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La parola d’ordine di Viale «Recuperiamo i ritardi»
di Francesco Loi
Il segretario pisano: «I congressi hanno inciso sulle attività programmate» E invita a ragionare di programmi aprendo al coinvolgimento dei fontanelliani
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PISA. «Macché nomi dei candidati, anzi chi segue questa strada sbaglia e parecchio. Ora dobbiamo costruire, e condividere il più possibile, il programma per Pisa 2018-2028». Mentre in realtà il toto-sindaco impazza, Giovanni Viale, segretario cittadino del Partito democratico, s’impegna per spostare il fulcro del ragionamento, con un partito che si prepara alla sfida delle primarie i cui risvolti, con l’orizzonte delle elezioni amministrative ormai ad un solo anno di distanza, avranno un indubbio peso a livello locale.
Viale, come arriva il Pd pisano all’appuntamento delle primarie per il segretario nazionale?
«I congressi nei circoli sono stati un’occasione di dibattito dimostrando una certa vivacità del partito. Uno dei pochi rimasti, se non l’unico, rispetto all’impostazione tradizionale e al radicamento sul territorio, pur se con elementi di maggiore debolezza. Ricordiamoci le non semplici fasi che abbiamo passato, dal referendum alla scissione, e ora questo momento congressuale».
Che conseguenze ha riscontrato finora?
«Tutte queste fasi hanno sicuramente inciso sulle attività programmate. Questo tempo doveva essere già stato speso per un percorso che, partendo dallo scorso marzo, avrebbe portato per il prossimo novembre a definire un progetto politico per Pisa da parte del Pd e non solo».
Pensa che riuscirete a recuperare questo ritardo sulla tabella di marcia?
«Dovremo cercare di recuperarlo partendo subito dopo il congresso attraverso un’azione che funzioni come un sasso gettato nello stagno, allargando il coinvolgimento alle forze di maggioranza a Palazzo Gambacorti, ma anche ad Articolo Uno-Mpd che, anzitutto con Paolo Fontanelli, esprime energie che hanno avuto un ruolo centrale nel governo di Pisa negli ultimi venti anni. Ma dovremo riuscire a coinvolgere l’intera città attuando anche metodologie innovative».
Quanto peseranno negli equilibri del Pd pisano i risultati delle primarie del 30 aprile?
«Credo anzitutto sia importante un’ampia partecipazione al voto da parte dei sostenitori del Pd e senza furbe incursioni esterne. I risultati delle assemblee dei circoli sono andati in una certa direzione, con la maggioranza per il candidato Renzi. Penso però che sul territorio sia necessario soprattutto parlare di cose concrete, tornando ad essere un partito unico ad urne chiuse, includendo tutte le sensibilità presenti».
È verosimile che dopo il 30 aprile una quota di “orlandiani” lasci il Pd…
«Confido nell’onestà intellettuale delle persone. Le primarie saranno un momento democratico del partito del quale vanno accettati gli esiti. Questo almeno è il mio auspicio».
In questi giorni sono tornate a girare voci insistenti sulle candidature a sindaco: lei da che parte sta?
«Sono illazioni che non servono e che spero non escano da ambienti del Pd. Il tema del candidato sindaco è importante, ma viene dopo la concretizzazione di un progetto per la città e la sua condivisione più ampia possibile. Energie e risorse vanno spese in questo percorso e non cercando affermazioni individualiste».
Ritiene che dovranno esserci le primarie del Pd e poi quelle di coalizione o direttamente queste ultime?
«Se ne discuterà al momento opportuno. Vorrei davvero che prima tutti si concentrassero sul progetto politico».
Ma il Pd quanto pensa realmente di aver bisogno degli alleati della coalizione?
«Per il Pd è assolutamente indispensabile il sostegno delle forze che hanno finora contribuito al governo della città, allargando poi anche ad altri mondi. Gli interlocutori privilegiati sono gli attuali alleati a Palazzo Gambacorti e subito dopo Articolo Uno-Mdp. Ma anche gli altri soggetti che vorranno condividere il progetto politico».
E questo progetto politico, secondo un altro dei punti centrali del dibattito in corso, dovrà essere all’insegna della continuità o della discontinuità?
«Mi sembra sia un ragionamento tipo: è nato prima l’uovo o la gallina? La città si è sviluppata secondo piani che hanno dato risultati, come i Piuss, le mura, Navicelli-Ikea, il recupero di Calambrone. Un salto in avanti, ricordandoci la Pisa di venti anni fa, è stato compiuto. È anche vero che qualcosa non è andato come si pensava o poteva venire meglio. Ma è anche cambiato il contesto. Ci sono fenomeni, ben più grandi della dimensione locale, come immigrazione e sicurezza, che sono diversi da venti anni fa per restare allo stesso riferimento».
E qual allora è la direzione che ritiene più opportuna?
