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Pisa

l’ex sindaco 

«Pisa meglio di Asti, ma si può fare di più»

PISA. Al “Caffè Tirreno” di ieri ha partecipato anche l’ex sindaco di un Comune piemontese, ospite a casa del figlio che vive e lavora in città (a La Cella) da diverso tempo. «Conosco Pisa da molti...

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PISA. Al “Caffè Tirreno” di ieri ha partecipato anche l’ex sindaco di un Comune piemontese, ospite a casa del figlio che vive e lavora in città (a La Cella) da diverso tempo. «Conosco Pisa da molti anni, da quando mia figlia frequentava la Normale, dove si è laureata in Filosofia con il massimo dei voti. Ci siamo subito innamorati di questa città: ci è sempre sembrata più aperta e tollerante di Montegrosso d’Asti, comune che ho amministrato a fine anni Novanta. Se ad Asti entri in un negozio vestita meno bene del solito si viene squadrati, qui invece non ti dice nulla nessuno», dice Delfina Mondo, che sul decoro urbano osserva: «Capita di vedere rifiuti abbandonati per strada: non è colpa del Comune, ma della maleducazione di certe persone. Da una parte noto che c’è un certo sforzo della cittadinanza a differenziare bene la spazzatura, dall’altra parte vedo anche alcuni residenti de La Cella che buttano tutto nel cassone dell’indifferenziata».
La signora Mondo racconta con una sorprendente pacatezza degli anni in cui è stata protagonista della politica locale, prima come vicesindaco e poi come primo cittadino: «Ricordo quando mi recai in Procura per segnalare procedure poco corrette nell’affidamento degli appalti: le gare erano vinte sempre dalle stesse aziende, molte le cose che non mi tornavano. Quando divenni sindaco i vertici della Procura erano cambiati e fui convocata. Da lì a poco il Comune venne commissariato».
L’ex politico astigiano, ancora in rapporti con l’establishment locale, sulla crescente presenza di immigrati in città dice: «Io non ho nessun problema. Ho rispetto di chi lo ha nei miei confronti. Non mi sembra che ci siano particolari problemi a Pisa». Ma una cosa proprio non gradisce: «Nella zona di Porta Fiorentina stanno chiudendo tanti negozi tradizionali e probabilmente storici. Ad Asti questo non succede, forse perché ci sono più soldi. Ma l’amministrazione pisana dovrebbe fare qualcosa, ad esempio sotto forma di agevolazioni fiscali, per impedire questo impoverimento che va a danno del quartiere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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