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La grandezza della storia pisana in due giorni di iniziative
Ecco le origini della rievocazione storica del Capodanno Pisano raccontate da chi ne fu promotore, nel 1986, in qualità di Generale di Mezzogiorno
di UMBERTO MOSCHINI*
I Pisani, almeno fin dal X secolo, decisero di far coincidere l’inizio dell’anno con l’Annunciazione (e quindi l’Incarnazione di Gesù), ossia 9 mesi prima del 25 dicembre. Si ottenne così l'Anno Pisano ab Incarnatione Domini (o Christi, o Dei), in anticipo sul calendario comune. Il 25 marzo diventò il primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo successivo. Il primo documento datato in stile pisano (abbreviato "s.p.") risale al 985.
La data del 25 marzo ha una doppia valenza: ci ricorda l'Annunciazione alla Vergine (a cui peraltro è intitolata la Cattedrale alfea) ed è prossima all'equinozio di primavera, che vede il risveglio della vita dopo i rigori invernali.
Proprio per quest'ultima ragione il mese di marzo fu scelto da molte altre città e Paesi per sancire l'inizio dell'anno: dall'Inghilterra alla stessa Roma, dalla Francia alla Russia. Come Pisa, anche Siena e Firenze scelsero il giorno 25, calcolando però un anno di ritardo rispetto a Pisa. Il calendario pisano restò in vigore per secoli anche nelle terre appartenenti alla Repubblica di Pisa: la costa fra Portovenere e Civitavecchia, Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Corsica, Sardegna, Baleari, Gaeta, Reggio Calabria, Tropea, Lipari, Trapani, Mazara, Tunisia, Algeria, Egitto, Palestina, Siria, la città di Azov (nel Mare omonimo, sulla foce del fiume Don) e infine Costantinopoli, l'attuale Istanbul. Questo calendario durò fino al 20 novembre 1749, giorno in cui il Granduca di Toscana Francesco I di Lorena ordinò che in tutti gli Stati toscani il primo giorno del gennaio seguente avesse inizio l'anno 1750. Quindi lo Stato Pisano, formato grosso modo dalle attuali Province di Pisa e di Livorno, si uniformò all'uso del calendario gregoriano come il resto della Toscana.
Questa è l'origine del Calendario stile pisano, che i nostri avi vollero attuare anche per significare la grandezza di Pisa, regina dei mari e molto temuta in terra . Negli anni '80 del Novecento si tornò a parlare di questa festa ed oggi il Capodanno Pisano è sempre più atteso e festeggiato, con numerose iniziative culturali che precedono e seguono la data del 25 marzo, ed anche conviviali con cenoni a base di ricette tipiche pisane nei ristoranti della città.
Oggi come ieri l'inizio dell'Anno Pisano è scandito da una sorta di orologio solare: a mezzogiorno di ogni 25 marzo un raggio di sole penetra nel Duomo da una finestra rotonda della parete meridionale e colpisce una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano.
Il Capodanno pisano, per una sua possibile versione visibile, era stato oggetto di una ricerca condotta da mons. Luigi Bramanti che con una sua lettera del 6 dicembre 1947, inviata all'Opera della Primaziale di Pisa, descriveva il fatto con riferimenti precisi e riscontrabili e concludeva dicendo: «Mi sono permesso di fare noto il risultato di questa mie piccole ricerche nella fiducia che saranno di qualche interesse per codesta benemerita Opera cui stanno tanto a cuore i nostri monumenti e che così bene continua le tradizioni di fede dei nostri avi».
Successivamente, nel 1982, su Vita Nova (il settimanale cattolico della Diocesi) un altro cultore delle cose pisane, Paolo Ginfaldoni, in un articolo ricordava la succitata lettera che auspicava la "riscoperta" di questa particolarissima occasione.
