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«Raccolti distrutti aziende in ginocchio»
La protesta: troppi cinghiali e piccioni, ma nessuno interviene
PISA. «I cinghiali distruggono, i piccioni mangiano tutto quello che possono. I nostri raccolti sono sempre più a rischio. La situazione peggiora e se continua così finiremo in ginocchio». Il grido di allarme si alza da Migliarino. Una quindicina di imprenditori si è radunata nella sede della Cooperativa Produttori Agricoli “Val di Serchio” chiedendo al Tirreno di dare voce alla loro protesta. Alle loro difficoltà a portare avanti attività più che decennali. Si sentono soli, ignorati dalle istituzioni. Le loro aziende si trovano nei territori del Parco e del pre-Parco, dentro i comuni di Pisa, San Giuliano, Vecchiano e Massarosa. Hanno portato sequenze di foto a testimonianza dei problemi che affliggono i loro campi e le loro proprietà. Branchi di cinghiali, nugoli di colombi, prodotti rovinati, reti di recinzione bucate e mai riparate. «C’è gente che ha perso fino al 90% del raccolto, provate a mettervi nei loro panni: poi non ci si stupisca se le terre vengono abbandonate», attacca Federigo Federighi, presidente della cooperativa, fresco ex presidente dell’Unione Industriale Pisana, oltre che presidente dell’azienda Farmigea.
Il complesso rapporto con i vertici dell’Ente Parco San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli è uno dei temi più ricorrenti. «Ci ripagano dicendo che è un privilegio stare nelle aree del Parco, ma a noi sembra il contrario», si dice dal fondo della sala. «Subiamo una svalutazione sul mercato fondiario assai pesante. Quando si prova a vendere i terreni, ci rispondono: sono nel Parco? Allora no, ci sono troppi vincoli. Un po’ meglio almeno i fabbricati», dice Giovanni Kinsky Dal Borgo. E’ uno degli imprenditori agricoli che ci hanno incontrato nella sede di via Del Feo. C’erano anche Nilo, Marco e Giuseppe Del Sarto, Massimiliano Malfatti, Mauro Ticciati, Claudio Gioia, Antonio Coviello, Roberto Cerri, Federico Pucciarielli, Fabio Catassi e Marco Concistori.
La “Val di Serchio” è stata costituita il 26 ottobre 1968. Si occupa di raccolta, lavorazione, stoccaggio e commercializzazione del prodotto, oltre all’assistenza e agli acquisti collettivi di tutto quanto occorre alle aziende associate. La base è costituita da 60 soci tra imprenditori e coltivatori diretti che svolgono la propria attività in un’area di oltre 2.000 ettari impiegando circa 300 persone. Su un’area di 15.000 mq si trova un impianto di essiccazione e stoccaggio, con 10 silos da 8.000 quintali ciascuno. La cooperativa dispone inoltre di un notevole parco macchine, di un magazzino per lo stoccaggio dei concimi (200 mq) e di un magazzino per il deposito dei fitofarmaci (100 mq). All'ingresso della struttura a Migliarino si trova una palazzina di 300 mq in cui al piano terra sono ubicati gli uffici e una sala per le riunioni dei soci. Le coltivazioni riguardano prevalentemente mais, grano tenero e duro, soia, girasole, colza, favino e orzo. Nel maggio 2015 la cooperativa ha ottenuto il riconoscimento della Regione come Organizzazione di Produttori (OP) per il settore cereali e per il settore “altri prodotti”. Ha poi vinto il bando dei Progetti di Filiera (PIF) grazie al quale realizzerà un magazzino di stoccaggio della soia e un impianto per la produzione di panello di soia destinato all’uso zootecnico nell’allevamento di suini del dottor Alessandro Stassano a Peccioli. Un investimento da un milione e mezzo di euro. «Ma se i piccioni ci mangiano tutta la soia, cosa abbiamo vinto il bando a fare?».
Nel 2016 sono stati prodotti dalle aziende della cooperativa 2.000 tonnellate di grano tenero, 2.500 di grano duro, 5.000 di mais, 750 di soia, 200 di favino e 200 di orzo. Questo il patrimonio che gli imprenditori intendono difendere da quella che definiscono «un’invasione di cinghiali e piccioni». Subito aggiungono: «Ma non ci considerate gente che vuole uccidere gli animali, semplicemente riteniamo che debba essere ripristinato un equilibrio che in queste zone ormai si è perso. E noi ci rimettiamo il frutto del nostro lavoro ed i nostri soldi: perché dovremmo continuare ad investire?». La proliferazione di cinghiali e piccioni non è un fenomeno recente, ma con il tempo si è accentuato. «In questa zona storicamente gli ungulati non si spingevano tanto al di fuori anche per la presenza di limiti fisici come strade e ferrovia - dice Claudio Gioia - ma da cinque-sei anni la situazione è cambiata, si riproducono molto e il bisogno di cibo porta i cinghiali a muoversi di più. A Migliarino si comincia a vedere anche una presenza maggiore di daini». Per i piccioni il discorso è più semplice: «Scacciati dai centri urbani si riversano nelle campagne e il loro numero è cresciuto a dismisura». Una semina di girasoli perduta significa un danno di 500 euro, è uno degli esempi che viene fatto.
Il punto, per i soci della cooperativa, è che «i danni provocati in particolare dalla selvaggina non ci vengono pagati. Il Parco per Statuto parla di indennizzi facoltativi, ovvero non ci danno un centesimo». Almeno, è la proposta di Kinsky Dal Borgo, «ci venisse riconosciuta qualche forma di compensazione fiscale». L’Ente Parco, raccontano, «ci dice che non ha mezzi economici e personale per intervenire oltre quello che già fa, ma per noi non è certo sufficiente». La soluzione, sia sul fronte dei cinghiali che dei piccioni, «sta - insistono - nell’abbattimento degli esemplari in sovrannumero». Si chiedono concessioni ulteriori in questo senso. Per Federighi la caccia di selezione potrebbe essere una soluzione, «oltre che una fonte di reddito per il Parco: non parlo di speculazione, ma di sistema di contenimento. All’estero è una pratica ricorrente». Un cinghiale può valere 5-600 euro, per un daino si arriva anche a 2-3mila euro. «Capiamo le ragioni degli animalisti e le cautele dei politici, ma si pensi anche a noi, alle nostre aziende a rischio», è la richiesta ribadita a più riprese. «E con i prezzi dei cereali depressi dal mercato si va poco lontano». La domanda finale: «Si vuole che lasciamo tutto e abbandoniamo il territorio?». Sul tavolo arriva un’altra serie di foto. Non ci sono più campi, cinghiali o piccioni. Ma un divano, una stufetta, un computer.
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