Il presidio
Vuole patteggiare l’aggressore del condomino
A luglio prese a mazzate un 44enne per questioni di vicinato. «Sono pentito e chiedo scusa»
PISA. Si era pentito subito di quell’aggressione. Un assalto a colpi di mazza che aveva spedito in ospedale un condomino, il figlio dell’ex direttore dell’ufficio postale dove aveva lavorato per anni.
Era il luglio scorso e Piergiorgio Aledda, 70 anni, pensionato, dopo la convalida dell’arresto, fu sottoposto al divieto di dimora nella sua abitazione in via Merlo. Un provvedimento ancora in vigore. Ora per chiudere la vicenda il pensionato, attraverso il suo legale, Flavio Costamagna, ha chiesto di patteggiare. Una pena sotto i due anni, per avere la sospensione condizionale, che ha ottenuto il parere favorevole della Procura. Manca solo il via libera del giudice delle udienze preliminari per definire senza processi in aula uno scatto d’ira trasformato in violenza fisica.
È conosciuto nel condominio per il suo carattere scontroso e iracondo, Piergiorgio Aledda. È capitato quasi a tutti quelli del palazzo di battibeccare con lui. Questioni di convivenza condominiale. Sconfinamenti del proprio privato in quello del vicino. Magari c’è chi risolve con una discussione e il buon senso e chi si agita e minaccia di andare oltre. Aledda sceglieva quasi sempre la seconda soluzione. Quando nel parcheggio seminterrato il pensionato impugna una mazza e comincia a scaricare la sua rabbia sul vicino 44enne il danno ormai è fatto. Lo colpisce almeno cinque o sei volte alla testa, e poi altri colpi lo feriscono alle spalle e al torace. Resta stordito, ma riesce a rifugiarsi urlando in casa di una vicina. Da lì parte la chiamata al 113 e all'ambulanza. Quando arrivano, gli agenti lo trovano con il volto ricoperto di sangue.
Per Aledda ci sono le manette con l’accusa di lesioni personali, per il bersaglio del suo sfogo le cure del pronto soccorso.
L’eccesso di un momento diventa ora una sentenza penale. «Ho sbagliato e chiedo scusa» aveva confessato a poche ore dal fatto. Per l’avvocato il gesto era stato dettato «da un inaspettato impulso, verosimilmente, innescato emotivamente da precedenti frustrazioni, umiliazioni e danneggiamenti subiti nel contesto condominiale di cui fa parte anche la persona offesa».(p.b.)
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