Sicurezza
San Rossore, alla direzione il capo del Corpo Forestale
Anna Fadda nominata alla guida tecnica del Parco dopo una lunga selezione Il presidente Cardellini sceglie il profilo tecnico: prenderà l’aspettativa dall’Arma
PISA. Era attesa da settembre scorso, da quando lasciò Andrea Gennai. Perché da allora i 23 mila ettari di riserva protetta, di spiagge, foreste, laghi del Parco di San Rossore, Migliarino e Massaciuccoli vivono una sorta emergenza permanente. Invasioni di cinghiali e coltivatori sulle barricate per i raccolti distrutti, abbattimenti programmati a rilento, piani di sviluppo e salvaguardia fermi, un’erosione sempre più aggressiva con il litorale. Per questo lo scorso fine settimana molti consiglieri hanno tirato un sospiro di sollievo. Non c’è ancora la firma ufficiale, ma il presidente Giovanni Maffei Cardellini ha deciso: il nuovo direttore sarà Anna Fadda. Comandante provinciale della Forestale dal 1998, 57 anni, è a Pisa da praticamente tutta la via. Qui si è laureata nell’84 in scienze agrarie e, dopo quattro anni a La Spezia da funzionario, è tornata alla guida del corpo da poco assorbito dall’Arma dei carabinieri. Per prendere servizio dovrà sbrigare le pratiche per l’aspettativa, questione di giorni. Certo, il suo è un profilo tecnico e sembra poter mettere a tacere voci e veleni filtrati negli ultimi mesi sulla scelta di Cardellini. «Un concorso farsa», avevano tuonato non meglio identificati “Amici di San Rossore” contestando la formula della selezione. In realtà il concorso ha seguito tappe precise: i curricula di 60 candidati valutati da una commissione costituita da funzionari e dirigenti della Regione, i quali hanno consegnato al Parco una rosa di 12 nomi. A Cardellini il compito di compiere un’ulteriore scrematura, e dai colloqui è uscito l’identikit della Fadda. Con buona pace di chi già dava per scontata la nomina di Dario Franchini, dirigente comunale ed ex assessore comunale della prima giunta di Paolo Fontanelli. Ma al Parco Fadda dovrà affrontare anche alcune rogne. Tipo la spada di Damocle di una inchiesta per peculato e abuso d’ufficio sui vertici di una vecchia governance di cui si sono perse le tracce ma che potrebbe condizionare ancora scelte e progetti. Un’indagine che di fatto fecero partire Gennai e l’ex presidente Fabrizio Manfredi denunciando una voragine nei conti. La Guardia di Finanza parlò di San Rossore usato come un bancomat, con il presidente dell’epoca Sergio Paglialunga e altri sei funzionari indagati. Ma, probabilmente, dovrà confrontarsi con chi (specie il Pd renziano) da tempo chiede maggiore apertura e chi si preoccupa invece della tutela.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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