Il Tirreno

Pisa

Ex Telecom, asta deserta anche al quinto tentativo

di Francesco Loi
Ex Telecom, asta deserta anche al quinto tentativo

Ancora nessuna offerta per il palazzo di piazza Facchini di proprietà comunale Prossime mosse: nuovo bando o trattativa privata. Ma c’è anche l’idea-Fontanelli

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PISA. Anche il quinto tentativo di vendita è andato a vuoto. Un’altra asta deserta, quella di ieri, per il palazzo ex Telecom da parte dell’amministrazione comunale. In sostanza, sono stati rispettati i pronostici. Ma chi mai avrebbe potuto farsi avanti ora per un’operazione da quasi 6 milioni di euro su un immobile di questo tipo? Non è bastata nemmeno la possibilità di un ribasso maggiore (fino al 10%) per smuovere le acque. La base d’asta invece era rimasta la stessa, ovvero 5 milioni e 900mila euro.

Il primo bando si era concluso nel luglio di due anni fa con un niente di fatto dopo la mancata accettazione dell’offerta avanzata dalla Fondazione Pisa (5,2 milioni di euro, ribasso considerato eccessivo dagli uffici comunali). L’esito non è cambiato per i tentativi seguenti: a novembre 2015 era stata fissata la possibilità di un ribasso non superiore al 3% sul prezzo a base d’asta di 6,2 milioni di euro. Al terzo tentativo, nel maggio scorso, era stata giocata la carta dello “sconto” a 5,9 milioni di euro (senza ribasso), ma inutilmente. Il quarto bando invece ha previsto un ribasso non superiore al 5%. Risultato? Sempre zero offerte.

Nel quinto bando la possibilità di scendere del 10% (dunque fino a 590mila euro) era stata determinata, come si leggeva nell’atto, sia dalla «perdurante fase stagnante del mercato immobiliare locale», sia «dall’esito negativo delle precedenti procedure».

L’edificio, con destinazione industriale nel settore delle telecomunicazioni, è stato realizzato negli anni Cinquanta dal ministero delle Poste e Telecomunicazioni-Azienda di Stato per i Servizi Telefonici, su un’area di ruderi della Seconda guerra mondiale. Ora la destinazione è residenziale e di servizi. Quello che aveva attirato l’interesse della Fondazione. Nei giorni appena precedenti la chiusura del bando, avevamo chiesto all’assessore al patrimonio Andrea Serfogli quale sarebbe stata la strategia nel caso di un’altra deserta. «Potremmo pubblicare un altro bando - era stata la risposta - oppure, come permesso dal regolamento, andare a trattativa privata con un ribasso fino al 20%. Il dirigente ha avuto l’input a cercare ogni strada più efficace per arrivare alla vendita».

Del caso si è interessato anche il deputato Paolo Fontanelli (Pd), il quale ha lanciato un’idea proprio nella prospettiva di un altro flop nella vendita: «Perché non ragionare - aveva detto l’ex sindaco - sull’idea di utilizzare il palazzo ex Telecom per spostare lì gli uffici di Palazzo Gambacorti e dedicare almeno le parti storicamente ed architettonicamente più importanti del palazzo comunale, anche insieme al rilancio del recupero dell’archivio storico sopra Banchi, alla fruizione turistica? Forse in quegli spazi si potrebbe immaginare in modo interessante il museo della storia della città. E forse su una tale ipotesi si potrebbe lavorare per raccogliere donazioni di beni e di collezioni chiaramente collegate alla storia di Pisa. I materiali per sostenere un simile progetto non mancano. E’ solo un’idea, ma che ne dite?». Un po’ di dibattito sui social e in qualche salotto cittadino, mentre da Palazzo Gambacorti non sono arrivate ancora aperture significative all’idea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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