Meteo
Minacciano e legano famiglia di tabaccai: arrestati dopo un’ora
Tre georgiani incappucciati all’assalto di un bar-ricevitoria Usata una pistola vera per intimidire i commercianti in ostaggio
PISA. Sono entrati nella tabaccheria poco prima delle 20,30 minacciando con una pistola alla testa il titolare, la moglie e la figlia. Hanno svuotato le casse, preso “Gratta e vinci” e sigarette e poi sono fuggiti dopo aver legato i tre commercianti. Dopo neanche un’ora erano loro, i banditi, a essere immobilizzati. Altro che nastro isolante. Erano le manette messe dai carabinieri.
Una rapina consumata all’ora di chiusura al bar tabacchi di Vincenzo Poli in via Fiorentina è stata risolta in poco più di un’ora dai carabinieri che hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria tre georgiani, senza fissa dimora, non in regola con il permesso di soggiorno. Tra oggi e domani si terrà l’interrogatorio davanti al gip, Giulio Cesare Cipolletta per la convalida del fermo disposto dal sostituto procuratore, Paola Rizzo.
Azione dei banditi e reazione dell’Arma sono state illustrate ieri mattina dal comandante del reparto operativo, maggiore Giovanni Bartolacci. Un’operazione che ha visto protagonisti i militari del nucleo operativo, diretti dal sottotenente Roberto Pivotto e dell’investigativo del capitano Sebastiano Pennisi.
I fermati. In cella sono finiti Arturas Tidikis, 47 anni, Kakhaber Kancelashvili, 34 anni e Romani Mamasakhlisi, 22 anni. Le accuse sono di rapina in concorso e detenzione di arma clandestina. Da valutare anche la contestazione del sequestro di persona.
Origine georgiana, nessun domicilio certo in Italia e documenti non regolari. Solo Tidikis ha un precedente per rapina impropria. Gli altri hanno un curriculum criminale non particolarmente marcato. Diciamo sottotraccia e ancora in embrione considerando le denunce agli atti.
La diffusione dei nomi e, soprattutto, delle foto è stata spiegata dagli inquirenti con l’opportunità di raccogliere eventuali spunti investigativi provenienti da chi, dopo aver subìto rapine, potrebbe riconoscere un dettaglio utile per mettere in fila altri episodi. Le indagini proseguono per capire se ci sono stati basisti in zona e se c’era un palo all’esterno dell’esercizio commerciale.
Telecamere pubbliche o private non ce ne sono in quel tratto della via Fiorentina. Su quale mezzo si siano dileguati resta un’incognita che i tre non hanno, al momento, avuto la volontà di chiarire.
La rapina. All’ora di chiusura di lunedì i tre, volto coperto da passamontagna, entrano nella tabaccheria. Immobilizzano Vincenzo Poli e poi bloccano la moglie Lorisa Deri e Anna Maria che si trovano nell’area della ricevitoria. Modi bruschi e pistola in pugno uno dei tre resta nel bar-tabaccheria a controllare i tre ostaggi obbligati a sdraiarsi a terra. Lui impugna una Glock 17, un’arma vera che i carabinieri scopriranno essere illegale con la matricola abrasa.
I due complici salgono in casa al primo piano, raggiungibile da un passaggio interno.
Svuotano cassetti e spostano mobili alla ricerca di soldi e gioielli che non trovano. Resta il bottino dell’attività commerciale: 1570 euro in contanti, 800 euro di Gratta e Vinci e sigarette per 200 euro.
La fuga. Prima di fuggire pensano a due mosse utili per guadagnarsi una libertà che, con il senno di poi, sarà breve. Tolgono l’hard disk del sistema di videosorveglianza interna e legano, con del nastro adesivo, i tre commercianti. Quella di rimuovere il “cuore” delle telecamere dotato di immagini è un passaggio tecnico tra scaltrezza e conoscenza dell’ambiente. Non è escluso che qualcuno dei tre abbia fatto un sopralluogo come ricognizione per memorizzare luoghi e punti vulnerabili.
I fermi. I banditi scappano. La figlia di Poli con una penna riesce a liberarsi bucando il nastro. Poi si occupa dei genitori. Dà l’allarme al 112 e i carabinieri si mettono alla ricerca della banda.
«Attività informativa sul campo e, diciamolo, anche un po’ di fortuna, ci hanno portato in una casa di stranieri, non connazionali con i fermati e ignari di quello che avevano appena compiuto, dove c’erano i tre georgiani» spiega il maggiore Bartolacci.
Nel blitz, verso le 22, nell’abitazione in zona Riglione i militari trovano la refurtiva, l’hard disk della videosorveglianza, la pistola, ma non le munizioni.
Le impronte delle scarpe combaciano. E anche dalle immagini diversi dettagli, dagli orologi all’abbigliamento, coincidono. Scatta il fermo nella notte con la custodia in carcere e la rapina commessa poco prima trova i suoi autori.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
