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Sequestrate le case del funzionario Inps sotto inchiesta per peculato
Provvedimento della Corte dei conti per 950mila euro. Gli immobili si trovano a Pontasserchio e a Reggio Emilia
PISA. Case sequestrate. Box compresi. Lo ha deciso la Corte dei conti sui beni dell’ex funzionario Inps di piazza Guerrazzi arrestato nel maggio 2016 per peculato in concorso. Da novembre Antonino Finocchiaro, 59 anni, è tornato in libertà in attesa del processo chiesto dal sostituto procuratore Giovanni Porpora anche per i 32 beneficiari degli storni di cassa avvenuti in modo fraudolento a opera dell’impiegato per un totale contestato dalla Procura di un milione e 32mila euro. Dopo aver aperto un fascicolo, la Corte dei conti ha disposto un sequestro conservativo sui beni immobili di Finocchiaro per un importo di 950mila euro come danno erariale.
Si tratta di due case, una a Pontasserchio e una a Boretto in provincia di Reggio Emilia, e di tre garage. Un valore complessivo che non raggiunge i 200mila euro. Un anno fa Finocchiaro venne arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo e in parallelo la Procura sequestrò in via preventiva i suoi beni. Ora la mossa della magistratura contabile che mira a tutelare il credito verso lo Stato in caso di condanna dell’ex funzionario, nel frattempo licenziato dall’ Inps. Un atto per mettere in sicurezza i beni quello del sequestro conservativo in modo da non dare la possibilità al proprietario, al momento sotto giudizio della Corte dei conti, di disfarsene sfilando gli asset monetizzabili prima della sentenza.
Che Finocchiaro sia reo confesso è un dato acquisito fin dall’interrogatorio di garanzia successivo all’arresto. In gergo l’indagato ha avuto «un comportamento collaborativo e ammissivo». Secondo gli inquirenti «le azioni illecite sono consistite in particolare nell’aver, quale dipendente dell’ente previdenziale addetto all’inserimento dei dati relativi a trattamenti di Cassa integrazione guadagni straordinaria e corresponsioni delle relative somme spettanti ai lavoratori, effettuato operazioni di pagamenti non dovuti, con accrediti medianti conti correnti bancari o postali intestati a terzi inconsapevoli o a suoi complici, con danno patrimoniale per l’ Inps per le somme erogate di cui si appropriava insieme ad altri compartecipi dell’azione illecita».
Per l’accusa Finocchiaro aveva aperto varie posizioni – ne sono state trovate almeno 220 - intestandole a persone all’oscuro di tutto e a 32 amici o sodali residenti in provincia e in particolare tra Cascina e Navacchio che, una volta ricevuto il versamento, restituivano all’impiegato infedele quote variabili dall’80 al 90 per cento dell’incassato. Non c'era nessun particolare raggiro, semplicemente un patto. Finocchiaro prometteva l'affare sicuro. Loro, lavoratori o piccoli imprenditori, in alcuni casi avevano usufruito di quelle indennità in passato e nel frattempo avevano perso i requisiti per ottenerle oppure non li avevano mai avuti, avrebbero ricevuto somme sicure, mese dopo mese. Conti correnti e PayPal. A ognuno di loro, li aveva rassicurati, sarebbe bastato aprire un buon numero di conti correnti e acquistare carte prepagate PayPal con cui restituire le somme per essere sicuri di non venir scoperti. C'era chi si era accontentato di tre conti bancari e chi era arrivato a collezionarne 15, intestandoli anche a mogli, figli, parenti. Per otto mesi il giochino aveva funzionato. Una sicurezza di impunità che alla fine ha tradito l’impiegato. Anche perché alla lunga sarebbe stato difficile spiegare quel rivolo di denaro che partiva verso destinazioni reali, ma solo sulla carta. Il sistema è stato fermato con l’arresto. E ora arriva il sequestro della Corte dei conti per recuperare anche solo una minima parte dei fondi pubblici spariti digitando password, importi e nomi su una tastiera.
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