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Pisa, l'allarme del primario: «Dai territori le urgenze dirottate a Livorno, ma così è a rischio la vita»
Paolo Malacarne, direttore della Rianimazione del pronto soccroso al policlinico di Cisanello: Asl e Aoup non pensino ai risparmi ma a garantire uguale trattamento a tutti
PISA. Urgenze dirottate sull’ospedale più lontano. Pazienti in gravi condizioni, per cui il tempo è un bruco che può erodere un pezzetto di vita al secondo, costretti ad allungare il loro tragitto verso la salvezza. O addirittura spesso inviati in una struttura priva delle competenze necessarie per affrontare i casi complessi. Donne e uomini, ragazze e ragazzi colpiti da emorragie cerebrali o finiti in coma dopo un incidente stradale residenti in Versilia o in Valdera «senza le stesse garanzie» per la salute degli altri cittadini della Toscana.
C’è un cortocircuito nel sistema di gestione delle emergenze che sta incrinando la missione stessa della sanità pubblica nella Toscana Nord Ovest. E a denunciarlo non è più soltanto Francesco Menichetti, il primario di Malattie infettive di Cisanello che giorni fa, rivolgendosi al Tirreno, si è scagliato contro l’Asl dopo il trasferimento di un caso di meningite dal Lotti a Livorno. «Il fattore tempo è determinante – ha detto – perché non mandarlo e Pisa e allungare il percorso di venti minuti? ».
Adesso l’allarme arriva da chi con le urgenze convive ogni giorno. «Menichetti ha sollevato una questione giusta, e purtroppo non riguarda solo la meningite – dice Paolo Malacarne, primario della Rianimazione del pronto soccorso di Cisanello – Ci sono due tipi di patologie per cui dagli ospedali periferici, in particolare da due anni dal Versilia e da qualche tempo da Pontedera, si tendono ad inviare emergenze verso Livorno: le gravi lesioni cerebrali acute e spontanee e i politrauma».
Per curare al meglio chi ha un’emorragia cerebrale e magari è piombato nel coma, è necessario avere una neurochirurgia, una neuroradiologia e una rianimazione esperta nel trattamento di questi casi. «Livorno su questo è allo stesso livello di Cisanello – spiega il medico – Ma essendo una patologia tempo-dipendente, il paziente dovrebbe essere portato nel policlinico più vicino. E sa perché? Perché quando uno ha una massa di sangue nel cervello da asportare, e ad ogni minuto che passa muoiono centinaia e centinaia di cellule, è profondamente discutibile perdere tempo». Ancora più preoccupante, però, sarebbe il quadro per chi giunge nei pronto soccorso di provincia con un politrauma o un trauma cranico.
«La legge, sia nazionale che regionale, impone che su queste patologie il trauma center di riferimento per tutta l’area vasta della Toscana nord ovest sia quello di Pisa», l’unico hub sanitario «con le competenze professionali necessarie a trattare in modo definitivo e completo una persona coinvolta in un incidente e finita in coma». Insomma, capace di fare tutto il possibile per salvare la vita di un malato grave. «Eppure Versilia e Pontedera inviano questi pazienti a Livorno, sebbene Livorno queste competenze non le abbia». Lì non c’è una chirurgia maxillo facciale, una chirurgia plastica, una microchirurgia ricostruttiva, una radiologia interventistica, una chirurgia toracica o una cardiochirurgia, e «se capita che il trauma da curare sia cardiaco, il malato ci muore», dice Malacarne. «Quelle specialità sono fondamentali. Può capitare che la Tac svolta nell’ospedale di partenza non evidenzi lesioni che emergono nel giro delle 24/72 ore sucessive».
Ma perché gli ospedali della Asl dirottano su Livorno le urgenze? Le frizioni fra la Aslona e Azienda ospedaliero-universitaria tradiscono un tema scomodo. I trasferimenti e i “pellegrinaggi” di pazienti residenti nell’area vasta verso Cisanello o il Santa Chiara sono un costo per la Asl e si traducono in entrate extra per l’Aoup. È il meccanismo dei Drg (diagnosis related group), il sistema con cui la sanità italiana classifica e omologa i ricoveri per controllare la spesa e saldare i rimborsi fra aziende o regioni. Un ricovero “appaltato” all’esterno, insomma, può costare migliaia di euro.
Non è un mistero che dall’entrata in vigore della riforma della sanità toscana uno di diktat giunti ai direttori generali da Firenze sia stato quello di evitare gli sprechi. La fusione fra vecchie Asl del resto ha prodotto giganti capaci di competere con i policlinici universitari: non sulla chirurgia d’elezione, magari, ma su molti fronti sì. Dando peraltro agli ospedalieri un’opportunità per prendersi una rivincita sul “centralismo” dell’accademia. Ma si può far pagare il prezzo di questa logica contabile a chi rischia la vita? «Evidentemente no – dice Malacarne – Ma se chiedete ai medici del Versilia o del Lotti di Pontedera le ragioni di questa anomalia non parleranno di risparmio, ma diranno che troppe volte Pisa ha risposto picche alle richieste di invio di emergenze, spesso adducendo la mancanza di posti letto come una spiegazione».
Allora, chiude Malacarne, non c’è che una strada: «L’organizzazione della rete spetta ai direttori, Maria Teresa De Lauretis per l’Asl, Carlo Tomassini per l’Aoup ed Edoardo Majno, coordinatore della programmazione dell’area vasta. E credo debbano essere guidati da due soli criteri: l’interesse del malato e quella del servizio sanitario a non avere concorrenza e sprechi e invece a tendere ad una sanità pubblica di qualità». Che non produca discriminazioni fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. «Dunque quei posti letto, se è vero che non ci sono, si devono trovare».
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