Il presidio
«Per quaranta minuti ho cercato di rianimarlo ma non ce l’ho fatta»
La testimonianza del volontario della Misericordia di Latignano «Almeno sei scariche, purtroppo non sono state sufficienti»
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NAVACCHIO. Lo hanno trovato sdraiato a due passi dall’ingresso della filiale. Un corpo massiccio, robusto che, a dispetto di una fisicità esteriore, aveva una vulnerabilità: il cuore malato. Quello che ha tradito nella fuga il bandito che alle 11 di ieri mattina con un complice ha provato a fare il colpo alla Banca Popolare di Lajatico. C’era quasi riuscito se il muscolo da cui tutto dipende non lo avesse abbandonato proprio mentre stava uscendo.
I rapinati si sono trasformati in primi soccorritori chiamando il 118 che ha inviato sulla Tosco Romagnola un’ambulanza e l’automedica. Giovanni Grassulini, volontario esperto della Misericordia di Latignano, ci ha provato con il medico a rianimare quel corpo che non dava segni di vita.
«Saranno state almeno sei scariche con l’apparecchio - racconta con un filo di voce il volontario con gli occhi che ancora lo inchiodano all’immagine di un uomo che diventa un cadavere - Non ha mai ripreso conoscenza. Per almeno mezz’ora, quaranta minuti lo abbiamo rianimato senza sosta. Una scarica dopo l’altra, poi il massaggio cardiaco. Non è servito a niente».
È probabile che il cuore del bandito si sia fermato prima dell’arrivo di ambulanza e automedica. L’intervento è stato tentato lo stesso. Un impegno disperato, al limite del miracoloso. Il destino ha scritto un altro finale nonostante la velocità nel chiamare i soccorsi e il prodigarsi del personale sanitario nell’acciuffare uno scampolo di speranza in un corpo che aveva ormai quasi abbandonato ogni funzione vitale.
Il malvivente infartuato non ha emesso grida o richieste di aiuto al complice con cui stava scappando dalla banca. Si è afflosciato sul pavimento, privo di forze, stremato da un cuore che, come un interruttore, si è spento.
Roberto Betti, assicuratore con ufficio a pochi metri dall’istituto di credito, è stato uno dei primi ad arrivare davanti alla Lajatico.
«All’inizio non si capiva bene cosa fosse successo — ricorda Betti - Addirittura sembrava che la vittima fosse un impiegato della banca. Poi si è sparsa la voce del rapinatore. Ma fuori non ci sono guardie armate. E allora c’è voluto poco a chiarire che era stato un malore. Uno dei due ha anche puntato un trincetto alla gola del cassiere». (p. b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
I rapinati si sono trasformati in primi soccorritori chiamando il 118 che ha inviato sulla Tosco Romagnola un’ambulanza e l’automedica. Giovanni Grassulini, volontario esperto della Misericordia di Latignano, ci ha provato con il medico a rianimare quel corpo che non dava segni di vita.
«Saranno state almeno sei scariche con l’apparecchio - racconta con un filo di voce il volontario con gli occhi che ancora lo inchiodano all’immagine di un uomo che diventa un cadavere - Non ha mai ripreso conoscenza. Per almeno mezz’ora, quaranta minuti lo abbiamo rianimato senza sosta. Una scarica dopo l’altra, poi il massaggio cardiaco. Non è servito a niente».
È probabile che il cuore del bandito si sia fermato prima dell’arrivo di ambulanza e automedica. L’intervento è stato tentato lo stesso. Un impegno disperato, al limite del miracoloso. Il destino ha scritto un altro finale nonostante la velocità nel chiamare i soccorsi e il prodigarsi del personale sanitario nell’acciuffare uno scampolo di speranza in un corpo che aveva ormai quasi abbandonato ogni funzione vitale.
Il malvivente infartuato non ha emesso grida o richieste di aiuto al complice con cui stava scappando dalla banca. Si è afflosciato sul pavimento, privo di forze, stremato da un cuore che, come un interruttore, si è spento.
Roberto Betti, assicuratore con ufficio a pochi metri dall’istituto di credito, è stato uno dei primi ad arrivare davanti alla Lajatico.
«All’inizio non si capiva bene cosa fosse successo — ricorda Betti - Addirittura sembrava che la vittima fosse un impiegato della banca. Poi si è sparsa la voce del rapinatore. Ma fuori non ci sono guardie armate. E allora c’è voluto poco a chiarire che era stato un malore. Uno dei due ha anche puntato un trincetto alla gola del cassiere». (p. b.)
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