«Abbiamo una traccia in dieci punti, i dieci volti di Pisa tra presente e futuro. Una prima piattaforma di discussione. Tra i punti, ad esempio, una maggiore attenzione ai quartieri. Sottolineando però che quanto fatto per il centro è andato a vantaggio di tutta la città. Per questo sarebbe sbagliato non andare in continuità, ma sarebbe miope non prevedere elementi in discontinuità, adeguati ai tempi».
Viale, come arriva il Pd pisano all’appuntamento delle primarie per il segretario nazionale?
«I congressi nei circoli sono stati un’occasione di dibattito dimostrando una certa vivacità del partito. Uno dei pochi rimasti, se non l’unico, rispetto all’impostazione tradizionale e al radicamento sul territorio, pur se con elementi di maggiore debolezza. Ricordiamoci le non semplici fasi che abbiamo passato, dal referendum alla scissione, e ora questo momento congressuale».
Che conseguenze ha riscontrato finora?
«Tutte queste fasi hanno sicuramente inciso sulle attività programmate. Questo tempo doveva essere già stato speso per un percorso che, partendo dallo scorso marzo, avrebbe portato per il prossimo novembre a definire un progetto politico per Pisa da parte del Pd e non solo».
Pensa che riuscirete a recuperare questo ritardo sulla tabella di marcia?
«Dovremo cercare di recuperarlo partendo subito dopo il congresso attraverso un’azione che funzioni come un sasso gettato nello stagno, allargando il coinvolgimento alle forze di maggioranza a Palazzo Gambacorti, ma anche ad Articolo Uno-Mpd che, anzitutto con Paolo Fontanelli, esprime energie che hanno avuto un ruolo centrale nel governo di Pisa negli ultimi venti anni. Ma dovremo riuscire a coinvolgere l’intera città attuando anche metodologie innovative».
Quanto peseranno negli equilibri del Pd pisano i risultati delle primarie del 30 aprile?
«Credo anzitutto sia importante un’ampia partecipazione al voto da parte dei sostenitori del Pd e senza furbe incursioni esterne. I risultati delle assemblee dei circoli sono andati in una certa direzione, con la maggioranza per il candidato Renzi. Penso però che sul territorio sia necessario soprattutto parlare di cose concrete, tornando ad essere un partito unico ad urne chiuse, includendo tutte le sensibilità presenti».
È verosimile che dopo il 30 aprile una quota di “orlandiani” lasci il Pd…
«Confido nell’onestà intellettuale delle persone. Le primarie saranno un momento democratico del partito del quale vanno accettati gli esiti. Questo almeno è il mio auspicio».
In questi giorni sono tornate a girare voci insistenti sulle candidature a sindaco: lei da che parte sta?
«Sono illazioni che non servono e che spero non escano da ambienti del Pd. Il tema del candidato sindaco è importante, ma viene dopo la concretizzazione di un progetto per la città e la sua condivisione più ampia possibile. Energie e risorse vanno spese in questo percorso e non cercando affermazioni individualiste».
Ritiene che dovranno esserci le primarie del Pd e poi quelle di coalizione o direttamente queste ultime?
«Se ne discuterà al momento opportuno. Vorrei davvero che prima tutti si concentrassero sul progetto politico».
Ma il Pd quanto pensa realmente di aver bisogno degli alleati della coalizione?
«Per il Pd è assolutamente indispensabile il sostegno delle forze che hanno finora contribuito al governo della città, allargando poi anche ad altri mondi. Gli interlocutori privilegiati sono gli attuali alleati a Palazzo Gambacorti e subito dopo Articolo Uno-Mdp. Ma anche gli altri soggetti che vorranno condividere il progetto politico».
E questo progetto politico, secondo un altro dei punti centrali del dibattito in corso, dovrà essere all’insegna della continuità o della discontinuità?
«Mi sembra sia un ragionamento tipo: è nato prima l’uovo o la gallina? La città si è sviluppata secondo piani che hanno dato risultati, come i Piuss, le mura, Navicelli-Ikea, il recupero di Calambrone. Un salto in avanti, ricordandoci la Pisa di venti anni fa, è stato compiuto. È anche vero che qualcosa non è andato come si pensava o poteva venire meglio. Ma è anche cambiato il contesto. Ci sono fenomeni, ben più grandi della dimensione locale, come immigrazione e sicurezza, che sono diversi da venti anni fa per restare allo stesso riferimento».
E qual allora è la direzione che ritiene più opportuna?
«Abbiamo una traccia in dieci punti, i dieci volti di Pisa tra presente e futuro. Una prima piattaforma di discussione. Tra i punti, ad esempio, una maggiore attenzione ai quartieri. Sottolineando però che quanto fatto per il centro è andato a vantaggio di tutta la città. Per questo sarebbe sbagliato non andare in continuità, ma sarebbe miope non prevedere elementi in discontinuità, adeguati ai tempi».
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