«Verifiche a tappeto in tutti i circoli del Pd»
La richiesta del presidente della commissione di garanzia Giancarlo Lunardi dopo la scoperta di un defunto fra gli iscritti. E a Calci: «Noi tutti vivi e vegeti»
PISA. Era abituato a una militanza diversa. «Altri tempi, quelli del Pci. Ci si iscriveva per cinquantanni di fila, il partito era una casa, una comunità, un rifugio». Ora, sostiene Giancarlo Lunardi, il partito «ha cambiato natura». L’evoluzione inciampa. E nella filiera delle mutazioni genetiche, la spirale del dna politico, giunto al Pd, «ha assunto la forma di un partito performance», dominato «da una corsa alle tessere che si scatena all’appuntamento con ogni competizione». Ma questo non può significare che nelle liste ci finiscano anche morti o persone che vivono all’estero da tempo come successo con gli elenchi arrivati dalla sede provinciale di via Fratti a San Giuliano Terme. Per questo ieri l’ex sindaco di Vecchiano, da poco diventato presidente della commissione per il congresso, ha subito inviato una lettera a tutti i segretari di circolo. «Un invito a fare una verifica approfondita nome per nome - dice Lunardi - Non possono esserci ambiguità, e le anomalie dovranno essere segnalate a noi e in quel caso dai noi verranno subito girate alla direzione regionale a Firenze».
Perché sebbene ieri il Pd abbia chiarito il caso del defunto inserito fra i tesserati 2016 a San Giuliano, Lunardi vuole fugare ogni dubbio. Quello del novantenne deceduto nel 2015 ma presente nelle liste di una campagna di reclutamento conclusa il 28 febbraio non sarebbe un “giallo”. «Stamani, aprendo il Tirreno, sono rimasto basito - ha scritto ieri in un post su Facebook Antonio Mazzeo, colonnello renziano a Pisa - Se c'è una cosa che, da vicesegretario regionale del Pd, ho sempre preteso è la massima trasparenza. Ho immediatamente chiesto che fossero fatte tutte le verifiche del caso anche alla luce di certe dichiarazioni dei giorni scorsi in cui qualche dirigente locale del Pd lanciava illazioni generiche sui dati del tesseramento. La realtà tanto semplice quanto inequivocabile è quella verificata dal Pd provinciale: trattandosi del rinnovo di una persona tesserata dal 2009, è stato commesso (certamente in buona fede) un errore di trascrizione in fase di inserimento dei suoi dati».
Insomma, «non esiste dunque alcun “caso” al fine di gonfiare gli iscritti. Semplicemente, nessuno dei familiari di quest’uomo ha riconsegnato la tessera e di solito se non c’è un rifiuto esplicito da Roma ogni anno inviano quella nuova. Nonostante non ci fosse la firma né sulla tessera né sul cedolino di adesione, chi ha inserito i dati nel software ha spuntato la casella sbagliata. Credo sia successo a tutti nella vita di sbagliare a fare clic», dice Mauro Bacci, responsabile del tesseramento. «Tutti vivi e vegeti», invece, gli iscritti del circolo di Calci, fa sapere il segretario locale Stefano Tordella, respingendo ogni ipotesi di un defunto anche negli elenchi della Valgraziosa.
Perfino Matteo Cecchelli, segretario sangiulianese che aveva lanciato l’allarme, parla di un «errore di trascrizione». Insomma, il Pd si compatta. Anche se in realtà in molti, soprattutto fra fontanelliani, rossiani, lettiani, bersaniani - insomma i TtR che un mese fa si erano riuniti alla Leopolda alla vigilia della scissione - continuano a mugugnare per un numero troppo elevato di tessere “piovute” negli elenchi dei circoli dal coordinamento provinciale. Il regolamento infatti prevede che solo in via eccezionale, in cui sia accertata l’impossibilità del militante di ritirare la tessera, l’iscrizione può non avvenire nei circoli. Proprio Cecchelli ha notato più della metà di circa sessanta iscritti (fra nuovi e rinnovi) provenienti da via Fratti.
Agli atti resta un fatto. Nel certificare il “boom” di un partito provinciale passato da 4.527 a 5.059 in un anno, merito soprattutto di 1.074 new entry e 314 “recuperati”, la commissione di garanzia con 3 astenuti su 9 l’ha spedito a Firenze con alcune riserve. Una, «la mancata possibilità di verifica effettiva degli iscritti» a causa della «ristrettezza dei tempi»; l'altra, collegata alle "anomalie" riscontrate per il «numero elevato di nuove iscrizioni su alcune sezioni», «concentrato negli ultimi giorni di febbraio», a ridosso della chiusura della campagna».
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