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In arrivo le regole per gli “home restaurant”
PISA. Fenomeno sociale o ristorazione parallela per aggirare il fisco? Era questa la domanda che Confesercenti Toscana Nord si era posta sul proliferare anche nella nostra provincia degli “home...
PISA. Fenomeno sociale o ristorazione parallela per aggirare il fisco? Era questa la domanda che Confesercenti Toscana Nord si era posta sul proliferare anche nella nostra provincia degli “home restaurant”. Una “moda” che vede padroni di casa che si trasformano in chef e invitano persone a mangiare da loro in cambio di una modica cifra. «Ma se il fenomeno sociale diventa invece un modo per aggirare il fisco o peggio ancora concorrenza sleale?», si domandava ancora la Confesercenti. La risposta a questi dubbi è arrivata martedì dalla Camera dei Deputati che ha approvato (con 326 voti a favore, 23 contrari e 27 astenuti) una legge in sei articoli per «disciplinare l'attività non professionale di ristorazione esercitata da persone fisiche nelle abitazioni private» e al tempo stesso fornire strumenti che tutelano sia i consumatori che la leale concorrenza. Innanzitutto, salvo ritocchi che possono arrivare dal passaggio in Senato, si stabilisce che l' attività di “home restaurant” «si avvale di piattaforme tecnologiche che possono prevedere commissioni sul compenso di servizi erogati», tutto questo per tracciare le presenze; stesso discorso di tracciabilità per i pagamenti esclusivamente attraverso sistemi elettronici. Le abitazioni private utilizzate per le cene devono possedere tutti i requisiti igienico-sanitari previsti da leggi e regolamenti, anche se non è previsto un cambio di destinazione d'uso dei locali; occorrono invece l'attestato Haccp (per saper gestire i rischi legati all' igiene dei prodotti alimentari) ed una assicurazione per la responsabilità civile verso terzi. L'inizio dell'attività deve essere comunicato con una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune. Infine il numero di coperti: è fissato un tetto giornaliero al massimo di 10 ed uno annuale non oltre 500. La legge prevede anche che i compensi non possano superare i 5.000 euro all' anno, importo sul quale trattandosi di attività saltuaria non si pagano tasse. Se questa soglia viene superata scatta l'obbligo di dotarsi di partita Iva e di iscrizione all' Inps e poi ovviamente si entra nel normale regime fiscale.
«Un primo passo importante per mettere regole in un settore che rischiava di essere fuori controllo», commenta il direttore di Confesercenti Toscana Nord Marco Sbrana.
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