Il presidio
Morto nel fuori strada causa contro la Provincia
di Pietro Barghigiani
I familiari di Carlo Alberto Brustia chiedono i danni all’ente proprietario Contestata l’assenza di guard-rail sul lungarno D’Annunzio. L’incidente nel 2014
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Non fu solo il destino a spegnere quella notte di novembre del 2014 sul lungarno D’Annunzio la vita di un giovane che stava rientrando a casa.
No, chi avrebbe dovuto mettere in sicurezza la strada non lo aveva fatto, ignorando anche un semplice accorgimento come quello di installare delle barriere di contenimento a bordi della carreggiata.
Ne sono convinti i familiari di Carlo Alberto Brustia che hanno citato la Provincia per danni considerandola responsabile della vulnerabilità della strada dove, nella notte tra il 26 e il 27 novembre del 2014, il 24enne si schiantò contro un albero finendo fuori strada. Non si sa se il decesso fu immediato. Il corpo venne trovato dopo alcune ore da un passante. Per Carlo Alberto ogni speranza era ormai svanita.
I genitori e la sorella non si sono rassegnati alla fatalità. Per loro quella strada poteva e doveva ricevere un’attenzione maggiore da chi aveva un obbligo di custodia. E così hanno deciso di citare in giudizio la Provincia l’ente a cui appartiene il lungarno D’Annunzio. Nella causa in Tribunale il papà Massimo Brustia, la mamma Laura Longiave e la sorella Francesca si sono affidati agli avvocati Franco Mugnai, Raffaella Bonsangue e Francesco Virgone. L’azione legale per quella che la giurisprudenza definisce perdita di chance è sostenuta da una relazione tecnica stilata dal consulente di parte, l’ingegner Giovanni Bargagli Stoffi.
Brustia, nipote di Pierluigi Longiave, notissimo e storico commerciante di Pisa, pioniere dell'elettronica in città, gestiva con il padre una impresa di impianti elettrici.
Quella sera maledetta era andato a casa di un amico a Marina di Pisa per vedere un partita della Juve. Il calcio era la sua grande passione.
Al ritorno sul lungarno D’Annunzio il fuori strada del Gran Vitara Suzuki guidato dal giovane non ha testimoni. Percorre un tratto rettilineo quando, arrivato all’altezza del civico 13/A, Brustia perde il controllo dell’auto, «deviando a sinistra per poi andare a scontrarsi con violenza contro uno degli alberi ad alto fusto allineati sulla banchina erbosa a poca distanza dalla striscia di margine della strada» scrisse all’epoca chi rilevò l’incidente. Erano circa le 3.
Solo verso le 6 un passante vide l’auto cappottata e chiamò i soccorritori che trovarono l’automobilista senza vita nell’abitacolo. E in poche ore la voce della tragedia travolse la città con la violenza di un pugno.
Alla base della citazione contro la Provincia c’è lo studio del consulente a cui i familiari si sono affidati. Non è tanto la carenza di illuminazione a far dire ai legali che la Provincia è responsabile del tragico epilogo.
Lungo la carreggiata ci sono alberi e ceppaie, ma è assente un guard-rail. Nel suo sviluppo da Pisa e Marina il lungarno D’Annunzio ha incroci a raso e spesso l’attraversamento di persone o animali dalla boscaglia diventa un ostacolo improvviso difficile da evitare.
Non si sa cosa possa aver fatto perdere stabilità alla guida di Brustia fino al punto di impattare contro un albero e poi ribaltarsi.
Per familiari e avvocati una strada come quella, con un carico da bollettino di guerra di incidenti anche mortali e un flusso di traffico tra i più densi della provincia, avrebbe dovuto avere delle barriere di contenimento lungo la carreggiata. È una delle mancanze, la principale, che viene imputata alla Provincia nella citazione a giudizio. Con quei parapetti magari Carlo Alberto non sarebbe morto sul colpo o almeno avrebbe potuto restare in vita fino all’arrivo dei soccorsi. Una convinzione affidata dai familiari al Tribunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
No, chi avrebbe dovuto mettere in sicurezza la strada non lo aveva fatto, ignorando anche un semplice accorgimento come quello di installare delle barriere di contenimento a bordi della carreggiata.
Ne sono convinti i familiari di Carlo Alberto Brustia che hanno citato la Provincia per danni considerandola responsabile della vulnerabilità della strada dove, nella notte tra il 26 e il 27 novembre del 2014, il 24enne si schiantò contro un albero finendo fuori strada. Non si sa se il decesso fu immediato. Il corpo venne trovato dopo alcune ore da un passante. Per Carlo Alberto ogni speranza era ormai svanita.
I genitori e la sorella non si sono rassegnati alla fatalità. Per loro quella strada poteva e doveva ricevere un’attenzione maggiore da chi aveva un obbligo di custodia. E così hanno deciso di citare in giudizio la Provincia l’ente a cui appartiene il lungarno D’Annunzio. Nella causa in Tribunale il papà Massimo Brustia, la mamma Laura Longiave e la sorella Francesca si sono affidati agli avvocati Franco Mugnai, Raffaella Bonsangue e Francesco Virgone. L’azione legale per quella che la giurisprudenza definisce perdita di chance è sostenuta da una relazione tecnica stilata dal consulente di parte, l’ingegner Giovanni Bargagli Stoffi.
Brustia, nipote di Pierluigi Longiave, notissimo e storico commerciante di Pisa, pioniere dell'elettronica in città, gestiva con il padre una impresa di impianti elettrici.
Quella sera maledetta era andato a casa di un amico a Marina di Pisa per vedere un partita della Juve. Il calcio era la sua grande passione.
Al ritorno sul lungarno D’Annunzio il fuori strada del Gran Vitara Suzuki guidato dal giovane non ha testimoni. Percorre un tratto rettilineo quando, arrivato all’altezza del civico 13/A, Brustia perde il controllo dell’auto, «deviando a sinistra per poi andare a scontrarsi con violenza contro uno degli alberi ad alto fusto allineati sulla banchina erbosa a poca distanza dalla striscia di margine della strada» scrisse all’epoca chi rilevò l’incidente. Erano circa le 3.
Solo verso le 6 un passante vide l’auto cappottata e chiamò i soccorritori che trovarono l’automobilista senza vita nell’abitacolo. E in poche ore la voce della tragedia travolse la città con la violenza di un pugno.
Alla base della citazione contro la Provincia c’è lo studio del consulente a cui i familiari si sono affidati. Non è tanto la carenza di illuminazione a far dire ai legali che la Provincia è responsabile del tragico epilogo.
Lungo la carreggiata ci sono alberi e ceppaie, ma è assente un guard-rail. Nel suo sviluppo da Pisa e Marina il lungarno D’Annunzio ha incroci a raso e spesso l’attraversamento di persone o animali dalla boscaglia diventa un ostacolo improvviso difficile da evitare.
Non si sa cosa possa aver fatto perdere stabilità alla guida di Brustia fino al punto di impattare contro un albero e poi ribaltarsi.
Per familiari e avvocati una strada come quella, con un carico da bollettino di guerra di incidenti anche mortali e un flusso di traffico tra i più densi della provincia, avrebbe dovuto avere delle barriere di contenimento lungo la carreggiata. È una delle mancanze, la principale, che viene imputata alla Provincia nella citazione a giudizio. Con quei parapetti magari Carlo Alberto non sarebbe morto sul colpo o almeno avrebbe potuto restare in vita fino all’arrivo dei soccorsi. Una convinzione affidata dai familiari al Tribunale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
