Il presidio
Ogni giorno si abbassa più di una saracinesca
Decisamente allarmanti i numeri del report dei negozi sui primi 9 mesi dell’anno presentato da Confcommercio. In provincia hanno chiuso ben 412 attività
PISA. Ogni giorno chiude più di un'attività commerciale. «Questa morìa non deve essere imputata al singolo imprenditore, bensì a chi ci amministra», dicono Federica Grassini e Federico Pieragnoli, rispettivamente presidente e direttore della Confcommercio pisana. Il de profundis del report annuale dell'associazione di categoria è impietoso. Nel solo comune di Pisa nei primi 9 mesi dell’anno hanno chiuso 208 attività commerciali, e se si considerano anche Cascina, San Giuliano Terme, Pontedera, San Miniato, Volterra e Santa Croce sull’Arno le saracinesche abbassate schizzano a 412. Il settore che soffre di più è quello dell'abbigliamento, ma soltanto nel comune pisano sono 59 i bar e ristoranti che hanno dovuto chiudere. Non c'è un solo settore che faccia registrare un segno positivo. Il commercio al dettaglio perde 86 ambulanti e segni negativi ci sono nei settori agenzie di viaggi, attività immobiliari, sportive e alberghi. Gli unici segnali positivi arrivano dagli iscritti alla Confcommercio, visto che sono passati da 800 a 5.300 in otto anni.
«C'è una crisi economica epocale, d'accordo, ma non è solo questo il male che affligge il nostro settore - dice Pieragnoli -. Si deve infatti registrare una disaffezione fortissima verso la politica, che è insopportabile e lontana dai bisogni dei cittadini e dei commercianti». Pieragnoli si sofferma sul fatto che Pisa abbia politiche miope sia nel turismo che nei settori del commercio al dettaglio. «Ci vogliono inziative di marketing vere e proprie, ci vuole una programmazione di appuntamenti ed eventi, ci vuole più rigore con chi non paga le tasse, contro gli abusivi», dice Pieragnoli. Grassini rincara la dose perché «quando chiudono attività commerciali storiche, chiude un quartiere e diventa preda di abusivi, tossici, spacciatori e scippatori».
La numero uno di Confcommercio incalza gli amministratori di oggi e quelli di domani che devono invertire la rotta di un fuggi-fuggi di visitatori e turisti. «L'aeroporto cresce ma non quanto ci aspettassimo e crescono i dati degli autonoleggi. Noi, dopo l'aeroporto di Bergamo, abbiamo il più alto dato di noleggio di auto». Grassini fa capire che i turisti arrivano, salgono sulla macchina e se ne vanno in altri lidi. «Mancano politiche serie per trattenere i visitatori sul nostro territorio. La Torre da sola non basta. E questo i nostri amministratori non l'hanno ancora capito», continua Grassini, che sottolinea come l'aeroporto non riesca ad avere benefiche ricadute commerciali nella nostra area. La pensa allo stesso modo Pieragnoli. «Ogni anno chiediamo una maggiore attenzione alle strategie di comunicazione, importanti per fa sapere che i nostri territori non hanno solo la Torre, ma non vediamo alcuna inversione di rotta».
Confcommercio, intanto, anche nel 2016 ha fatto registrare un aumento di iscritti, 702. Sempre l'associazione ha erogato l'intero plafond di 400mila euro a beneficio di 170 aziende. In totale, nel 2016, sono state formate 1.952 persone suddivise in oltre 100 corsi. «Cosa chiedere di più agli imprenditori, ai singoli commercianti? Si devono rimboccare le maniche coloro che ci amministrano», dicono all'unisono Grassini e Pieragnoli, che sottolineano come i partiti perdano iscritti mentre le associazioni di categoria aumentano i loro soci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google