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Avvocati, volantinaggio in toga

Gli avvocati che hanno partecipato al volantinaggio
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Gli avvocati che hanno partecipato al volantinaggio

La protesta contro la riforma del processo. "Un danno per i diritti di tutte le parti"

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PISA. Fuori dal Tribunale, tra la gente. Per una volta gli avvocati in toga sono scesi in piazza per informare con una volantinaggio durato un paio d’ore perché la riforma del processo penale, a loro avviso, è un passo indietro nelle tutele per imputati e parti civili. Lo hanno fatto dalle 11,30 alle 13 circa di mercoledì 12 aprile in piazza XX Settembre-Corso Italia consegnando ai passanti decine di volantini con il titolo: “Io, avvocato penalista, mi astengo!” Sì, perché da lunedì e fino a domani compreso le udienze penali salteranno per l’astensione nazionale proclamata dalle Camere Penali. Uno stop a decine di processi per attirare l’attenzione su un progetto che trova un ostacolo fermissimo nella categoria forense. In piazza anche il presidente del consiglio comunale e avvocato Ranieri Del Torto. «È grave togliere all’imputato la possibilità di partecipare fisicamente al processo con la videoconferenza – spiega Laura Antonelli, presidente della Camera Penale –. Inoltre, il disegno di legge del governo dilata i tempi dei processi con l’aumento dei termini prescrizionali». Aggiunge l’avvocato Serena Caputo, segretario della Camera Penale: «Questa riforma non risolve i problemi. Anzi, li aggrava. Non solo sui tempi, ma anche sulle garanzie per la parte civile che non troverà giustizia». Gli avvocati entrano nel merito del dissenso: «Prevedere un aumento dei termini prescrizionali non servirà a impedire che i processi terminino per prescrizione: è solo un modo per far sì che ciò continui ad accadere solo che accadrà più tardi – affermano –. L’innocente sarà assolto più tardi. Il colpevole sarà condannato più tardi. La vittima verrà risarcita più tardi. La giustizia deve fare il suo corso quanto prima, non più tardi». Per gli avvocati la politica sta uccidendo il giusto processo sancito costituzionalmente e «rinnegando le ragioni che hanno condotto all’approvazione del nuovo codice di procedura penale». Sottolineano di non scioperare per questioni economiche o per vedersi riconosciuti privilegi o per ottenere vantaggi. E denunciano: «Siamo da sempre presidio e garanzia dei diritti di tutti: degli indagati, degli imputati, delle vittime, protestiamo in modo fermo e determinato per i duri attacchi arrecati ai diritti di tutte le parti processuali».(p.b.)

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