Il presidio
«Falsificate le mie firme sui documenti»
di Pietro Barghigiani
Truffa al Cnr, la difesa di uno degli otto indagati: «Ho scoperto dall’inchiesta di essere amministratore di due associazioni»
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PISA. «Le firme sulle convenzioni? Palesemente false. Le associazioni che ricevevano incarichi dall’Ifc? Non sapevo neanche che esistessero, né che fossi l’amministratore».
Iuri Fedi, livornese, ieri mattina si è presentato davanti al sostituto procuratore Flavia Alemi.
È uno degli otto indagati nell’inchiesta sull’Ifc per truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e false fatturazioni.
L’accusa contesta la sparizione di 1,8 milioni di euro, oltre all’opaca rendicontazione di almeno 3 milioni.
Al centro della spoliazione delle casse del Cnr romano c’era il sistema di chiedere anticipazioni per progetti di ricerca finanziati solo sulla carta da sponsor.
Quei soldi arrivavano all’Istituto di fisiologia clinica, ma non avevano la successiva copertura del privato. Nel frattempo venivano affidati incarichi a società esterne all’Ifc in modo da far sparire i soldi pubblici. La scorsa settimana la Guardia di finanza ha sequestrato 17 immobili, auto, conti correnti, auto agli indagati per un ammontare di quasi 1,8 milioni.
Accompagnato dall’avvocato Rosy Sergi, Fedi ha risposto alle domande del magistrato dichiarando la propria totale estraneità alla vicenda.
«Delle persone indagate – ha riferito al pm – conosco solo il commercialista Bellucci, ma per una frequentazione occasionale che risale al 2003. Al massimo avremo giocato a calcetto qualche volta. Poi non l’ho più visto, né sentito». Fedi risulta amministratore di due associazioni, la Bc Antares di Cascina e Epidemiology & Nlp Spa di San Giuliano. Due strumenti attraverso i quali, per l’accusa, sono stati drenati fondi dall’Ifc ai conti personali degli indagati.
Quando la dottoressa Alemi gli ha messo davanti le convenzioni firmate a suo nome, Fedi ha disconosciuto le firme.
«È evidente che siano state contraffatte – spiega l’avvocato Sergi –. E spero che lo abbia capito anche il magistrato. Si vede benissimo. Quello che adesso ci preme chiarire è l’estraneità di Fedi alle accuse che gli vengono mosse. E poi capire chi ha messo in mezzo il mio cliente».
Fedi, amministratore a sua insaputa di due associazioni, deve ora fronteggiare anche un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per le due associazioni di cui era l’ignaro rappresentante legale.
Una beffa per chi sostiene di essere stato raggirato a sua volta in un marchingegno da truffa milionaria le cui pedine, con relativi meccanismi, gli erano completamente sconosciute.
«Abbiamo fornito tutti i chiarimenti – conclude il legale di Fedi – spiegando che il mio cliente non c’entra niente con questa gente e non si capacita di come possa essere stato usato il suo nome e la sua identità per operazioni del genere».
Mercoledì sono stati interrogati dal magistrato Antonio Bellucci, 49 anni, studio professionale e residenza a San Giuliano Terme e la moglie, Chiara Biagini, 36 anni, in passato dipendente a tempo determinato dell’Ifc nello stesso ufficio di Marco Borbotti, il custode 58enne di Molina di Quosa che con una falsa laurea in Economia e commercio era diventato il responsabile dell’ufficio entrate dell’istituto. Borbotti non si è presentato lunedì scorso in Procura.
È stato dichiarato incapace di intendere e volere e si trova in cura in una struttura. Martedì il professor Eugenio Picano, ex direttore Ifc, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ora toccherà a Daniele Ferri, altro ex collega di Borbotti licenziato un paio di anni fa; Simone Luzi, originario di Spoleto, domiciliato a Pisa, anche lui titolare di società di consulenza così come l’ottava indagata, Cristiana Bracci.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Iuri Fedi, livornese, ieri mattina si è presentato davanti al sostituto procuratore Flavia Alemi.
È uno degli otto indagati nell’inchiesta sull’Ifc per truffa ai danni dello Stato, falso ideologico e false fatturazioni.
L’accusa contesta la sparizione di 1,8 milioni di euro, oltre all’opaca rendicontazione di almeno 3 milioni.
Al centro della spoliazione delle casse del Cnr romano c’era il sistema di chiedere anticipazioni per progetti di ricerca finanziati solo sulla carta da sponsor.
Quei soldi arrivavano all’Istituto di fisiologia clinica, ma non avevano la successiva copertura del privato. Nel frattempo venivano affidati incarichi a società esterne all’Ifc in modo da far sparire i soldi pubblici. La scorsa settimana la Guardia di finanza ha sequestrato 17 immobili, auto, conti correnti, auto agli indagati per un ammontare di quasi 1,8 milioni.
Accompagnato dall’avvocato Rosy Sergi, Fedi ha risposto alle domande del magistrato dichiarando la propria totale estraneità alla vicenda.
«Delle persone indagate – ha riferito al pm – conosco solo il commercialista Bellucci, ma per una frequentazione occasionale che risale al 2003. Al massimo avremo giocato a calcetto qualche volta. Poi non l’ho più visto, né sentito». Fedi risulta amministratore di due associazioni, la Bc Antares di Cascina e Epidemiology & Nlp Spa di San Giuliano. Due strumenti attraverso i quali, per l’accusa, sono stati drenati fondi dall’Ifc ai conti personali degli indagati.
Quando la dottoressa Alemi gli ha messo davanti le convenzioni firmate a suo nome, Fedi ha disconosciuto le firme.
«È evidente che siano state contraffatte – spiega l’avvocato Sergi –. E spero che lo abbia capito anche il magistrato. Si vede benissimo. Quello che adesso ci preme chiarire è l’estraneità di Fedi alle accuse che gli vengono mosse. E poi capire chi ha messo in mezzo il mio cliente».
Fedi, amministratore a sua insaputa di due associazioni, deve ora fronteggiare anche un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate per le due associazioni di cui era l’ignaro rappresentante legale.
Una beffa per chi sostiene di essere stato raggirato a sua volta in un marchingegno da truffa milionaria le cui pedine, con relativi meccanismi, gli erano completamente sconosciute.
«Abbiamo fornito tutti i chiarimenti – conclude il legale di Fedi – spiegando che il mio cliente non c’entra niente con questa gente e non si capacita di come possa essere stato usato il suo nome e la sua identità per operazioni del genere».
Mercoledì sono stati interrogati dal magistrato Antonio Bellucci, 49 anni, studio professionale e residenza a San Giuliano Terme e la moglie, Chiara Biagini, 36 anni, in passato dipendente a tempo determinato dell’Ifc nello stesso ufficio di Marco Borbotti, il custode 58enne di Molina di Quosa che con una falsa laurea in Economia e commercio era diventato il responsabile dell’ufficio entrate dell’istituto. Borbotti non si è presentato lunedì scorso in Procura.
È stato dichiarato incapace di intendere e volere e si trova in cura in una struttura. Martedì il professor Eugenio Picano, ex direttore Ifc, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ora toccherà a Daniele Ferri, altro ex collega di Borbotti licenziato un paio di anni fa; Simone Luzi, originario di Spoleto, domiciliato a Pisa, anche lui titolare di società di consulenza così come l’ottava indagata, Cristiana Bracci.
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