Italia
Spariti nel nulla 1,8 milioni destinati alla ricerca sanitaria
Scattano i sigilli per case e conti correnti di 8 persone indagate: la procura vuole capire dov’è finita una quota dei quasi 5 milioni di finanziamenti pubblici al centro dell’inchiesta che ha travolto l’Ifc
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PISA. Quattro milioni e 800 mila euro di risorse pubbliche spesi in maniera illecita o, peggio, almeno per una quota, scomparsi nel nulla. Avrebbero dovuto finanziare sette progetti di ricerca per lo più in ambito medico-sanitario. Ma sono finiti altrove e per questo sotto inchiesta ci sono 8 persone: 3 ex dipendenti del Cnr di Pisa e altre 5 persone con ruolo di responsabilità in associazioni ed enti con i quali il Cnr aveva siglato convenzioni nell’ambito dei progetti di ricerca stessi. Le otto persone destinatarie dei provvedimenti di sequestro preventivo richiesti e ottenuti dalla Procura nell’ambito dell’indagine della guardia di finanza di Pisa sulle così dette truffe al Cnr. I sequestri sono stati eseguiti giovedì dai finanzieri pisani guidati dal capitano Valentina Usai. Tra beni mobili e immobili il valore complessivo è di 1.792.804 «corrispondente all’illecito profitto derivante dalle condotte fraudolente perpetrate ai danni del Cnr» spiega in una nota la guardia di Finanza. «Una cifra - aggiunge il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini - di cui si è persa traccia». Da qui, appunto, il sequestro preventivo.
L’inchiesta. La vicenda delle presunte truffe al Cnr è nota da tempo. L’inchiesta, ormai alle battute finali (la conclusione è attesa entro l’estate), condotta dalla Finanza è partita nel dicembre 2014 a seguito di un esposto del direttore dell’Istituto di Fisiologia clinica (Ifc) del Cnr pisano, Giorgio Iervasi, e ha travolto - i nomi in questo caso erano noti da tempo - l’ex direttore dell’istituto stesso, Eugenio Picano, 58 anni di San Giuliano, e l’ex responsabile dell’ufficio entrate dell’Ifc, Marco Borbotti, 49 anni di Molina di Quosa, licenziato dal Cnr perché privo dei titoli necessari a ricoprire il ruolo (entrato come custode aveva vinto un concorso ma con una falsa laurea). Entrambi risultano indagati ed entrambi a più riprese hanno affermato la propria estraneità ai fatti contestati. Con loro sotto inchiesta è finito un altro impiegato del Cnr, collaboratore di Borbotti, Daniele Ferri, anche lui licenziato nell’aprile 2015 per irregolarità sulla parte contrattuale che regola gli incarichi extra istituzionali. Sconosciuti al momento i nomi degli altri 5 indagati, tutti pisani, coinvolti a vario titolo nella truffa che si sostanziava, secondo l’accusa, nell’impiego improprio di risorse anticipate da Roma all’istituto pisano sulla base di progetti di ricerca presso enti e associazioni che talvolta neppure erano a conoscenza dell’esistenza degli stessi. Risorse che, sulla carta, avrebbero dovuto sostenere gli impegni sottoscritti in convenzioni definiti «false» dal procuratore capo Crini. Infatti quei soldi - quasi 5 milioni di euro - andavano altrove, come ricostruito dall’accusa. O addirittura - così dice l’inchiesta - sparivano.
Le accuse. La ricostruzione dei meccanismi con i quali le risorse venivano richieste e poi destinate a usi diversi da quelli previsti, tanto da determinare un “buco” di bilancio dal quale ha preso il via la segnalazione del direttore del Cnr e poi l’inchiesta, hanno portato la guardia di finanza a contestare ai vari attori della vicenda accuse per i reati di truffa, falso e abuso d’ufficio.
I sequestri. Sotto sequestro preventivo sono quindi finiti 17 immobili, di cui 13 abitazioni, 3 garage e autorimesse ed un ufficio perlopiù sul territorio della provincia di Pisa, oltre che disponibilità finanziarie presenti su conti correnti e depositi per un valore totale di circa 750.000 euro, e 2 automezzi. Importo totale: 1.792.804. Il prossimo passo degli inquirenti sarà ora quello di sentire le persone coinvolte per chiudere, entro l’estate, l’indagine che dura ormai da più di due anni.
