Italia
DOPPIO GIOCO
di Andrea Chiavacci
PISA. Portare avanti i valori di un gioco pulito, arginare il fenomeno dilagante delle partite truccate e combattere la ludopatia. Questi i temi al centro del dibattito pubblico organizzato da...
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PISA. Portare avanti i valori di un gioco pulito, arginare il fenomeno dilagante delle partite truccate e combattere la ludopatia. Questi i temi al centro del dibattito pubblico organizzato da Confcommercio all’interno dell’iniziativa #inostricampioncinisiraccontano (che porta all’attenzione dei lettori le storie positive di giovani talenti dello sport, nella foto in basso) portata avanti dal Tirreno, presente con il capo servizio Valentina Landucci, insieme a Confcommercio, Confsport, rappresentata da Giacomo Bettoni, e My Gym.
Tra i relatori del dibattito il nostro giornalista Antonio Scuglia che assieme a Daniela Giuffrè ha scritto il libro “Game Over”, un’ampia inchiesta sul match fixing: «L’Italia ha un ruolo importante nel giro internazionale delle partite truccate, ma va detto che al vertice di tutto esistono le mafie asiatiche. Negli anni il sistema per truccare una partita è radicalmente cambiato anche se la corruzione sportiva ha origini antichissime. Negli ultimi anni sono comunque stati fatti passi da gigante nell’attività investigativa». Scuglia ha spiegato come per combattere questo fenomeno non basti la repressione ma serva principalmente la prevenzione: «Bisogna far capire ai più giovani il rischio morale e il disvalore sociale che si viene a creare. I corruttori spesso fanno leva sui più giovani promettendo guadagni facili e poco rischio, quando è invece l’esatto contrario». La dottoressa Giovanna Bellini ha parlato della dipendenza da gioco: «Il gioco d’azzardo è una malattia vera e propria che si innesca tramite un meccanismo perverso. Si può parlare di caso patologico quando nell’arco di 12 mesi si manifestano continuamente una serie di disagi che portano una persona alla completa dipendenza dal gioco e a viverlo come una vera ossessione, dimenticando il lavoro, la famiglia e gli affetti». Fino a quel momento si può parlare di giocatore problematico e prima ancora di giocatore sociale, ma il problema non va sottovalutato: «La ludopatia è una malattia a tutti gli effetti, paragonabile per certi versi alla tossicodipendenza. Il momento più difficile è quando nel cervello del giocatore non si accende più la spia del pericolo e si prova gratificazione solamente quando si gioca, anche quando si perde». La dottoressa ha citato esempi drammatici e la scelta del governatore della Liguria Enrico Toti di non togliere le slot machine da alcuni locali, motivandola col fatto che per lo Stato il gioco d’azzardo è un guadagno come sottolineato, criticamente, dal direttore Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli: «Lo stato nel 2016 ha incassato 18 miliardi dal gioco, ma dovrebbe pensare anche ad altro e non puntare tutto sulle entrate che arrivano dalle attività ludiche». L’assessore allo sport Sandra Capuzzi ha lanciato una proposta: «Il gioco è anche socializzazione, ma dobbiamo combattere certi fenomeni sbagliati e andare nelle scuole a parlare ai più giovani». Iniziativa di cui, insieme al Comune, Tirreno e Confcommercio volentieri si faranno promotori.
Tra i relatori del dibattito il nostro giornalista Antonio Scuglia che assieme a Daniela Giuffrè ha scritto il libro “Game Over”, un’ampia inchiesta sul match fixing: «L’Italia ha un ruolo importante nel giro internazionale delle partite truccate, ma va detto che al vertice di tutto esistono le mafie asiatiche. Negli anni il sistema per truccare una partita è radicalmente cambiato anche se la corruzione sportiva ha origini antichissime. Negli ultimi anni sono comunque stati fatti passi da gigante nell’attività investigativa». Scuglia ha spiegato come per combattere questo fenomeno non basti la repressione ma serva principalmente la prevenzione: «Bisogna far capire ai più giovani il rischio morale e il disvalore sociale che si viene a creare. I corruttori spesso fanno leva sui più giovani promettendo guadagni facili e poco rischio, quando è invece l’esatto contrario». La dottoressa Giovanna Bellini ha parlato della dipendenza da gioco: «Il gioco d’azzardo è una malattia vera e propria che si innesca tramite un meccanismo perverso. Si può parlare di caso patologico quando nell’arco di 12 mesi si manifestano continuamente una serie di disagi che portano una persona alla completa dipendenza dal gioco e a viverlo come una vera ossessione, dimenticando il lavoro, la famiglia e gli affetti». Fino a quel momento si può parlare di giocatore problematico e prima ancora di giocatore sociale, ma il problema non va sottovalutato: «La ludopatia è una malattia a tutti gli effetti, paragonabile per certi versi alla tossicodipendenza. Il momento più difficile è quando nel cervello del giocatore non si accende più la spia del pericolo e si prova gratificazione solamente quando si gioca, anche quando si perde». La dottoressa ha citato esempi drammatici e la scelta del governatore della Liguria Enrico Toti di non togliere le slot machine da alcuni locali, motivandola col fatto che per lo Stato il gioco d’azzardo è un guadagno come sottolineato, criticamente, dal direttore Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli: «Lo stato nel 2016 ha incassato 18 miliardi dal gioco, ma dovrebbe pensare anche ad altro e non puntare tutto sulle entrate che arrivano dalle attività ludiche». L’assessore allo sport Sandra Capuzzi ha lanciato una proposta: «Il gioco è anche socializzazione, ma dobbiamo combattere certi fenomeni sbagliati e andare nelle scuole a parlare ai più giovani». Iniziativa di cui, insieme al Comune, Tirreno e Confcommercio volentieri si faranno promotori.
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