Meteo
Renzi rifà la direzione ma lascia fuori i pisani
Nessuno degli eletti nell’assemblea nazionale alle primarie entra nel parlamento Dem E Orlando preferisce la livornese Silvia Velo al sindaco Marco Filippeschi
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Scusa, sono in riunione». «Perdonami, ma oggi proprio non posso». «Ho un febbrone, raffreddore di stagione, sai com’è...». Direzione quale? Tutti fuori dal taccuino e con le mani avanti: «Ma, in fondo, anche nell’ultima non è che ci fossero pisani», dicono per poi rimembrare invece che, sì, un pisano c’era. Certo, un esule in patria: Samuele Agostini, scampolo delle quote civatiane, ma almeno c’era. A questo giro invece no. Non pervenuti, diciamo pure ignorati. Nessuno fra i Dem della provincia di Pisa eletti nell’assemblea nazionale del Pd con le ultime primarie è entrato in direzione. Nessuno. Né un renziano né un orlandiano.
Così da ieri fra big e meno big del partito sul territorio regna ufficialmente il silenzio. Ufficiosamente, molto imbarazzo. Sì perché per come Matteo Renzi ha disegnato il parlamentino nazionale Pd, quello in cui ci sono i Dem che contano e decidono, non sembra esserci dubbio: Pisa e provincia sono periferia dell’impero, hinterland del Giglio magico, estrema propaggine del Rignano-power con cui l’ex premier si è appena ripreso il timone del partito e la guida della “ditta”. Fra i 21 toscani entrati nella direzione nazionale (composta in tutto da 160 rappresentanti) non c’è un sindaco, un consigliere, un assessore, un militante nato all’ombra della Torre. Non c’è Antonio Mazzeo, vicesegretario toscano e consigliere regionale, ma era prevedibile: nessuno dei quadri regionali farà parte della direzione (l’unico è infatti il segretario regionale Dario Parrini). Mazzeo pare avesse sponsorizzato il deputato Federico Gelli, ma Renzi gli ha preferito il ricciolone pesciatino, e organizzatore di Leopolde, Edoardo Fanucci. E soprattutto non è entrato nessuno dei sei renziani pisani eletti in assemblea con il voto ai gazebo. Non l’assessore alla mobilità di Pisa Giuseppe Forte, non l’ex tesoriere dem Nicola Landucci, il sindaco sanminiatese Vittorio Gabbanini, Angela Pirri, Francesca Mori o la giovane Francesca Napoli. Trentenne, per un soffio di millesimo rimasta fuori dalla rosa dei 20 millennials (gli under 30) che Renzi ha nominato personalmente in direzione facendo arrabbiare i Giovani Democratici e i sindaci. Ecco, i sindaci. Travolto dallo tsunami millennials anche Marco Filippeschi. Andrea Orlando per il parlamentino dem ha scelto tre donne, la senese Susanna Cenni, la fiorentina Elisa Simoni e Silvia Velo, la parlamentare livornese che ha fatto il bello e il cattivo tempo anche sulle scelte degli orlandiani all’ombra della Torre. Insomma, Pisa è tornata «vituperio delle genti».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Così da ieri fra big e meno big del partito sul territorio regna ufficialmente il silenzio. Ufficiosamente, molto imbarazzo. Sì perché per come Matteo Renzi ha disegnato il parlamentino nazionale Pd, quello in cui ci sono i Dem che contano e decidono, non sembra esserci dubbio: Pisa e provincia sono periferia dell’impero, hinterland del Giglio magico, estrema propaggine del Rignano-power con cui l’ex premier si è appena ripreso il timone del partito e la guida della “ditta”. Fra i 21 toscani entrati nella direzione nazionale (composta in tutto da 160 rappresentanti) non c’è un sindaco, un consigliere, un assessore, un militante nato all’ombra della Torre. Non c’è Antonio Mazzeo, vicesegretario toscano e consigliere regionale, ma era prevedibile: nessuno dei quadri regionali farà parte della direzione (l’unico è infatti il segretario regionale Dario Parrini). Mazzeo pare avesse sponsorizzato il deputato Federico Gelli, ma Renzi gli ha preferito il ricciolone pesciatino, e organizzatore di Leopolde, Edoardo Fanucci. E soprattutto non è entrato nessuno dei sei renziani pisani eletti in assemblea con il voto ai gazebo. Non l’assessore alla mobilità di Pisa Giuseppe Forte, non l’ex tesoriere dem Nicola Landucci, il sindaco sanminiatese Vittorio Gabbanini, Angela Pirri, Francesca Mori o la giovane Francesca Napoli. Trentenne, per un soffio di millesimo rimasta fuori dalla rosa dei 20 millennials (gli under 30) che Renzi ha nominato personalmente in direzione facendo arrabbiare i Giovani Democratici e i sindaci. Ecco, i sindaci. Travolto dallo tsunami millennials anche Marco Filippeschi. Andrea Orlando per il parlamentino dem ha scelto tre donne, la senese Susanna Cenni, la fiorentina Elisa Simoni e Silvia Velo, la parlamentare livornese che ha fatto il bello e il cattivo tempo anche sulle scelte degli orlandiani all’ombra della Torre. Insomma, Pisa è tornata «vituperio delle genti».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