La difesa degli indagati. Sulla vicenda, che ha avuto strascichi anche in termini di querele di parte, si sono registrate, a più riprese, dichiarazioni di estraneità ai fatti contestati, quanto meno da parte di Picano e Borbotti. Di «assoluta estraneità ai fatti» ha parlato il legale del primo, Tullio Padovani. Mentre l’ex responsabile dell’ufficio entrate si è difeso definendo le accuse nei sui confronti «una persecuzione» finalizzata a coprire «responsabilità altrui».
L’inchiesta. La vicenda delle presunte truffe al Cnr è nota da tempo. L’inchiesta, ormai alle battute finali (la conclusione è attesa entro l’estate), condotta dalla Finanza è partita nel dicembre 2014 a seguito di un esposto del direttore dell’Istituto di Fisiologia clinica (Ifc) del Cnr pisano, Giorgio Iervasi, e ha travolto - i nomi in questo caso erano noti da tempo - l’ex direttore dell’istituto stesso, Eugenio Picano, 58 anni di San Giuliano, e l’ex responsabile dell’ufficio entrate dell’Ifc, Marco Borbotti, 49 anni di Molina di Quosa, licenziato dal Cnr perché privo dei titoli necessari a ricoprire il ruolo (entrato come custode aveva vinto un concorso ma con una falsa laurea). Entrambi risultano indagati ed entrambi a più riprese hanno affermato la propria estraneità ai fatti contestati. Con loro sotto inchiesta è finito un altro impiegato del Cnr, collaboratore di Borbotti, Daniele Ferri, anche lui licenziato nell’aprile 2015 per irregolarità sulla parte contrattuale che regola gli incarichi extra istituzionali. Sconosciuti al momento i nomi degli altri 5 indagati, tutti pisani, coinvolti a vario titolo nella truffa che si sostanziava, secondo l’accusa, nell’impiego improprio di risorse anticipate da Roma all’istituto pisano sulla base di progetti di ricerca presso enti e associazioni che talvolta neppure erano a conoscenza dell’esistenza degli stessi. Risorse che, sulla carta, avrebbero dovuto sostenere gli impegni sottoscritti in convenzioni definiti «false» dal procuratore capo Crini. Infatti quei soldi - quasi 5 milioni di euro - andavano altrove, come ricostruito dall’accusa. O addirittura - così dice l’inchiesta - sparivano.
Le accuse. La ricostruzione dei meccanismi con i quali le risorse venivano richieste e poi destinate a usi diversi da quelli previsti, tanto da determinare un “buco” di bilancio dal quale ha preso il via la segnalazione del direttore del Cnr e poi l’inchiesta, hanno portato la guardia di finanza a contestare ai vari attori della vicenda accuse per i reati di truffa, falso e abuso d’ufficio.
I sequestri. Sotto sequestro preventivo sono quindi finiti 17 immobili, di cui 13 abitazioni, 3 garage e autorimesse ed un ufficio perlopiù sul territorio della provincia di Pisa, oltre che disponibilità finanziarie presenti su conti correnti e depositi per un valore totale di circa 750.000 euro, e 2 automezzi. Importo totale: 1.792.804. Il prossimo passo degli inquirenti sarà ora quello di sentire le persone coinvolte per chiudere, entro l’estate, l’indagine che dura ormai da più di due anni.
La difesa degli indagati. Sulla vicenda, che ha avuto strascichi anche in termini di querele di parte, si sono registrate, a più riprese, dichiarazioni di estraneità ai fatti contestati, quanto meno da parte di Picano e Borbotti. Di «assoluta estraneità ai fatti» ha parlato il legale del primo, Tullio Padovani. Mentre l’ex responsabile dell’ufficio entrate si è difeso definendo le accuse nei sui confronti «una persecuzione» finalizzata a coprire «responsabilità altrui».
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