Meteo
Stretta sull’evasione c’è un tesoretto da 47 milioni di euro
PISA. Un anno fa i milioni erano 41 e sembrarono una boccata d’ossigeno determinante. Ora i 47 milioni di euro certificati dalla ragioneria sanciscono l’esistenza di un piccolo tesoretto, una riserva...
PISA. Un anno fa i milioni erano 41 e sembrarono una boccata d’ossigeno determinante. Ora i 47 milioni di euro certificati dalla ragioneria sanciscono l’esistenza di un piccolo tesoretto, una riserva “cuscinetto” che consentirà a Palazzo Gambacorti di poter investire. Andrea Serfogli, assessore al bilancio, lo ha appreso da pochissimi giorni scoprendo un primo e importante risultato: la stretta alla lotta all’evasione varata da un anno a questa parte sta funzionando, il “recupero crediti” ha portato nelle casse del Comune nuove risorse.
«Ma attenzione - avverte Serfogli - avere 47 milioni in cassa non significa poterli utilizzare. In senso tecnico, non è un tesoretto spendibile. Certo il fatto che aumenti è un segnale positivo, significa che stanno funzionando le nostre politiche di contrasto all’evasione e anche quelle per attutire il peso dei residui attivi». I residui attivi sono crediti non riscossi, tasse, multe non ancora pagate, trasferimenti del governo non ancora versati o fondi Ue non utilizzati.
Sulla carta voci rassicuranti, numeri enormi ma inseriti nelle colonne con il segno più. Spesso sono trappole per le stesse amministrazioni, perché variabili difficili da tenere sotto controllo. Ancora più spesso sono deficit occulti, futuri sbilanci nascosti nei conti dei Comuni. Nell’area pisana, secondo i calcoli di Openbilanci, in media soltanto il 43% dei residui attivi è affidabile, cioè non è un credito deteriorato. Oltre 68,4 milioni di 120 milioni di crediti non riscossi tra Pisa, Cascina, San Giuliano, Vecchiano e Calci rischiano di non essere mai più recuperati. Il Comune di Pisa, però, dopo anni in cui i residui attivi sono sempre aumentati, da un anno ha invertito la rotta. Così, dal consuntivo 2014 al quello 2015, sono passati da 86 a 73 milioni, 20 dei quali costituiti da partite di giro, soldi che sono Regione e Stato a dover versare al Comune.
Ed ecco che la capacità di drenare i crediti non riscossi riduce l’esposizione finanziaria e “blinda” i conti. A volte possedere una “cassa” sostanziosa può non essere sintomo di un buono stato di salute dei bilanci. In molti casi succede alle amministrazioni che pagano aziende e fornitori con ritardo, dunque trattengono la liquidità. «Ma non è il nostro caso - dice Serfogli - perché la media dei nostri pagamenti è di 34 giorni». Quasi un record nel Paese delle pubbliche amministrazioni lumaca quando si tratta di saldare i debiti.
«È chiaro che quei 47 milioni ora sono fondamentali per avere il pareggio di bilancio, già raggiunto anche lo scorso anno». Se la cassa avesse il segno meno sarebbe un presupposto poi per procedere ai tagli. Invece ora il Comune potrà spendere. «Sì - conferma Serfogli - si può dire che ora potremo fare investimenti secondo i limiti di spesa che ci siamo assunti nel bilancio di previsione e poi poter spendere l’avanzo di amministrazione». Che non sarà di 47 milioni, ma è una piccola riserva da 7-8 milioni.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
