poi si porrà. Il tema del centrosinistra è sul tavolo, però Renzi è una parola che quasi non pronuncia più e questo ci preoccupa». E anche sul metodo di dialogo in città Fontanelli è netto: «Prima si parla con i cittadini, quindi si costruisce il programma e su questo si definiscono le alleanze, con scelta del candidato. Soffia un vento di sfiducia verso le istituzioni, per questo c’è molto da recuperare nel rapporto con la città».
Nei leader di Articolo Uno restano perplessità: «Finora la segreteria regionale del Pd non ha dato grandi prove. Sono state perse Arezzo, Grosseto, Viareggio. E quello che succede ora a Carrara è un paradosso. C’è troppo dirigismo nel modo di procedere».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nella loro decisione tornano e soprattutto s’intrecciano, quasi si sovrappongono, due dei motivi cardine della discussione politica cittadina verso le amministrative del 2018: continuità e discontinuità. «Abbiamo deciso di continuare a dare il sostegno al programma di mandato su cui siamo stati eletti. Per questo, come abbiamo annunciato, rimaniamo in maggioranza», è la continuità dichiarata da Dell’Omodarme e Fichi nel costituire il nuovo gruppo di Articolo Uno-Mdp in consiglio comunale (Fichi capogruppo). Ma anche, in effetti, discontinuità: «Occorre dare una scossa positiva alla città e un cambio di passo. Dobbiamo tornare - aggiungono - ad ascoltare le persone, rispondere meglio ai loro bisogni e lavorare da subito per la Pisa del 2028».
Dunque, c’è il sostegno garantito all’azione amministrativa della giunta Filippeschi nell’ultimo anno di mandato e, al tempo stesso, la critica. «Dove concretizzare il cambio di passo? Il mercatino di viale Gramsci è un buon esempio, un modo di agire fuori da schemi più tradizionali da replicare. I Piuss, progetti importanti, hanno chiesto sacrifici a zone più periferiche della città. Si tratta ora di fare andare avanti quei piccoli interventi che però danno il senso di attenzione. Del bilancio partecipato, fatto con le richieste della gente attraverso i Ctp, si parla da anni: è il momento di passare all’azione. Il radicamento sul territorio è essenziale, la capacità di ascolto anche».
S’inserisce Fontanelli: «La presenza in consiglio comunale dà una visibilità importante ad Articolo Uno nella sua espressione di coerenza rispetto agli indirizzi del mandato, ma anche di autonomia rispetto al modo in cui il programma viene attuato. E ci rafforza nell’impostare l’avvio di un “laboratorio di idee” a giugno, in vista delle elezioni 2018».
E qui si arriva al punto principale, quello che l’ex sindaco definisce «il veto nazionale di Renzi al dialogo con Articolo Uno». Al di là di quello che dice il segretario, «noto un atteggiamento diverso - dice Fontanelli - da parte dei dirigenti locali del Pd, attraverso le loro dichiarazioni di apertura al dialogo. Ma il nodo della coerenza di scelta prima o poi si porrà. Il tema del centrosinistra è sul tavolo, però Renzi è una parola che quasi non pronuncia più e questo ci preoccupa». E anche sul metodo di dialogo in città Fontanelli è netto: «Prima si parla con i cittadini, quindi si costruisce il programma e su questo si definiscono le alleanze, con scelta del candidato. Soffia un vento di sfiducia verso le istituzioni, per questo c’è molto da recuperare nel rapporto con la città».
Nei leader di Articolo Uno restano perplessità: «Finora la segreteria regionale del Pd non ha dato grandi prove. Sono state perse Arezzo, Grosseto, Viareggio. E quello che succede ora a Carrara è un paradosso. C’è troppo dirigismo nel modo di procedere».
Francesco Loi
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