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«Rossi vuole le tasse anche da chi non lo usa»

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Cecchelli (Pd): migliaia di bollettini illegittimi, molti fossi non sono pubblici La Regione: nessun errore, secondo la Cassazione tutti i corsi d’acqua lo sono

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SAN GIULIANO TERME. Alcuni pagheranno per il ponticello di fronte al cancello di casa, altri perché occupano o utilizzano la striscia di cemento con cui il Comune, la Provincia o chissà chi e chissà quanti anni fa ha deciso di tombare il fossetto che corre lungo la loro proprietà, altri ancora perché il terrazzo di casa proietta una insidiosissima ombra sulla terra di Stato (onta per cui è prevista una tariffa unitaria di 250 euro a famiglia). In una parola: demanio, almeno secondo la Regione, che sta spedendo i bollettini a decine e decine di cittadini in tutta la Toscana e ovviamente anche del Lungomonte. Utenti però che vedono comparire per la prima volta nella casetta delle lettere la tassa per le concessioni demaniali.

Ma secondo il segretario del Pd di San Giuliano, Matteo Cecchelli, molte di quelle lettere con la richiesta del canone sono illegittime. «Intanto - dice - va detto che stanno arrivando in questi giorni ma sono state spedite il 14 dicembre e hanno scadenza 31 dicembre. Ma a parte questo la Regione sta chiedendo il pagamento di un tributo per ciò che demanio non lo è affatto».

Dal 1° gennaio 2016 la competenza sul demanio idrico è passata dalle Province alle Regioni, e nel passaggio si è scoperto che la Toscana per anni (almeno 5) non ha riscosso la tassa. Le istituzioni - soprattutto le Province - se la sono “dimenticata”, generando un buco di 30 milioni di euro. Per «fare cassa e recuperare quei soldi - dice Cecchelli - la Regione ha aggiornato la legislazione sul demanio idrico e stabilito come riferimento cartografico per individuare i corsi d’acqua e relativi terreni sui cui applicare il canone la mappa idrografica della Toscana utilizzata per distribuire le competenze dei consorzi di bonifica. Il fatto è però che molti dei canali e dei fossi indicati sulla mappa non sono demaniali, non sono indicati nelle mappe catastali come tali. Alcuni fossi, infatti, possono essere privati. Secondo il codice civile, ad esempio, un canale non identificato in catasto, e posto a lato di una strada, è di proprietà al 50% del privato e al 50% dell'ente proprietario della strada. Dunque, la Regione non ha titolarità per chiedere il canone». Il problema è che in questi giorni stanno arrivato cartelle in cui si chiede ai cittadini il canone per l’anno in corso (per le utenze residenziali 300 euro), più circa 1.600 euro per gli arretrati di cinque anni. Non solo. «Dal monolocale alla villa, dal pensionato minimo al milionario, non c’è nessuna distinzione: un’unica aliquota, senza differenziazioni per reddito. Un assurdo», dice Cecchelli.

Ma la Regione non teme ricorsi, tira dritto: «La legge Galli del ’94 e alcune sentenze successive della Cassazione stabiliscono che tutte le acque sul territorio sono pubbliche, dunque demaniali, perciò soggette alla tassa». Ma ci sarebbe un ennesimo paradosso. Secondo la legge regionale approvata a novembre 2016, le concessioni hanno una durata minima di 36 mesi non rinnovabile. «Che significa - chiede Cecchelli - che una volta scadute un cittadino dovrebbe demolire il ponticello e saltare per poter entrare in casa?».

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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