Il presidio
I 30 anni del Sant’Anna festeggiati con Grossi
di Enza Chiappone
Il presidente della Corte Costituzionale tiene una lezione a Pisa tra storia e attualità: «La Consulta? Non ha mai peccato di servilismo verso il potere politico»
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PISA. Possono essere definite celebrazioni all’insegna della sapienza quelle con cui la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa festeggia i suoi primi trent’anni di vita. Ieri, infatti, un ospite di straordinaria levatura come il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi ha tenuto presso la giovane università pisana una lectio magistralis sull’origine, l’evoluzione e l’importanza dell’organo giuridico che presiede dal febbraio 2016. Eminente giurista e storico italiano, prima di venire nominato giudice della Consulta nel 2009, Grossi ha esercitato per anni con passione la professione di docente di storia del diritto italiano presso diversi atenei della penisola, passione che ieri pomeriggio è riuscito a trasmettere al «pubblico intimorente di giuristi e non giuristi» accorso nell’aula magna del Sant’Anna per ascoltarlo. Con un linguaggio volutamente semplificato per tenere conto dei tanti non addetti ai lavori presenti, il presidente della Corte Costituzionale ha ripercorso le tappe storiche salienti che hanno portato alla nascita della Costituzione e del suo tribunale supremo, esaltando il lavoro svolto dai giudici della Consulta nel corso dei suoi sessant’anni di storia. «Pur essendo il costituzionalismo ben più vecchio– ha spiegato l’esperto giurista – è solo con il Novecento che si afferma, finalmente, un vero e proprio pluralismo giuridico che rifugge dall’astrattezza delle precedenti carte dei diritti e dalla mitizzazione della legge. In questo clima postmoderno è nata, tra le altre, anche la nostra Costituzione, uno strumento di garanzia totale per il cittadino, che protegge i suoi diritti fondamentali da qualsivoglia potere, incluso quello legislativo». È partendo da questo principio fondamentale che, nel 1955, l’assemblea costituente diede vita alla Corte, «organismo supremo di garanzia» già previsto nel dettato costituzionale del ’48 che ha tra i suoi compiti principali quello di «misurare i contenuti delle leggi alla luce di principi costituzionali». Uno strumento di straordinaria importanza che, secondo il costituzionalista, ha saputo e sa svolgere bene il suo compito: «In questi sessant’anni dalla sua nascita, la Corte ha senza dubbio arricchito il patrimonio giuridico del cittadino in quanto ha lavorato attingendo a quel substrato costituzionale di valori e principi fondamentali rimasto ancora inespresso», ha infatti commentato il presidente della Consulta, che ieri al Sant’Anna ha giudicato con favore anche il lavoro svolto insieme agli altri giudici in quasi nove anni di incarico: «Se qualcuno dovesse chiedermi se abbiamo mai peccato di servilismo verso il potere politico, la mia risposta sarebbe un convinto no».
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