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Maltratta la moglie, condannato
L’imputato, un imprenditore, ha ammesso ogni responsabilità dicendosi pentito
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PISA. Le botte, quelle, ci sono state solo una volta con tanto di referto ospedaliero. Era il 2015. Ma le offese e le aggressioni verbali sono state molte di più. Frequenti e sgradevoli nei picchi di rancore in quelle fasi che possono capitare nella vita di una coppia che si sta separando. Eccessi che la donna ha ritenuto di dover trasformare in querele e che ieri mattina hanno portato alla condanna del marito a un anno e 4 mesi con la condizionale.
Lui è un piccolo imprenditore della provincia, lei la moglie con la quale è in corso una causa di separazione giudiziale. Era accusato di maltrattamenti in famiglia e di non aver passato gli alimenti alla moglie, l’imputato che ha voluto chiudere con un’udienza gli errori collezionati nella fase finale del suo matrimonio.
L’uomo, assistito dall’avvocato Giulia Padovani, non ha cercato di sminuire le accuse della Procura (il pm Sisto Restuccia aveva chiesto 2 anni). Anzi, è arrivato al processo con rito abbreviato davanti al gip Giuseppe Laghezza ammettendo ogni colpa e dicendosi pentito per un comportamento che ha travalicato, negli effetti e al di là delle cause, le tensioni di una coppia in crisi.
Un atteggiamento che ha avuto il suo peso al momento del verdetto. Il giudice ha riconosciuto all’imprenditore le attenuanti generiche.
Una decisione non scontata in assenza di un mea culpa pieno e convinto che ha chiuso il fronte penale di un matrimonio al capolinea che aspetta solo il giudizio del tribunale civile per sciogliersi definitivamente.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Lui è un piccolo imprenditore della provincia, lei la moglie con la quale è in corso una causa di separazione giudiziale. Era accusato di maltrattamenti in famiglia e di non aver passato gli alimenti alla moglie, l’imputato che ha voluto chiudere con un’udienza gli errori collezionati nella fase finale del suo matrimonio.
L’uomo, assistito dall’avvocato Giulia Padovani, non ha cercato di sminuire le accuse della Procura (il pm Sisto Restuccia aveva chiesto 2 anni). Anzi, è arrivato al processo con rito abbreviato davanti al gip Giuseppe Laghezza ammettendo ogni colpa e dicendosi pentito per un comportamento che ha travalicato, negli effetti e al di là delle cause, le tensioni di una coppia in crisi.
Un atteggiamento che ha avuto il suo peso al momento del verdetto. Il giudice ha riconosciuto all’imprenditore le attenuanti generiche.
Una decisione non scontata in assenza di un mea culpa pieno e convinto che ha chiuso il fronte penale di un matrimonio al capolinea che aspetta solo il giudizio del tribunale civile per sciogliersi definitivamente.(p.b.)
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