La concretizzazione della sua rievocazione visibile ci volle una particolare coincidenza e precisamente un occasionale incontro in Ponte di Mezzo tra chi scrive, essendo Luogotenente Generale di Mezzogiorno (siamo nel 1986), e un pisano verace, Francesco Capecchi, occasione in cui Francesco Capecchi suggerì di fare qualcosa per nuovamente ricordare il Capodanno pisano.
Infatti il 25 marzo (capodanno pisano), non é una rievocazione celebrativa, ma il rivivere concretamente un momento importante della vita dei nostri avi e della grandezza della nostra, mai troppo amata, Pisa.
Con l'aiuto dei collaboratori del Comando di Mezzogiorno, tra cui Piero Matteoni, Sergio Simi, Lero Dolfi e Angela Frattini furono fatte delle ricerche (fu determinante la collaborazione di Giampiero Lucchesi dipendente dell'Opera del Duomo) e quindi fu organizzato l'appuntamento, che tutt'oggi si celebra e che consiste nell'avvolgere alle ore 12, il pilastro che sostiene la "mensola" che viene illuminata da un raggio di sole, proprio il 25 marzo, con una serto di alloro scandendo la rituale formula: “A maggior gloria di Dio ed invocando l'intercessione della Beata Vergine Maria e di San Ranieri, nostro patrono, salutiano l'anno.....”, dopo aver deposto un omaggio floreale all'altare del Santissimo, della Madonna di Sotto gli Organi e di Sam Ranieri.
Nel pomeriggio nella sala del consiglio di Fiumi e Fossi si tenne una conferenza sull'evento dall'indementicabile Marco Barabotti che poi proseguì ogni anno avendo un taglio interessante nell'ambito della storia pisana.
Così iniziò questa cerimonia che veniva organizzata dal Comando di Mezzogiorno, come propria attività culturale, ma terminato il mandato dello scrivente, il suo successore l'avvocato Bizzarri, invitò l'Associazione Amici del Gioco del Ponte, ad assumerne l'organizzazione (era l'anno 1993) e d'allora divenne un appuntamento annuale legato al Gioco del Ponte.
Nella celebrazione del 1998, in occasione della conferenza di monsignor Silvano Burgalassi che presentava il volume, scritto con Alberto Zampieri proprio trattando il tema dal punto di vista astronomico e storico, venne l' idea di passare all'Amministrazione Comunale di Pisa l'organizzazione della ricorrenza, dato che il 25 marzo del 1999 per noi pisani iniziava il nuovo secolo e cioè l'anno 2000.
Il sindaco, Paolo Fontanelli, accolse la proposta ed infatti furono messe le basi per organizzare l'evento che ci portava nel nuovo secolo ben nove mesi prima. Il Capodanno del 1999 fu davvero un successo, il Comitato delle Associazioni Culturali lavorò con entusiasmo mettendo in essere molte iniziative sotto la supervisione dell'assessore alla cultura Fabiana Angiolini e coordinate giustamente dal presidente dell'Associazione Amici del Gioco del Ponte.
Ci furono anche i fuochi e fu un successo veramente imprevedibile che vide pure la ricollocazione della lapide granducale che decretava la cessazione dell'anno pisano affinchè anche Pisa si uniformasse con l'adozione del calendario gregoriano, ormai adottato in tutto il mondo (ritrovata da Sergio Simi e Leo Dolfi nei magazzini del Museo Nazionale di San Matteo) a Palazzo Pretorio sotto la torre dell'orologio.
Negli anni a seguire l'amministrazione comunale ha continuato a dare il massimo sviluppo alla realizzazione di un calendario di eventi che rendono sempre più interessante la ricorrenza e cercando di coinvolgere maggiormente la cittadinanza nonchè portare a conoscenza anche in provincia e nella Regione del significativo ed eccezionale evento e così trovare tutte le possibilità perché questo si consolidi nella tradizione storica del territorio pisano e toscano.
*uno dei fondatori
della rievocazione storica
del Capodanno
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