«Mi chiedeva aiuto ma non ce l’ho fatta»
Il racconto del genero che ha rischiato di morire per salvare il suocero avvolto dalle fiamme
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SAN GIULIANO TERME. «Aiuto Stefano, aiuto». Loreno Maccheroni implorava il genero per farsi salvare da quell’inferno in cui si è arreso in pochi minuti.
Ha rischiato di morire Stefano Ciardelli per portare in salvo il suocero, ma le fiamme lo hanno sopraffatto dopo aver preso possesso, distruggendolo, dell’appartamento che si trova sopra la sua abitazione.
Entrambi colpiti da intossicazione da fumo, dopo una notte passata in ospedale con la moglie Daniela, Ciardelli ieri pomeriggio è tornato a casa. Parenti e amici gli sono vicini. Un conforto doloroso anche per le tre sorelle Maccheroni che hanno perso il padre in una disgrazia che fa sperare solo che Loreno sia svenuto prima che le fiamme facessero il resto. «Ha tentato di tutto per salvarlo, anche rischiando per sé» sottolinea Stefano Ciacchini, di Pontedera, l’altro genero della vittima. La causa del rogo è ancora da accertare. Ma il perimetro è definito nell’ambito dell’accidentalità. Una disfunzione elettrica e la notte di Pasqua di un pensionato di 87 anni diventa una delle morti più orribili. Ciardelli ricorda quegli attimi. Il pensionato da anni era su una sedia a rotelle. Il giorno aveva una badante ad assisterlo. La vicinanza di una figlia faceva il resto con visite ripetute più volte al giorno e cura quotidiana per qualunque evenienza.
«Era già capitato che quando mio suocero aveva bisogno di aiuto picchiava sul pavimento – racconta il genero – È successo così anche l’altra notte. Sono salito e quando ho aperto la porta una vampata di fumo mi ha travolto. Non era tanto il calore quanto l’invasività del fumo. Un odore acre, denso che dava fastidio agli occhi e non mi permetteva di respirare. Sentivo che mi chiamava “Aiuto Stefano, aiutami”. Al di là del problema alle gambe, Loreno era in salute. Purtroppo non era più autonomo. All’inizio non capivo dove si trovasse perché era tutto buio e pieno di fumo. Sentivo la voce, ero a pochi metri. Allora ho provato ad avvolgermi in un lenzuolo bagnato per reggere meglio al calore. Niente da fare. Ho fatto l’impossibile per portarlo fuori, ma le fiamme mi hanno quasi sfiorato e ho rischiato di bruciarmi in un rogo che ha lasciato solo lo scheletro del letto. Le cause? Aspettiamo anche noi chiarimenti. L’impianto elettrico era a norma. È successo tutto in pochi minuti. I vigili del fuoco sono arrivati subito. Non ce l’ho fatta a salvarlo». La salma è stata trasferita a medicina legale in attesa delle disposizioni della Procura una volta ricevuta l’informativa di questura e vigili del fuoco.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ha rischiato di morire Stefano Ciardelli per portare in salvo il suocero, ma le fiamme lo hanno sopraffatto dopo aver preso possesso, distruggendolo, dell’appartamento che si trova sopra la sua abitazione.
Entrambi colpiti da intossicazione da fumo, dopo una notte passata in ospedale con la moglie Daniela, Ciardelli ieri pomeriggio è tornato a casa. Parenti e amici gli sono vicini. Un conforto doloroso anche per le tre sorelle Maccheroni che hanno perso il padre in una disgrazia che fa sperare solo che Loreno sia svenuto prima che le fiamme facessero il resto. «Ha tentato di tutto per salvarlo, anche rischiando per sé» sottolinea Stefano Ciacchini, di Pontedera, l’altro genero della vittima. La causa del rogo è ancora da accertare. Ma il perimetro è definito nell’ambito dell’accidentalità. Una disfunzione elettrica e la notte di Pasqua di un pensionato di 87 anni diventa una delle morti più orribili. Ciardelli ricorda quegli attimi. Il pensionato da anni era su una sedia a rotelle. Il giorno aveva una badante ad assisterlo. La vicinanza di una figlia faceva il resto con visite ripetute più volte al giorno e cura quotidiana per qualunque evenienza.
«Era già capitato che quando mio suocero aveva bisogno di aiuto picchiava sul pavimento – racconta il genero – È successo così anche l’altra notte. Sono salito e quando ho aperto la porta una vampata di fumo mi ha travolto. Non era tanto il calore quanto l’invasività del fumo. Un odore acre, denso che dava fastidio agli occhi e non mi permetteva di respirare. Sentivo che mi chiamava “Aiuto Stefano, aiutami”. Al di là del problema alle gambe, Loreno era in salute. Purtroppo non era più autonomo. All’inizio non capivo dove si trovasse perché era tutto buio e pieno di fumo. Sentivo la voce, ero a pochi metri. Allora ho provato ad avvolgermi in un lenzuolo bagnato per reggere meglio al calore. Niente da fare. Ho fatto l’impossibile per portarlo fuori, ma le fiamme mi hanno quasi sfiorato e ho rischiato di bruciarmi in un rogo che ha lasciato solo lo scheletro del letto. Le cause? Aspettiamo anche noi chiarimenti. L’impianto elettrico era a norma. È successo tutto in pochi minuti. I vigili del fuoco sono arrivati subito. Non ce l’ho fatta a salvarlo». La salma è stata trasferita a medicina legale in attesa delle disposizioni della Procura una volta ricevuta l’informativa di questura e vigili del fuoco.(p.b.)
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