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Pisa

«Stai tranquillo, ci servono i soldi per mangiare»

«Stai tranquillo, ci servono i soldi per mangiare»

Il racconto del titolare: «Ho l’asma e allora hanno fatto un buco nel nastro messo sulla bocca per farmi respirare»

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PISA. «Stai tranquillo, ci servono i soldi per mangiare». È un italiano stentato, ma comprensibile quello con cui il bandito si rivolge a Vincenzo Poli, il tabaccaio strattonato e, sotto la minaccia di una pistola, costretto a mettersi seduto nel negozio.

«Non sono stati violenti, decisi nei modi sì, ma non posso dire che ci abbiano picchiato» racconta il commerciante, dal 1948 dietro al banco. Un veterano che in passato ha ricoperto incarichi associativi in Confesercenti e che solo nel 2015 e il 2016 ha collezionato quattro rapine: «Due con pistole e due con coltelli» specifica.

Nel rievocare quei momenti a Poli viene in mente un dettaglio che lascia intravedere un barlume di umanità nei banditi. Almeno in uno della gang. Uno scrupolo per evitare magari che una rapina degenerasse in qualcosa di peggio.

«Ero sul pavimento con il tipo armato di pistola che mi teneva a bada – spiega il tabaccaio –. Quando è stato il momento della fuga ci hanno legati. Mia moglie e mia figlia erano in un’altra stanza del negozio. Io davanti al bancone. Quando ho capito che voleva mettermi del nastro adesivo per non farmi parlare gli ho detto che soffro di problemi respiratori per un’asma molto seria. Allora il rapinatore dopo avermi tappato la bocca con il nastro ha preso una penna e ha praticato un foro all’altezza delle labbra. Ho respirato per qualche minuto, poi sono stato liberato da mia figlia e abbiamo dato l’allarme».

Poli e la sua famiglia, la moglie Lorisa Deri e la figlia che lavora con loro, Anna Maria, sono stati ostaggio della banda per una mezz’ora.

«Stavo chiudendo la tabaccheria – ricorda il commerciante - quando al momento di tirare giù la serranda tre individui, con il passamontagna, mi hanno stiracchiato per un braccio. Mi hanno obbligato a sedermi a terra. Moglie e figlia erano nel reparto del lotto. Hanno bloccato pure loro, mettendole una di fronte all’altra. Poi quello con la pistola è rimasto nel negozio, mentre gli altri due sono saliti in casa. Abbiamo un passaggio interno. Hanno rovistato dappertutto. Mobili rovesciati, cassetti svuotati in terra. Non hanno preso niente perché niente c’era da prendere. Non teniamo gioielli o soldi. Dopo aver ripulito le casse del bar-tabaccheria e della ricevitoria sono fuggiti dopo averci legati con il nastro adesivo. A mia moglie il bandito con la pistola faceva sentire all’orecchio il rumore dell’arma, come se mettesse in canna il colpo. In tutto saranno stati dentro una mezz’ora».

Per Anna Maria Poli, l’altra rapinata, «è difficile vivere la quotidianità dopo fatti del genere. Ringraziamo Dio di non aver subito atti di violenza. Sì, ci hanno spintonato, ma alla fine siamo sani e salvi ed è quello che conta che ti fa dimenticare tutto il resto, soldi compresi. Un grande grazie ai carabinieri per la rapidità nella conclusione delle indagini, ma ci sentiamo comunque poco tutelati. Magari un impianto di videosorveglianza in strada potrebbe aiutare».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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