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Pisamover, ecco la clausola capestro
Un passaggio del contratto accolla i rischi di impresa al pubblico
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PISA. La principale, direbbe un prof di italiano, è netta, inoppugnabile: «Il rischio della domanda è a carico del concessionario». Tradotto: gli eventuali mancati ricavi del trenino ipertecnologico costato 71 milioni di euro (di cui 21 di soldi pubblici) saranno affari del privato. Insomma, se il People Mover inaugurato il 18 marzo scorso dal ministro dei trasporti Graziano Delrio dovesse rivelarsi un flop, dovrebbe essere la Pisamover spa ad accollarsi i deficit. Ma appunto il condizionale è d’obbligo. Perché nelle subordinate a quella principale, il contratto di appalto firmato dalla Leitner e soci esibisce quella che Elisabetta Zuccaro, consigliera comunale del M5S, definisce una «fregatura per i cittadini». Per quanto Fabrizio Cerri, amministratore di Pisamo, escluda qualsiasi automatismo, la clausola che potrebbe far ricadere sulla spesa pubblica il peso economico dei mancati guadagni del privato esiste eccome. Eccola: pagina 4 allegato 4 del contratto, “Matrice dei rischi People Mover”. Recita così: «L’amministrazione in ogni caso sarà disponibile a prendere in considerazione eventuali ed eccezionali situazioni in cui la contrazione della domanda possa inficiare l’equilibrio economico finanziario». Per amministrazione si intende la Regione, per domanda i passeggeri. Secondo le previsioni con cui è stato assegnato l’appalto dovrebbero essere il 30-35% di quelli macinati dal Galilei anno dopo anno. Secondo i piani, dovevano essere 1.766.494 passeggeri nel 2015 e dovrebbero essere 2.072.927 nel 2020 e 2.379.359 nel 2025. È evidente che il People Mover arrancasse già prima di entrare in funzione, dato che l’aeroporto ha sfiorato i 5 milioni di passeggeri solo nel 2016, con un anno di ritardo. Ed è evidente che non bastino per la tenuta economica dell’affair Pisamover i 2.000 biglietti staccati ogni giorno, come dichiarato da Cerri, visto che nel primo anno di gestione ne servirebbero circa 4.800 al giorno. Ma come un privato potrà scaricare sulla collettività il peso di un deficit? La scheda del contratto è chiara. Dovrà essere Pisamover a dimostrare «l’estraneità del concessionario rispetto alle cause che hanno generato la contrazione della domanda» e comunque «dovrà impegnarsi per limitare o contrastare questo impatto». Un esempio però esiste ed è già stato attuato. A causa della riduzione del contributo Ue, i finanziamenti pubblici si sono ridotti da 27 a 21 milioni. Inoltre, è aumentato di 3,5 milioni il costo dell’opera del privato a causa di prescrizioni ambientali aggiuntive. Risultato? Con una delibera del gennaio 2015, il Comune ha consentito al privato di aumentare da 2,5 a 2,7 euro il biglietto e da 578mila a 819mila euro il contributo in conto gestione annuo che la Regione dovrà versare per i prossimi 32 anni. «Non è un automatismo - ripete Cerri - Ma certo, se il Galilei non si sviluppasse secondo le previsioni o lo facesse meno perché Toscana Aeroporti privilegia Firenze, allora potrebbe configurarsi una situazione eccezionale indipendente dal privato». Bene, ma perché far pagare al pubblico gli errori strategici di un privato, qualunque esso sia?
(m.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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