Italia
Trincetto puntato alla gola del cassiere «Erano violenti»
di Pietro Barghigiani
Il direttore della Lajatico racconta l’assalto dei malviventi «Non ci hanno picchiati, ma le minacce erano molto serie»
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NAVACCHIO. «Non ci hanno picchiati, ma le minacce ci sono state e anche molto serie con toni violenti».
Daniele Caione è il direttore della filiale della Banca Popolare di Lajatico al 2002 della Tosco Romagnola. Era nella sua stanza al momento del blitz dei due banditi. Dietro al banco c’era il cassiere. In un locale attiguo un impiegato. Nessun cliente. Zero vigilanza privata, solo telecamere esterne.
A quell’ora, intorno alle 11, la strada è un serpentone ininterrotto di auto da e verso Pisa.
Avrebbe potuto essere una rapina come tante, di quelle che si sono risolvono in pochi secondi e dove nessuno si fa male.
«Sono stati molto decisi – prosegue il direttore -. “È una rapina, dateci i soldi” hanno urlato. Non hanno detto niente altro di particolare».
Più che dire hanno fatto. Al cassiere il complice del bandito morto per infarto ha puntato il trincetto alla gola. Per un dispositivo a tempo utilizzato dalla banca, non possono essere prelevati più di 5mila euro. Il bottino è di poco sotto quella cifra.
Il direttore e gli altri due dipendenti della Lajatico sono stati portati in caserma per sottoporli a un riconoscimento fotografico con volti di schedati che, fino a sera, non aveva dato alcun risultato.
Non è stata tanto la fuga del complice a movimentare la Regionale quanto l’arrivo dell’ambulanza della Misericordia di Latignano con l’automedica inviata dalla centrale operativa del 118 di Livorno.
Quando il personale dell’istituto di credito ha visto il bandito crollare a terra e il compare fuggire, il primo pensiero è stato quello di chiedere aiuto.
La telefonata al 118 ha portato sul posto l’équipe sanitaria che si è prodigata per salvare la vita al bandito. Inutilmente, nonostante le ripetute scariche con il defibrillatore.
L’ambulanza schierata lungo la strada all’altezza della filiale. Qualche metro più indietro l’automedica. Il traffico ha iniziato a rallentare anche e soprattutto quando ai soccorritori si sono aggiunti i carabinieri.
La curiosità di residenti e commercianti ha riempito il marciapiede di fronte alla banca.
«Ma che è successo? C’è stata una rapina? Ma si è fatto male qualcuno?» le domande senza risposta si sono inseguite per i primi minuti nel tratto che è diventato un imbuto per la presenza di ambulanza e carabinieri.
Le code si sono allungate per centinaia di metri e fino alla tarda mattinata l’andatura a passo d’uomo ha scandito il flusso sulla Tosco Romagnola.
Scossi per la rapina e per essersi ritrovati con uno dei malviventi steso sul pavimento, praticamente morto davanti ai loro occhi, i bancari sono stati ascoltati a lungo dagli investigatori del nucleo operativo di Pontedera e della stazione di Navacchio con il coordinamento del reparto operativo del comando provinciale guidato dal maggiore, Giovanni Bartolacci. Hanno riferito di aver già visto in zona il bandito deceduto. Probabile il sopralluogo per studiare il colpo. È stato un racconto che prima li ha visti nel ruolo di rapinati e poi in quello di soccorritori, almeno nella tempestività della chiamata al 118.
Fuori dall’istituto di credito l’assembramento dei passanti ha fatto da contorno a un episodio che nelle prime versioni passate di bocca in bocca aveva ribaltato i ruoli con un impiegato vittima dei banditi. La cronaca ha scritto altri percorsi con lo stesso epilogo drammatico, ma a parti invertite.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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Daniele Caione è il direttore della filiale della Banca Popolare di Lajatico al 2002 della Tosco Romagnola. Era nella sua stanza al momento del blitz dei due banditi. Dietro al banco c’era il cassiere. In un locale attiguo un impiegato. Nessun cliente. Zero vigilanza privata, solo telecamere esterne.
A quell’ora, intorno alle 11, la strada è un serpentone ininterrotto di auto da e verso Pisa.
Avrebbe potuto essere una rapina come tante, di quelle che si sono risolvono in pochi secondi e dove nessuno si fa male.
«Sono stati molto decisi – prosegue il direttore -. “È una rapina, dateci i soldi” hanno urlato. Non hanno detto niente altro di particolare».
Più che dire hanno fatto. Al cassiere il complice del bandito morto per infarto ha puntato il trincetto alla gola. Per un dispositivo a tempo utilizzato dalla banca, non possono essere prelevati più di 5mila euro. Il bottino è di poco sotto quella cifra.
Il direttore e gli altri due dipendenti della Lajatico sono stati portati in caserma per sottoporli a un riconoscimento fotografico con volti di schedati che, fino a sera, non aveva dato alcun risultato.
Non è stata tanto la fuga del complice a movimentare la Regionale quanto l’arrivo dell’ambulanza della Misericordia di Latignano con l’automedica inviata dalla centrale operativa del 118 di Livorno.
Quando il personale dell’istituto di credito ha visto il bandito crollare a terra e il compare fuggire, il primo pensiero è stato quello di chiedere aiuto.
La telefonata al 118 ha portato sul posto l’équipe sanitaria che si è prodigata per salvare la vita al bandito. Inutilmente, nonostante le ripetute scariche con il defibrillatore.
L’ambulanza schierata lungo la strada all’altezza della filiale. Qualche metro più indietro l’automedica. Il traffico ha iniziato a rallentare anche e soprattutto quando ai soccorritori si sono aggiunti i carabinieri.
La curiosità di residenti e commercianti ha riempito il marciapiede di fronte alla banca.
«Ma che è successo? C’è stata una rapina? Ma si è fatto male qualcuno?» le domande senza risposta si sono inseguite per i primi minuti nel tratto che è diventato un imbuto per la presenza di ambulanza e carabinieri.
Le code si sono allungate per centinaia di metri e fino alla tarda mattinata l’andatura a passo d’uomo ha scandito il flusso sulla Tosco Romagnola.
Scossi per la rapina e per essersi ritrovati con uno dei malviventi steso sul pavimento, praticamente morto davanti ai loro occhi, i bancari sono stati ascoltati a lungo dagli investigatori del nucleo operativo di Pontedera e della stazione di Navacchio con il coordinamento del reparto operativo del comando provinciale guidato dal maggiore, Giovanni Bartolacci. Hanno riferito di aver già visto in zona il bandito deceduto. Probabile il sopralluogo per studiare il colpo. È stato un racconto che prima li ha visti nel ruolo di rapinati e poi in quello di soccorritori, almeno nella tempestività della chiamata al 118.
Fuori dall’istituto di credito l’assembramento dei passanti ha fatto da contorno a un episodio che nelle prime versioni passate di bocca in bocca aveva ribaltato i ruoli con un impiegato vittima dei banditi. La cronaca ha scritto altri percorsi con lo stesso epilogo drammatico, ma a parti invertite.
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